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Tomo quarto.
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Non era il nostro incisore esper-tissimo disegnatore, ed altrondenon ignorava, che della vincianapittura restavano poco più de’ con-torni, tranne tre figure alquantomeglio conservate alla sinistra delRedentore. Perciò pregava il GranDuca a mandare a Milano un espertodisegnatore; ed egli dava tale in-carico al pittore Matteini, senza ri-flettere, che i pittori di alto nomeavendo una maniera loro propria ,non possono a meno di farla sen-tire malgrado loro nelle copie chel'anno. Recavasi quindi il Matteinia Milano nel 1795, ma nou potèdisegnare che il poco del lavoro delVinci rispettato dal tempo e dairistauri; che nel rimanente, nonconoscendo i cambiamenti e le ad-dizioni fatte nel 1726 e 1770, do-vette tutto copiare come fosse ge-nuina opera del Vinci.

Ad ogni modo il diligente dise-gnatore prese la testa del Redentoreda un disegno posseduto da privatafamiglia , e creduto dello stesso Leo-nardo : ed ecco in qual modo hadovuto Morghen incidere quella Ce-na , da cui ottenne tanta celebrità.È per vero dire un capolavoro ,ma l’illustre pittore, il cavai. Giu-seppe Bossi scrisse a ragione nel suodottissimo libro Del Cenacolo di Leo-nardo da Kitici, che » chiunque non» si lascia abbagliare dalla magia del> bulino , trova che ancora moltoa restava a Morghen da farsi, per» avvicinarsi alla maniera del Vin-» ci; che nella sua stampa inancau segnatamente ciò, che v’era di>• più squisito nell’originale della» Cena cd iu tutte le opere di Leo-n nardo ».

Si progettò da taluni l’esecuzionedi una nuova incisione; ma lutticonvenivano che duopo era affidarnel’incarico allo stesso Morghen , som-ministrandogli un miglior disegno,che avrebbe potuto ottenersi dopogli sludj del preallegato Bossi, mapeto sembrava al nostro intaglia-

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tore cosa dura il doversi esporre adun tentativo cosi rischioso , e conevidente pericolo di non far cosapiù esalta della precedente. A ciòs’aggiunse l’età dell’ intagliatore, laimmatura morte del pittor Bossi ele difficoltà di ottenere un disegnodi tutta perfezione sulla copia ese-guita dal Bossi, o coll’ajulo dellastessa, confrontandola colle reliquiedell’ originale.

Altre incisioni furono fatte dopoquella di Morghen, ma tutte suldisegno del Matteini e tutte di lungamano peggiori. Ora venendo allealtre opere del nostro intagliatore,non debbo omettere una testa delSalvatore, eseguita a spese dellafamiglia Trivulzi di Milano , soprauna miniatura in medaglione checonservasi nella sua galleria ed ècomunemeute creduta di Leonardo.Maravigliosa è questa piccola inci-sione di Morghen per la delicatezzae per la verità della figura. Il cav.Longhi volendo fare un lavoro daservire d’accompagnamento alla te-sta del Redentore di Morghen, fecequella dL S. Giuseppe, che riuscìveramente bellissima, ina non tale,per comune opinione, da tener testaa quella del Redentore, assai raraperchè l’incisore potè averne pochecopie a sua disposizione.

In ogni parte d’ Europa è cono-sciuta l’incisione del capo-lavoro diRaffaello, la Trasfigurazione, c he fuda Morghen terminata ne! 1812. Aproposito di questa celebratissimastampa riferirò un aneddoto, cheforse riuscirà utile ai dilettanti distampe. Raffaello Morghen avevadato cominciamento ad un’altra in-cisione della Trasfigurazione sopraun disegno meno perfetto di quelloche poi ottenne per fare la seconda;ma costretto a sospendere il lavoroper mal d’occhi, fu terminala dasuo fratello Antonio e mandata agliArtaria di Mauheim, che ne divul-garono diversi esemplari sotto il nomedi Raffaello Morghen. Risanato diede