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Tomo quarto.
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formare, ornare e mostrare: cioè, che in una fabbricanulla veder si deve che non abbia il suo proprio uf-ficio, c non sia parte integrante della fabbrica stessa 5che dal necessario ha da risultare onninamente 1’ orna-to ; e non altro che affettazione ed assurdità sarà tuttoquello che introdurranno nelle opere loro gli architettidi là dal fine , a cui nello edificare è veramente ordi-nato. Secondo sì fatti principi non poche sono le pra-tiche più comuni da riprovarsi seguite così dai modernicome dagli antichi. Tra le altre cose, il fare la faccialadi un tempio che dentro sia di nn ordine solo , con-parlita in due ordini ; mentre la cornice dell’ordine disotto mostra ed accusa un compartimento come dentrorealmente si trovasse : e viene con ciò ad accusare sèmedesima di falsità. Con molto più di ragione devesiriprovare la cornice nell’interiore delle fabbriche, o siane’ luoghi coperti ; proprio ufficio della cornice essendoquello di gettar lontane dalla fabbrica le acque , difen-dervi i muri e le sottoposte colonne, e doversi sbandiredalie porte e dalie finestre i fastigi come del tutto inu-tili quando sono al coperto. E per dir lutto in una pa-rola , sostiene non trovarsi bellezza dove non si riscon-tri qualche utilità. Disapprova quindi la sentenza di Ci-cerone, che pretende, che attesa -l’eleganza della formatroverebbesi bello il fastigio del tempio di Giove Capi-tolino , ancorché posto al di sopra delle nuvole, dovenon è pericolo che piova.

Chi non furebbesi beffe, egli diceva, di colui il qualenutrisse in Venezia corsieri di nobilissima razza, o gon-dolieri da regatla in terra ferma? Vitina cosa, conchiude,doversi rappresentare, che non sia anche veramente infunzione, e doversi chiamare abuso tutto quello chetanto o poco si allontana da un tale principio , che èè il vero fondamento su cui ha da posare l'arte archi-tettonica.

Di soverchio rigore polran forse parere a taluni talisentenze. Diranno volersi far troppo caso delle sottigliez-ze : ma per quanto austero parer possa ne' suoi giudizj