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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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IL MEZZOGIORNO,

Ardirò ancor tra i desinari illustriSul meriggio innoltrarmi umil cantore ,Poiché troppa di te cura mi punge,

Signor , eh io spero un di veder maestro

E dittator di graziosi modi

AH* alma gioventù che Italia onora.

Tal , fra le tazze e i coronati viniOnde allospite suo fe'lieta pompaLa punica regina , i canti alzavaJopa crinito (l) : c la regina intantoDa begli occhi stranieri iva beendoLoblivlon del misero Sicheo.

E tale , allor che lorba Itaca in vanoChicdea a Nettun la prole di Laerte,Femio (2) s udia co versi e con la cetraLa facil mensa rallegrar de* proci,

Cui dellerrante Ulisse i pingui agnelliE i petrosi licori e la consorteInvitavano al pranzo. Amici or piega,Giovin signore, al mio cantar gli orecchiOr che tra nuove Elise e nuovi prociE tra fedeli ancor PenelopeeTi guidano a la mensa i versi miei.

Già dal meriggio ardente il sol fuggendoVerge alloccaso, e i piccioli mortaliDominati dal tempo escon di novoA popolar le rie eh* all orienteVolgon ombra già grande : a te nuli* altroDominator fuor che te stesso è dato.

Alfin di consigliarsi al fido speglioLa tua dama cessò. Quante uopo è volteCliiedelte e rimandò novelli ornati;

Quante convien de le agitate ognoraDamigelle or con vezzi or con garritiRovesciò la fortuna j a se medesmaQuante volte convien piacque e dispiacque ;E quante volte è duopo a se ragioneFece e a suoi lodatori. I mille intornoDispersi arnesi alfin raccolse in unoLa consapevol del suo cor ministra :

Alfin velata dun leggier zendadoE lara tutelar di sua beliate;

E la seggiola sacra, un po rimossa ,Languidetta laccoglie. Intorno ad essaPochi giovani eroi van rimembrandoI cari lacci altrui , mentre da lungiAd altra intorno i cari lacci vostriPochi giovani eroi van rimembrando.

Il marito gentil queto sorrideA le lor celie ; o s ei si cruccia alquanto ,Del tuo lungo tardar solo si cruccia.

Nulla però di lui cura te prenda

Oggi , o signore: e segli a par del vulgo

Prostrò lanima imbelle e non sdegnosse

Di chiamarsi marito, a par del vulgoSenta la fame esercitargli in pettoLo stimol fìer degli oziosi sughiÀvidi d esca : o s* a un marito alcunaDanima generosa orma rimane,

Ad altra mensa il piè rivolga e daltraDama al fianco sassida il cui maritoPranzi altrove lontan d* unaltra a latoCh abbia lungi lo sposo ; e così nuoveÀnella intrecci a la catena immensaOnde, alternando, Amor lanime annoda.

Ma sia che vuol ; tu baldanzoso innoltraNe le stanze più interne : ecco precorrePer annunciarti al gabinetto estremoIl noto stropiccio de piedi tuoi.

Già lo sposo tincontra. In un balenoSfugge dallaltrui man laccorta manoDe la tua dama ; e il suo bel labbro intantoTapparecchia un sorriso. Ognun s* arretra ,Che conosce i tuoi dritti, e si confortaCon le adulte speranze, a te lasciandoLibero e scarco il più beato seggio.

Tal colà dove infra gelose mura

Bisanzio ed Ispaàn guardano il fiore

De la beltà che il popolato Egeo

Manda e lArmeno e il Tartaro e ii Circasso

Per delizia dun solo, a bear entra

Lardente sposa il grave munsulmano.

Tral maestoso passeggiar gli ondeggianoLe late spalle e sopra lalta testaLe avvolte fasce : dall arcato ciglioEi volge intorno imperioso il guardo,

E vede al su apparire umil chinarsiE il piè ritrar l'effeminata , occidui aTurba che sorridendo egli dispregia.

Ora imponi , o signor, che tutte a schieraSi dispongaD tue grazie , e a U tua damaQuanto elegante esser più puoi ti mostra.Tengasi al fianco la sinistra manoSotto il breve giubbon celata ; e I altraSul finissimo lin posi e sascondaVicino al cor: sublime alzisil petto ,

Sorgan gli omeri entrambi, e verso leiPiega il duttile collo; ai lati stringiLe labbra un poco ; vèr lo mezzo acuteRendile alquanto , e da la bocca poiCompendiata in guisa tal sen escaUn non inteso mormorio. La destraElla intanto ti porga ; e molle caschiSopra i tiepidi avori un doppio bacio.

Siedi tu poscia e d una man trascinaPiù presso a lei la seggioletta. OgnunoTacciasi; ma tu sol curvato alquantoSeco susurra ignoti detti a cui