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Pratica Minerale : trattato / Marco Antonio della Fratta et Montalbano
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15ti,& altri fimili,& in ſomma ĩ ſali preparati hanno gran.forza di liquefare, e render fuſibili violentemente i metalli:ma più futtuoſo rieſce il modo gia accennato di ſeruirſidel peſtare, lauare,& abbrugiare,& calcinare la Vena, e ſe ciònon baſta, replicare le caſcinationi più volte, poiche queſtehanno facoltà di ſcacciare le parti maligne, dalle quali poiſpogliate diuengono domeſtiche.

di trouano auco delle Vene, le quali ſono im mature, e vo.latili, e perciò conuiene procurar di fiſſarle à fine di cauarnevtile con fabbondanza del Metallo, per loche s nece ſsario(oltre la calcinat ĩone) feruitſi delle ſtintioni iu liſciue,& al-to, che qui non diſcorrerò, laſcia hdo luogo all ingegnodichi vuol praticare quefta ptofe ſſlone di aflaticarſi come hofatt jo, cen non poco diſpendio. E ſe bene ſono quaſi innumerabili le diuerſità delle Vene tuttauia quaſi tutte ſi pur.gano nel modo accennato. Le ouere ſi nettano dal ſaſsoquanto più rieſce poſſibile, e ſiſ mihuzzano, e ſi lauano in ac-qua cerrente, d cadente, acciò poſsi poitarne via la parte piileggiera, ch è il ſaſo, e reſti la pelante, ch e la metallica. Eſe tali Vene hanno compagnia di materie atramentoſe, 8aluminoſe, ſi abbru giano, indi ſi ſeparano con acqua, chetira à ſe le ſudette materie, laſc iando la F arte metallica: quel-le che hanno comunione col Zolfo, Arſenico,& altre fimilicoſe, ſi abbrugiano, e calc inano, facende fumare quelle ma.terie, le quali ſeno molto dannoſe a Metalli.

D' ogni Vena dunque, di cui ſi pretende far ſoggio, ſi piglia vna portione, e ſi peſa diligeptemeßte: indi fi pe ſtae ſilaua, e poi ſi abbrugia, per ſin che non renda più fumo. Ditutto il callo ſi nota Parti icolare, cioè tanto del lauarla.

b quan-