CONCLUSIONE.
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jerarchico, trasmetta la proprietà, vale a diregli strumenti di produzione, non di padre infiglio, ma di abile in abile.
Ogni proprietà, mobile od immobile, di-verrebbe in tal guisa un impiego, ogni operaioavrebbe un superiore di cui potersi mettere inluogo, e la produzione potrebbe essere regolatain modo cbe non si avesse a temere mai nècarestia, nè soprabbondanza di prodotti. Glistrumenti di lavoro non sarebbero più distri-buiti dal caso, ma ripartiti dallo stato in ra-gione de’ bisogni di ciascun luogo, e di ciascunramo d’industria, ed affidati a chi sa megliovalersene. Ad un artista, ad un uomo teoretico,non succederebbero più, un manifatturiere, unnegoziante, un agricoltore; senza parlare dellericchezze che cadono nelle mani di esseri nullie corrotti:, i quali, non sapendo farle produrreessi stessi, scelgono chi lo faccia in loro vece,e scelgono male: e così i prodotti sarebbero per-fetti , ogni individuo verrebbe collocato secondola propria abilità , retribuito secondo le proprieopere, e l’uomo non sarebbe più spogliate dal-l’uomo. La società organizzata in tal guisa sa-rebbe utile al povero come al ricco, al debolecome al forte; vi sarebbe disugguaglianza, mala giusta, la sola voluta dal creatore, quella