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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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IL MEZZOGIORNO.

Concorditi vicendevoli sorrisiE sfavillar di cupidette luciClie amor dimostri o che lo finga almeno.

Ma rimembra, o signor, che troppo nuoceNegli amorosi cor lunga e ostinataTranquillità. Su Toccano ancoraPerigliosa è la calma s oh quante volteDallimmollile prora il buon nocchiereInvocò la tempesta ! e crudeleSoccorso ancor gli fu negato; e giacqueAffamato , assetato , estenuato,

Dal velenoso aere stagnante oppresso»

Tra linutile ciurma al suol languendo.

Però ti giovi de la scorsa notteRicordar le vicende e con obliquiMotti pungerl alquanto , o se nel voltoPaga più che non suole accór fu vistaIl novello straniere e co* bei labbriSemiaperti aspettar , quasi marinaConca » la soavissima rugiadaDe novi accenti ; o se cupida troppoCol guardo accompagnò di loggia in loggiaIl seguace di Marte , idol veglianteDe feminili voti , a la cui chiomaCol lauro trionfai savvolgon milleE mille frondi dclPidalio mirto.

Colpevole o innocente , allor la bellaDama improvviso adombrerà la fronteDun nuvoletto di verace sdegnoO simulato ; e la nevosa spallaScolerà un poco ; e premerà col denteL'infimo labbro; e volgeransi alfineGli altri a bear le sue parole estreme.Forsunco rintuzzar di tue quereleSaprà lagrezza e sovvenir farattiLe visite furtive ai tetti , ai cocchiEd a le logge de le mogli illustriDi ricchi cittadini » a cui sovente ,

Per calle che il piacer mostra , piegarsiLa maestà di cavalier non sdegna.

Felice te » se mesta e disdegnosaLa conduci a la mensa e sivi puoiSolo piegarla a comportar de cibiLa nausea univcrsal 1 Sorridan pureA le vostre dolcissime quereleI convitati, e lun laltro perentaCol gomito maligno : ah nondimenoCome fremon lor alme» e quanta invidiaTi portan , te veggendo unico scopoDi si beli'irci ÀI solo sposo è datoNodrir nel cor magnanima quiete »

Mostrar nel volto ingenuo riso e tantoDocil fidanza ne le innocue luci.

Oh tre fiate avventurosi e quattro »

Voi del nostro buon secolo mariti »

Quanto diversi da vostr' avi ! Un tempoUscia dAverno con viperei crini,

Con torbid'occhi irrequieti e freddeTenaci branche un indomahil mostroChe ansando ed anelando intorno givaAi nuziali letti e tutto cmpica sospetto e di fremito e di sangue.

Allor gli antri domestici, le selve,

L' onde , le rupi alto ulular s udicnoDi feminili strida : allor le belleDame con mani incrocicchiate e luciPavide al rie] » tremando , lagrimando ,

Tra la pompa feral de le lugubriSale vedean dal truce sposo offrirsiLe tazze attossicate o i nudi stili.

Ahi pazza Italia ! Il tuo furor medesmoOltre l'alpi, oltre *1 mar destò le risaPresso agli emoli tuoi , che di gelosaTitol ti diero , e tè serbato ancoraIngiustamente. Non di cieco amoreVicendevol desire , alterno impulso,

Non di costume simiglianza or guidaGl' incauti sposi al talamo bramato ;

Ma la Prudenza coi canuti padriSiede librando il moltoro e i diviniAntiquissimi sangui : e allor che P unoBene all altro risponde , ecco ImeneoScoter sua face ; c unirsi al freddo sposo,Di lui non già ma de le nozze amante,

La freddissima vergine , che in coreGià volge i riti del Bel Mondo e lietaL'indifferenza maritale affronta.

Così non ficn de la crudel MegeraPiù temuti gli sdegni. Oltre PironeContenda or pur le desiate porteAi gravi amanti e di feminee risseTurbi oriente : Italia oggi si rideDi quello ond* era già derisa ; tantoPuote una sola età volger le menti.

Ma già rimbomba duna in altra salaIl tuo nome , o signor ; di già P udiròL* ime officine ove al volubil tattoDegl' ingenui palati arduo s' apprestaSolletico che molle i nervi scotaE varia seco voluttà conducaFino al core dell'alma. In bianche spoglieS affrettano a compir la nobiì opraProdi ministri ; e lor sue leggi dettaUna gran mente del paese uscitaOve Colbert e Jtiéhelieu fur chiari.

Forse con tanta maestade in frontePresso a le navi ond'Ilio arse e cadeoPer gli ospiti famosi il grande AchilleDisegnava la cena : e seco intantoLe vivande cocean sui lenti fochiPatroclo fido e il guidator di carriÀutomedonte. O tu, sagace mastroDi lusinghe al palato, udrai fra pocoSonar le lodi tue dall'alta mensa.

Chi fia che ardisca di trovar pur macchiaNel tuo lavoro ? Il tuo signor TarassiCampion de le tue glorie: e male a quantiCercator di conviti oseran mottoPronunciar contro te; che sul cocenteMeriggio andran peregrinando poiMiseri e stanchi, e non avran cui piacciaPiù popolar con le lor bocche i pranzi.

Imbandita è la mensa. In piè d'un saltoAlzati e porgi, almo signor , la mano