ZU ZU 113
sciaudo però di assumere in pari fratello; e per ì meriti fraterni etcrnpp altri lavori in Roma , onde suoi fu chiamato con larghe prov-nelle pitture di Caprarola operava visioni a diverse corti straniere, iufurse più lentamente che non do- Francia, iu Olanda, in Inghilterra,veva. In tal modo guadagnando assai in Spagna, dovunque mostrandosinon si tenue abbastanza in guardia grande maestro, ma non totalmentecontro gli allettamenti del piacere; lontano dal manierismo che in suldi modo che la sua salute, di già finire del sedicesimo secolo invasereuduta cagionevole dai continui la- le scuole d’Italia. Fece belle operevori a fresco, ebbe da questi l’ul- in Venezia nella sala del maggiortimo colpo. Mori Taddeo nella stessa consiglio, e nella libreria di S.età di Raffaello, che fu l’unico suo Marco, nella grande sala del colle-
esemplare ; e dal fratello Federicogli fu data onoratissima sepolturaa cauto a Raffaello nella Rotonda.Le sue principali opere in Roma sonola INunziala a S. Maria dell’Orto,i freschi a S. Sabina , la Crocifis-sione, i freschi a S. Marcello nelpalazzo Vaticano, ec. Fu Taddeo ve-ramente grande artista, formatosicodo studio dell’antico e delle operediRatfaello. Intendeva egregiamente1» tlÌS|)OSÌ2Ì0US de’ suoi soggetti,eboe nobili idee e morbido pennel-lo. ma talora dipinse di pratica • ecalde nel manierato.
&UCCARO (Fedemco) fratelloed allievo di Taddeo, nacque a S.ALgelo iu Vado l’anuo 15.43, edere ancora fanciullo quando fu dalpadre mandato a Taddeo, che avevadi già nome di eccellente pittore.Mtrcè le cure dell’amoroso fratellonoi tar.dò Federico a dar prove distnordiiiario ingegno, onde Taddeogli andava procurando occasioni difard conoscere, oltre che lo adope-rala ia qualità di suo ajulo per av-vezzarlo alle pratiche dell’arte. Siaulivano vicendevolmente , ma per-ciò il giovinetto pittore avrebbepui voluto fare qualche cosa da sè,c Taddeo, temendo della sua sover-chi! giovinezza, non sapeva la-scialo operare senza la sua direzio-ne, Federico abbandonò la casa fra-,lena, e fu necessaria la mediazioimdi comuni amici per ricopdurvelo.Si accontentò dunque Taddeo cheopirasse da sé, e molto lavorò inRuna avanti e dopo la morte delDa. it'g’i Ardi. tee. T. IV.
gio Borromeo di Pavia , iu Torinoed altrove che troppo lunga operasarebbe il volere annoverare tuttele cose di un artista, ch’ebbe pochipari nella facilità del lavoro.
Richiamato a Roma da Grega-rio XIII per terminare le pitture delVaticano, vi aprì un'accademia dipittura, dalla quale uscirono valentiallievi. Scrisse un piccolo libro in-torno alle cose dell’arte, ora raris-simo, nel quale acerbamente morseil Vasari, perchè non abbia, a suocredere, reuduta la debita giustiziaai non toscani pittori e segnatamentea suo fratello Taddeo. Visse Tad-deo spleudidamente; fu stimato damolti sovrani,che largamente ricom-pensarono la sua virtù con ricchezzeed onori; e fu amato dagli artisti,cui giovò in molte occasioni coiconsigli, colle raccomandazioni, coldanaro. Morì in Ancona di 66 an-ni, nel 1609. Ebbe grande feconditàd’ÌDVenzioue corrispondente alla fa-cilità dell’eseguire, e perciò preferìai lavori all’olio quelli a fresco.
Chiamato a Firenze dal GranDuca, terminò la cupola di S. Ma-ria del Fiore cominciata da GiorgioVasari; e di là richiamato a Romada Gregorio XIII, fu incaricalo didipingere la volta della cappellaPaolina. Offeso da alcuni famigliaridel papa, non sapendo in qual mo-do vendicarsi, dipinse una Calun-nia e vi ritrasse dal naturale conorecchie d’asino coloro che l’ave-vano ingiuriato, e la fece espor-re sopra la poi la della chiesa di