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gnu , gli architetti dovessero dipoi lasciarle del tutto dabanda , e sostituirvi quelle particolari Torme che propriesfosserò alla natura delle altre materie, e che si vennerodi mano in mano a mettere in opera.
Due cose principalmente chiamano a se 1’ attenzionein qualsivoglia edilizio ; la solidità intrinseca e la bel-lezza che apparisce al di fuori. Quanto alla solidità, nonpuò cader dubbio che a pigliare unicamente non si ab-bia in considerazione la qualità della materia, onde co-struir si vuole la fabbrica. Yarie sono le forze di chevanno fornite le varie sorte della pietra o del legno; emaggiore o minore è lo sforzo, che hanno esse da faresecondo il più o il meno del carico che hanno da reg-gere. Grandissima è la differenza che corre tra il maci-gno e il granito, tra la pietra viva e la cotta, tra ilpioppo e il larice. Nel legno la forza , eh’ esso ha diresistenza, è appresso a poco proporzionale al suo peso,come asserì l’Alberti, e come le sperienze dimostrano ,che per ispezzar varie sorte dì legno furono sottilmenteprese con la macchina divulsoria ( 2 ). E medesimamentela pietra vogliono, che quanto è più grave tanto sia an-cora più salda (3). À tutto questo si dovrà nel fabbri-care diligentemente attendere variando secondo le occor-renze proporzioni e misure, dando a’va rj pezzi dellapietra o del legno quelle dimensioni, quelle particolariforme che a fare l’ufficio loro più si convengono, ondenon si prodigalizzi la materia con danno di chi spende,o soverchiamente non si risparmi con pericolo; e l’unoe 1’ altro con vergogna dell’ architetto. E ben pare che
(2) I ay trouvé qae la force da bnis est proporlionelle a sa pesan-teur, de sorte qu’une piece de la mime longueur et grosseur, sera aussiplus forte a peu pres en mime raisoti.
Esperiences sur la force du bois. Metnoire de M. de Buffon anneé
1740
Et ponderosa quidem omnis materia spìssior, duriorque levis est, etquo quaeque tevior , eo est fragilior.
Leo Baptista Alberti de Architectura Lib, II.
(3) Et grai’is quisque lapis solidior, et txpolibilior Ieri, et levis quis•qvt friabilior gravi. Id. lbid.