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qlio , il quale mostrava di già unadecisa inclinazione per la pittura.Infatti ammesso nella nuova acca-demia eretta dal duca Filippo, formòil suo stile sulle opere del Correg-gio e del Parmigianino ; indi passòa Roma per continuare i suoi studjsotto Battoni e Mengs: ma trovandole loro opere al di sotto della van-taggiosa idea eh’ egli erasene for-mata, recavasi a Napoli,ecolà dopoalcuni studj sulle opere del Soli-mene e del Corrado , lavorò alcuntempo sotto il Francesillo. Vollepoi vedere Venezia ; e le meravi-gliose opere di quella scuola loavrebbero lungamente trattenuto ,se non fosse stato dal ministro Du-Tillot chiamato per ordine del ducaa Parma. Le beneficenze di questogeneroso principe non bastarono afissarlo alla sua corte. Nel 1764andava in Inghilterra , dove piac-quefo ì §aei quadri e dove guada-gnò assai : ma trascinato sempredall’inclinazione irresistibile a mu-tar dimora , lasciò 1’ Inghilterra nelmigliore istante di farvi fortuna.Giunto in Francia , seppe che ilre di Danimarca era di viaggio inFiandra, e colà recatosi, lo ritrassedi grandezza naturale e cosi simileal vero, che tutti i cortigiani diquel monarca vollero avere il pro-prio ritratto da Kalso , dagl’ Ita-liani detto Calsa. Al dauaro rac-colto in tale occasione, s’aggiunsela paterna eredità ; ed il suo gustoper i viaggi e per i divertimenti ,gli fece abbandonare il pennello;ed iii pochi anni si ridusse in taliristrettezze, che nel 1777 si videcostretto a cercar ricovero in Fran-cia. Approfittando di una nuovaeredità , rivedeva Londra ; ma dis-sipala anche questa , dovette fug-gire in Russia, ponendosi al seguitodella Duchessa di Kingston ; degnaper le sue prodigalità, di essere lacompagna di Calsa. Allora per laprima volta prese il paterno cognomedi Cuniogham: ma stanco di vi-
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vere scioperatamente e risvegliandosiin lui l’amore dell’arte, lasciòla duchessa per associarsi a Brom-ston primo pittore di Caterina 11.Dopo la morte di Bromston , si as-sociò a Trombara primo architettodi quella corte imperiale , ma nonvedendosi prontamente pagato, andòa cercar fortuna a Berlino. Anchecolà trovò proiettori e fortuna , hesue pitture furono applaudite, gran-dissimi i guadagni; ma non tali dabastare alle sue prodigalità. Tornòdi nuovo a Londra , e vi trovònuove ricchezze, che tutte ben pre-sto dissipò. All’ ultimo trovandosiridotto in assai ristretta fortuna ,fu sorpreso dalla morte nel 1795.Fu osservato che sebbene abbia con-dotte molte opere in mezzo al dis-sipamento, nessuna olire la più leg-ger traccia di trascuratezza.
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DAGOTY (Odoardo) Fra lesue opere vuole essere annoverata lapiù grande ed importante di quantefurono da lui intraprese, quella cioè(a fumo) del Cenacolo del Vinci,eh’egli esegui mentre visse in Mi-lano dietro il suggerimento del-1’ Abate Biancoui.
DANHAVER, originario dellaSvevia, nacque in sul finire del di-ciasettesimo secolo. Apprese dal pa-dre l’arte dell’ orologiajo; indi re-cossi in Italia per studiare la musica,ed invece prese gusto alla pittura,che imparò sotto il pittore Bombel-li. Passò dall’ Italia in Russia , e sta-bilitosi a Pietroburgo, condusse inquella città le più belle miniatureeli’egli sapesse fare; e poche tra ledistinte famiglie di quella capitalesono prive di qualche ritratto diDanhaver, che morì l’anno 1733.
DANLOUX (Pietro), nato aParigi nel 1745, recavasi in Italiadi 18 anni per continuare i suoistudj di pittura sulle opere de’ som-mi maestri. Tornò in patria di già