Del Sig. Vincenzio Di Grazia.
verso, quanto ne acquistano per l’altro? l’altra ragione , che Inacqua nelproprio luogo, per essere atta a esser grave, e leggieri, possa da ogni mi-nima forza essere alzata,è vera, ma fuori del caso, e contraria a quello diche fi parla ; perché qui si tratta d'alzarc l’acqua sopra il suo pròprio livel-lo, che è muoverla per la regione dell'aria, e non di muoverla nell’elemen-to suo stesso; l’acqua[dunque a essere alzata sopra il suo livello resiste contutto il peso , che ella s’ha nella regione dell’aria , come fanno tutti glialtri gravi
h 'esperienza, che soggiugne il Sig. Grazia della cenere messa nell’acquà, èfalsa, e fuori di proposito: fuori di proposito perché quando bene la cene-re, e l’acqua si constipassero in maniera , che una gran mole di cenere al-zasse pochissima acqua, o niente,ciò non accade nel piombò , nel legno,nella cera, e nelli altri solidi, che in diverse figure si sommergono nell’ac-qua, intorno a’ quali si disputa ma è poi falso del tutto , erte una granmassa di cenere nel sommergersi alzi poco, o niente il livello dell’acqua;anzi ella fa l’istesso a capello, che tutti gli altri corpi, che si sommergo-no, può bene essere, che il Sig. Grazia s’inganni nel fare ^esperienza, eche nel giudicare la grandezza della massa di cenere, metta in conto lamolt’aria, che tra le sue particelle è mescolata, la quale, come nella semo-la accade , occupa la maggior parte del luogo ; e che poi mettendola nel-l’acqua, e' non tenga conto dell’aria, che si parte, onde e’ fi creda di averposta nelfacqua una massa grande quanto un pane , che poi non sia vera-mente stata quanto una noce : trovi pure il Sig. Grazia , modo di fare,che la massa resti tutta nelfacqua , che io rassicuro » che ristessi) acca-der.!, quanto all’alzare il livello , che se ella sia di cenere, che se fossedi porfido.
Avendo il Sig. Grazia trapassate le dimostrazioni del Sig. Galileo, comefalse si apparecchia egli stesso a fac. 3 5 2. a rendere le vere ragioni del pro-blema, come possa estere, che pochissima acqua sostenga, e alzi un gran-dissimo peso; come per esempio, che dieci libbre d’acqua possine sollevareuna trave, che ne pesi 500. e disprezzando non solo le dimostrazioni delSig. Galileo intorno a ciò, ma l’istesso effetto, proposto da quello comedegno di ammirazione, egli si maraviglia come più tosto il Sig. Galileo,non ammiri in che modo esser possa, che la terra sostenga il peso degli al-tri tré elementi, che quasi in infinito succedono ; e io per terzo non so, per-ché il Sig. Grazia non si ammiri molto più, come il centro, che è assai me-no , che il globo terrestre, sostenga i medesimi tré elementi, e la terra ap-presso . Ma se il Sig. Grazia reputa cosa assai triviale il problema del Sig.Galileo, con quali risa dee egli vedere disputato da Aristotile, come esserpossa, che i barbieri con agevolezza maggiore cavano i denti colle tana-glie, che colle sole dita? e perche con instrumenti simili più facilmente sischiacciano le noci, che colle sole dita? e perché meglio ruzzolano le fi-gure rotonde, che le triangolari, 0 le quadre? o per qual cagione più fa-cilmente si cammini per la piana, che all’erta ? tuttavia, Sig. Grazia, non bi-sogna disprezzare gli uomini per la qualità delle conclusioni, che non sonoloro, ma della natura, ma bisogna misurare il so ro valore dalle ragioni, che«'apportano, le quali sono opera del loro ingegno. Ma tornando alla mate-ria nostra sentiamo con qual sottigliezza renda il Sig. Grazia ragione delproblema del Sig. Galileo. Dico per tanto, che avendo egli con assai lun-go discorso concluso, che i corpi misti ne’ moti loro, e nella quiete si re-
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