Meo , gl’ imprestiti fossero dannosi in se medesimi , servendo essi, comefanno , ad evitare mali di gran lunga maggiori , come p. e. , le coi -Seauenzc di una guerra infelice, non si può nou considerarli come unadelle più utili risorse di una Nazione, desso, un arma nuova più terribiledella polvere , della quale tutte le Polente si servono , sotto pena d' infe-riorità manifesta da che una di loro ha comincialo ad usarne • ^ 6io. 13•
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Gli oppugnatori di questa opinione hanno dall’ altro canto ravvisato
nell’uso del credito pubblico una delle cause più distruttrici della industriade’popoli: un principio immancabile di soggezzionc di popolo a popolo;un fomento di ozio ; la ricompensa dell’infingardaggine . Imperciocché lesomme che si riscuotono dallo Province per pagare gli arretrati delle ren-dite nazionali , attuando nelle capitali una grande affluenza di abitanti edi richezze , fanno sì che l’agricoltura e le arti languiscano per mancan-za di denaro e di braccia . Olire a ciò private le branche principali diCommercio dell’ uso del numerario , questo ristretto alla sola somuns cir-colazione , nè aumenta di necessita il valore delle manodopera e quellodelle derrate . Al che pure contribuiscono le forti imposte stabilite a pa-gar gli arretrati delle rendite pubbliche . Dall’ aumento del valore dellederrate si veggono i poveri ridotti alla mendicità . Dalle forti e nuove im-posizioni si scoraggia 1’ industria . E tutto ciò per farsi tributarli di unostraniere creditore dello stato , o per nutrire de’ poltroni che noi seno del-le grandi citta vivono dei sudori dell’ agricoltore , e gavazzano nella pro-digalità , senza correre nè anco il pericolo di morire di fame (i) .
E questo è ,'considerando lo stalo nella sua interna amministrazione.Come corpo politico ess 0 poi ne risente mali di gran lunga maggiori , edassai più spaventevoli . Giacché , il credito pubblico tendendo alla distru-zione di sé medesimo , colla mol le di esso lo Stato si scioglie ; e la schia-vitù è inevitabile .
Altre considerazioni si sono avanzate dall’uno e dall’altro canto a farsentire i beni o gli svantaggi provenienti dall’uso degl’ imprestiti pubblici.Ria in generale quasi lutti coloro che hanuo trattata questa quistione so-no stati di accordo nel supporre che lo scopo di essi imprestiti sia il con-sumo improduttivo di un capitale . Pi ha una gran differenza , dice SayTraile d’ Econ. pubi. t. 2 . p. 356 , fra gV imprestili de' particolari e quel-
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la mono dritta dia e d> bba sempre pià alla mano sinistra , col pencolod'-intiSichire o divenir paralitica ?
(i) Forse i due più grandi politici del passalo secolo , Ilume e Mon-tesquieu , si sono dichiarali contro i debiti pubblici . Io ne trovo la prin-cipale ragione in db, che questi due grandi uomini fondavano le loroteorie sopra i prinripj della morale ; e nelle quistioni di pubblica econo-mia nou perdevano mai di vista i doveri di una sana e giudiziosa po-litica .