POESIE PIACEVOLI.
Sono in un mare di miserie immerso :
Se voi non siete il banco che m’ aita,
Or or mi do per allogato e perso.
Mai la mia Locca non sarà più arditaDi nulla domandarvi da qui avanti ,
Se andar me ne dovesse anco la vita.
Ma per ora movetevi a’ miei pianti,
Abbiate or sol di me compassione,
Dieci zecchini datemi in contanti.
La casa vi darò per cauzione,
10 ve l* obbligherò per istromentoE ve ne cederò ogni ragione.
Costi ne la canonica sta drento
11 Bellotti, egli stendane il contralto ,
Se siete di soccorrermi contento.
Io ve la do e dono ad ogni patto ,
Pur che quest’ oggi verso me facciateQuello che tante volle avete fatto.
Mai non fui degno di tanta piotate ,
Mai con son stato in maggiore strettezza ;Voi, che il potete, fuora mi cavate.
Già che il cielo v’ha dato la ricchezza,Siatene liberale ad un meschinoChe sta per impiccarsi a una cavezza.
Statevi certo che il Figliuol divino
Vi render^ nel cielo un qualche giornoAmpissimo tcsor per un quattrino.
Mal e la mia piazza? la mia piazza un corno.Voi vi fate una piazza in paradisoCol tormi a la miseria ed a lo scorno.
Voi me li fate avere in casa RisoPrima di questa sera se potete ,
Ch’ io non oso venirvi innanzi al viso.
Entro ad un libro voi li riponete ,
Perchè nessuno se ne avvegga, e quelloIn una carta poi lo ravvolgete;
Anzi lo assicurate col suggello
O pur con uno spago, e dite poiChe consegnino a me questo fardello.
Se voi mi fate questa grazia ancoi ,
Non me la fate in altro modo; ch’ioNon oso presentarmi innanzi a voi.
S'io gli abbia di bisogno lo sa Dio ;
Ma ho vergogna di venir l’eccessoA predicarvi del bisogno mio.
Pan, vino, legna, riso e un po’ di lessoA mia madre bisogna ch’io mantenga,
E chi la serva ancor ci vuole adesso.
Deh , per amor di Dio I pietà vi venga ,Canonico, del mio dolente stato,
E vostra man dall’ opra non s*astenga.
Per carità, se non m’avete datoUn’altra volta quel ch’io vi cercaiPer quel poema che vorrei stampato,
Mei concedete adesso , che nc ho assaiPiù di bisogno. Io cbiesine diciotto,
Ed otto solamente ne impetrai.
Una decina or aggiugnetc a gli ottoPer ajutar mia madre; che i denaùNon mangio nè li giuoco nè li f. ... .
Bisogna bene che non abbia pariLa mia necessità ch’oggi m’inspira
Questi versi che sono singolari ;
Poi che nessun poeta mai fu in iraTalmente a la fortuna che cantasseI casi suoi con si dolente lira.
I’ ho tutte le membra stanche e lasse,
Poi che sta notte non dormii per fareChe alfìu questo capitolo arrivasse ;
Onde, più non potendo, al mio pregareQui termin pongo , e spero e tengo fermoChe voi non mi vorrete sconsolare ;
E che al mio male voi sarete schermo ;
E che vedrò dieci zecchini in visoVenirmi oggi a sanare il core infermo ;
E che li troverò in casa Riso.
PISTOLA.
Oh oh I vedete s’ i* son pronto a scrivereA’cari amici mici, signor Fantastico?
Quattro corsi di luna ancor non compionoDa che voi ne lasciaste inconsolabiliCh* i’son toslo da voi con una pistola.
Oh buon ! direte ; che maniera nobileDi scusarsi gli è questa, Astratto amabile ? —Ma pian, barbier; che se vorrete intendereQuel eh’ io vo’ dir, son. certo scuseretcmi.
In primis quel cotal che preso avevasiLo ’mpegno di cercar quel prete eccetera ,
E andato tutto giorno abbindolandomiE di oggi in doman sempre fruendolaCh* i’ n’ era quasi divenuto sazio.
Pure a la fine spiattellato dissemiChe’l prete era impegnato ed altre chiacchiereDa far morir di stizza un uom che supplica.Onde pensar potrete quanti cancheri,
Quanti malanni e quante pesti e fistolir gli agurassi in su la testa subito.
Allor m’ accorsi io ben di quel proverbioChe dice che costor che troppo abbajanoSolo di vento il corpo si riempiono.
Quest’è una vera esousazion legittimaChe vai per quante mai potessi addurvenc.
Ma perchè voi siete un ser tal difficileA credere a le prime cacabaldolc ,
Ce ne vorrebbe almeno un’altra simile:
Ma diucin dove mai la debb’ io prendere?
Eh via, che risoluto son di dirvela.
Dunque sappiate che monna PigriziaMi s* è fatta sì amica od amorevoleChe lontano da quella io mai non trovomi ;
Ed è cosi vezzosa e carezzevole
Che mi fa tutto imbietolir e struggere.
Oh l se voi la vedeste quando giaccsiIn Ietto meco, come stretto pigliamiE al collo mi s’ attacca ed aggavignasiCh’ e’ non c’ è modo eh’ i* mi possa movere.Talor mi grappa stanco in s’una seggiola,
E così forte per le braccia stringamiSì che mi scappa di studiar la voglia.
Di mezzo giorno sur un letto sdrajomi