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viziosa privata fortuna, fece ese-guire iu gesso ie forme dei capila-voro di scultura aulica e modernache si trovavano in Roma, Firenze,Napoli ed in altre città d’Italia,e trarre perfette copie, conservandoperò anche le forme, onde in casodi bisogno tirarne nuove copie. Ac-quistò un gran numero di bronzide’migliori artisti, molti modellidei più celebri scultori, e schizzidi rinomatissimi pittori, Fece for-mare in sughero ed in pietra po-mice modelli di tutti gli archi ditrionfo e degli antichi templi diRoma, e copiare da valenti mae-stri le pitture di Raffaello nelle loggeVaticane, d’Annibale Caracci nellagalleria Farnese , ed altre pitturerinomatissime. A tutto ciò aggiunseun infinito numero di preziosi mo-numenti delle arti del disegno, efece collocare nel suo palazzo diVenezia tutta questa doviziosa rac-colta , a disposizione degli amici dellearti e degli artisti e principalmenteper giovare all’ istruzione dei gio-vani artisti veneti, potendo colà imi-tare a piacer loro 1’ antico, ed icapilavoro de’sommi maestri mo-derni in ogni genere, senza esserecostretti ad uscire dalla loro patria.L’ abate Lastesio fece la descrizionedi questo rarissimo museo, che fustampata in Venezia nel 1764.
FANTESCA ( Matita la ), In sulfinire del secolo XVIII vivea inRoma una giovane di tal nome.Era nata in un villagio del terri-torio di S. Pietro da miserebiii pa-renti , che in qualità di serventel’aveano collocata presso un valentescultore. Contava venti anni o pocomeno quando cominciò ad esserecompresa d'ammirazione per le opereche faceva il suo padrone ; e nontardò a concepire vivissimo deside-rio di meritare le lodi del gran-d’uomo ch’ella ammirava. Confidòil suo segreto ad un artista che fre-quentava la casa del suo padrone,supplicandolo ad instruirla segre-
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tamenle nel disegno e nella scul-tura ne’brevi istanti non occupatine’ domestici lavori. Il medico Co-rona non tardò ad essere a partedel segreto, e contribuì all’educa-zione della giovane servente , laquale niente trascurava di quantopoteva tornar utile al suo intento.Diceva ella stessa che la sua esistenzaaveva avuto comiuciamento nel gior-no in cui erasi data allo studio dellascultura. Il desiderio d’apprender1’ arte era il suo costante e solopensiero; se talvolta seritivasi raf-fredire, correva al Valicano ed ilsuo entusiasmo si risvegliava.
Passava delle ore intiere innanzialle antiche statue, e ciò che daaltri artisti osservavasi freddamenteeccitava in Maria il più caldo en-tusiasmo. Ella studiava la sculturanon come un arte , ma come unascienza.
La volontà è il pili prezioso donodel genio, ed è 1’ arra del buonsuccesso. Maria trionfa di tutti gliostacoli nello studio di un arte cre-duta incompatibile colla debolezzadel sesso ; ma era essa sostenutadalla più energica tra ie morali pas-sioni, l’entusiasmo. Inaccessibile allevolgari passioni , Maria aveva at-tinto l’ardore che la faceva operare inseno alla virtù. Essa udiva talvoltail suo padrone ragionare co' suoiallievi intorno alle cose delle arti;e perchè avidamente cercava tuttociò che poteva riuscirle utile pergiugnere a’grandi risultamenti, nonperdeva una sola parola.
Aveva Maria una straordinariaperseveranza in qualsisia cosa cheintraprendeva ; e tutte le ore chepoteva rubare alle domestiche oc-cupazioni erano impiegate intornoalla statua che doveva sorprenderetutti i conoscitori. Finalmente dopodue anni di segreto lavoro, Marialasciò esporre una statua di Minerva,che si credette animata dal soffio di-vino. Vero è che non aveva tuttociò che può dar 1’ arte , ma tutto