Il Discorso Dsl Colombo 527
ranza sopra il non si lasciare intendere, che sulla forza della ragione. Voidite > Sig. Colombo, che l’acqua di sotto quanto è più profonda più regge,e quella da î lati ancora dite fare l’istesso col premere più,quanto è in mag-giore quantità, ed insieme dite, che il legno non cala più nella poca , chenella molta. Ma come è possibile, che se la molta resiste più per di sotto,e preme più dalle bande , che il medesimo legno penetri tanto in questa ,quanto nella poca, che resiste meno di sotto, e preme manco dalle bande?non vedete voi , che questo è un dire cose impossibili? in oltre , che ha ,che fare qui la virtù più unita ? e perche è più unita la virtù nella moltaacqua, che nella poca ? la molta può bene aver maggior virtù , ma nongià più unita. Secondariamente voi confermate questa vostra ragione eonquello, che dite a car. zvp. ma quello non ha che fare in questo proposito ,perché quivi si parla della resistenza, che fanno le parti dell’acqua all’esièrmolle da una trave, che si vadia tirando per quella, la quale resistenza è mag-giore nell’istessa acqua rispetto alla maggiore velocità della trave , e qui siparla del resistere diverse acque diversamente secondo la maggiore, o minorequantità d’acqua, nulla importando, che il legno si muova tardo, o veloce. Ter-zo adducete un altra confermazione tolta da un esempio di due monti dilegualidi rena, de’quali dite voi, che più difficile è il dividere il più al to, che il piùpiccolo; il che sarebbe vero, quando si avessero a dividere dalla cima al fon-do; ma se voi vorrete, che quel corpo, che ha a dividere penetri v.g.nonpiù d’ un palmo nell’ uno, e nell’ altro come nel nostro proposito fa il legno nell’acqua, il quale già concedete, che non cali più nella poca, che nella molta,l’istessa resistenza si troverà in amendue. Quarto voi fate un supposto falsocon dire, che nel mettersi il legno nell’ acqua si muove tutta 1’acqua, nonse ne muovendo sicuramente se non pochissima di quella, che gli è sotto, edi quella delle bande, non molta incomparazione del mare; ma quello cheimporta più è, che non cade in considerazione se non la resistenza di quella,che cede il luogo al legno, che si tuffa, la quale è sempre manco della moledemorsa,come sottilmente dimostra il Sig.Gal. Quinto voi concedete dopo que-sto discorso, che nella quiete tanto è retta una nave dalla poca, quanto dal-la molta acqua, ma questo è fuori di proposito, perché le ragioni, e l’esem-pio della rena addotte sin qui/.quando fossero buone, proverebbono del le-gno costituito in quiete meglio esser retto dalla molta, che dalla poca, ol-tre, che ci è l’altro sproposito detto di sopra , atteso, che il Sig. Galileo,ed anco Aristotile parlano della nave ferma; poiché ne i porti stanno fer-me. Sesto, sebbene avete conceduto, che tanto sia retta la nave da pocaacqua, quanto da molta, nulladimeno dite, che la molta la regge più vali-damente, il che esemplificate con due canapi di disegnai grossezza, de’qua-li sebbene il più sottile reggerà un peso di mille libbre non meno, che ilgrosso, mentre tal pelo si riterrà in quiete , nulladimeno il grosso sarà piùpotente a reggerlo nella violenza aggiuntagli, ed anco in più lunghezza ditempo; e così dite, che la molta acqua contro a queste violenze acciden-tale resisterà meglio, che la poca (era bene aggiugnere anco contro allalunghezza del tempo , perché più presto si rasciugherebbe poca quantitàd’acqua, che molta) ora il discorso, e l’esempio sono molto fuori del ca-so"; prima perché si parla di quello, che accaggia nella quiete, e non nel-le agitazioni ; secondariamente la ragione, perché l’esempio de’ canapi èfuori di proposito , è perché noi vediamo sensatamente al canapo grossoavanzare della forza sopra quella, che egli impiega nel reggere il peso di