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Tomo quarto.
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S. Luca: indi fuggi da Roma per ti»more di essere imprigionato. Un'al-tra storia della Calunnia aveva eglifatta ad imitazione di quella d’Ap-pelle, la quale conservasi nel pa-lazzo dei Duchi Orsini di Bracciano,e fu intagliata da Cornelio Coort,

Allora Federigo andò in Fiandrae vi condusse alcuni cartoni per araz-zi. Passava poi in Olanda, e eli làin Inghilterra, ove dalla regina Eli-sabetta fu onorevolmente trattato,e magnificamente premiato per averlefatto il ritratto grande al vero. Chia-mato a Venezia d’ordine della Se-renissima Repubblica , gli fu dato adipingere una storia nella gran saladel Consiglio a concorrenza di Pao-lo Calliari, del Tintoretto, del Cas-sano, del Palma e di altri eccellentiartefici.

Gregorio XIII, sapendolo tornatoin Italia, e spiacendogli che rima-nesse imperfetta la volta della cap-pella Paolina, assicurandolo del per-dono, lo richiamava con buooe con-dizioni a Roma ; e non solo terminòla volta, ma vi fece a basso alcunebelle storie. Terminate tali opere,era da Filippo II re di Spagna chia-malo con jargbe provvisioni alla suacorte; ma vedendo che alcuni fre-schi fatti all’Escuriale non eranouniversalmente aggraditi, ottenne ilcongedo da quel sovrano, che lo ri-mandò, assegnandogli una ragguar-devole somma di danaro-

Tornato ricco a Roma, fu il primoPrincipe eletto dagli accademici ro-mani del disegno. Invogliatosi diavere in quella capitale una casa,ne fabbricò una sopra Monte Pul-cino presso alla Trinità dei Monti,consumandovi molto danaro, e tuttala dipinse a fresco.

Colorì poi a fresco la cappella deiVittorj nella chiesa del Gesù, fa-cendovi inoltre il quadro dell'altareall’olio; a Santa Prassede sull’E-squilino fece Cristo che porta la Cro-ce, ed in S. Sabina la cappella delcardinale d’ Ascoli.

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Stanco Io Zuccaro e consumatodalla fabbrica, andò fuori di Ro-ma, e girò per tutta l’Italia, edin Venezia pubblicò alcune scrit-ture in verso ed in prosa, tra lequali una lettera ai Principi e si-gnori amatori del disegno, pittura,scultura ed architettura, esortandolia favoreggiarle. « Propongo dunque,x così chiude la lettera, a voi prin-x cipi e signori per onore e benefi-•• ciò delle vostre città, pregandovi« a farle considerazione, e conside-x rate porle in effetto. E se benex io sono il minimo intendente dix questi studj, e non ho ricchezzex da principe o signor grande ; non-» dimeno per l’affetto che tengo ax queste nobilissime professioni,- ho nella casa mia di Roma di già» ordinato e fabbricato del mio pro-» prio (bontà di Dio) un luogox conveniente per farvi un’accade-x mia ed ospizio per poveri studiosi« di queste professioni. Ma il biso-•• gno è in più luoghi, e però in piùx luoghi si dovranno istituire que-x ste accademie, e di questo ra-x giocando io con l’illustrissimo ex reverendissimo sig. Cardinale Bor-x romeo arcivescovo di Milano, nonx solo lodò e commendò questo miò« pensiero, ma anco mi disse dix voler instituirne una in Milano,» e di questa essere il particolar" protettore e fautore; il che credo" sarà, perchè sua signoria illust,x e reverend. ha grandissimo gusto,x diletto ed intelligenza di questi" studj. E per fine supplico i prin-" cipi a favorir queste accademie,x e prego ciascuno a dilettarsi di" questi studj . per onore e bene-x fido pubblico e privato; e N. S." gli prosperi e feliciti x.

Ritornando a Roma dal viaggioch’egli aveva fatto, visitando tuttii principi d’Italia per persuaderlia far risorgere le arti, giunto allaSanta Casa di Loreto, fu conosciutodal cavai. Cristoforo Roncalli dallePomarauce, che ivi dipingeva la cu-