86 POESIE PIACEVOLI.
Per lor ne le montagne a gli antri cupiFai forza col tuo caldo, e sol per loroV'indori co'tuoi raggi e massi e rupi.
Sproposito 1 gittar tanto tesoro
In grembo a certa gente, Apollo mio,Ch'ogni'sua gran virtù posta ha nel foro
De la gola. Non più ci reggo ; addioAddio, o musa : e quando più esecrandiDetti e più sciocco favellar s'udio ?
Bestia 1 non sa che l'or, le vesti e i prandiPremj del vulgo son che ha '1 viver corto ?
E che vivon d'onor l'anime grandi?
Non sa che '1 nostro mondo oggi è sì tortoChe a drizzarlo dal posto ov’ ei si siedeNon basterebbe l'argano più accorto
Di quel gran matematico Archimede ?
IV.
LO STUDIO.
XJn di costor che per non esser sciocchiSu' libri stan co la sparuta facciaLogorandosi ognor cervello ed occhi
Spesso mi dice: Amico, ornai ti piacciaDirmi '1 perchè, se cosi folto è ’l mondo,
Poco è lo stuol che i dolci studj abbraccia.
Ha forse in questa etade a gire al fondoIl letterario onor, che '1 vulgo indottoTien lontan da un ingegno alto e fecondo ?
Io gli rispondo allora : Esser sì ghiottoDi libri non si vuol ; cbè più soventeIl gran libro del mondo altrui fa dotto.
Leva le luci ornai consunte e spente,
Pon sul naso gli occhiali e intorno guata,Guata che fa la sconsigliata gente.
Parti che tra costor che all'impazzataSeguono i crocchi e l'oziose trescheTrovar debba il saper stanza adagiata?
O pur tra quei che de' clienti all’ escheUccellan solo e, se non fa a lor modo,
Anco al buon Giuslinian dan de le pesche ?
O pur con quelli che tra '1 piscio e '1 brodo,Interpreti a rovescio d’Ippocrasso ,
A la fortuna lor fissano il chiodo ?
Sai chi sta ben con essi ? il bahbuasso :
Ma un ingegno immortai dal loro albergoAh lontano, per dio, rivolga il passo 1
Forse d’ amaro fiel gli scritti io vergo ?
Verghinsi pur gli scritti ; a me che importa,Se all’onesto ed al ver non volto il tergo?
Vanne, filosofia, povera e smorta;
Ma fa che '1 tuo baston già mai non battaA lo sportel d’un'elevata porta.
Più non ritorna quell'età si fattaIn cui le filosofiche bigonceLa maestà de gli Alessandri han tratta.
Chi t’inuggiola il cor con cose sconceE scritte in uno stil degno di remi,
Questi a libbre abbia l'or, non pure ad once.
L'Aretino animale ognor si premi;
Ma '1 Franco povcrel che sa qualcosa
Soltanto aspetti il parctajo del Neini.
Come adunque potranno e versi e prosa,
O vuo' tu la spiantata o vuoi la riccaGente, rendere in un chiara e famosa ?
Io, con volto seren dice lo Sbricca,
Convien che '1 tempo e le sostanze io libriFra teatro e corteo c bisca e cricca.
Soggiunge un altro: E d'uopo è ch'io delibriDi non beccarmi più '1 cervel cotanto jCh’io non ho pan s’io non rosecchio i libri.
Il grasso Sbricca, e quel meschino intanto,,L'uno per poco aver, l’altro per troppo,Lasciano i sacri studj ognor da canto.
O Italia, Italia ! e perchè mai sì zoppo
Torna quel secol d’or che ratto andonne ,Come un destrier che corra di galoppo ?
.iranno ingordi mimi e le lor donne
Quel che dier Mecenate e ’1 buono AugustoA que’ già di saper ferme colonne ?
Che strana infermità t'ha guasto il gusto,
O più tosto il cervel, che l’or tu giltiLunge così dall’ uso tuo vetusto ?
I giorni di Neron forse prescritti
liacci pur anco il ciel, quando in teatroSi stavano i Roman si intenti e fitti,
E in vista del lor danno immenso ed atroA la voce s'udia d'un castroncelloTutto applaudire il popolo idolatro?
Ella mi fuma e rodemi, e arrovelloVeggendo i ruspi ornai gettarsi a carraDietro al vile ragliar d’uno asinelio:
E a chi si sta la fantasia bizzarra
Stancando ognor con la sospesa pennaNegarsi in fino un quallrincl per arra.
Manco male però che la cotenna
Non grattan già per accattarsi un marco ,
Ma perchè un bel desio lor l’ale impernia:
Un bel desio di gir sublime e scarcoSu per la via d’onor diritta e francaChe non adduce altrui di Lete al varco.
Ma che farà la già spossata e stanca
Schiera gentil se, poi che’1 pan piatisce,
Il desco de la gloria anco le manca ?
Odi ser Bushaccon eh'ancor pulisceD'unto di buoi e da lo aratol trattoA la rustica treggia il cocchio unisce ;
E' dice che coloro han bea del mattoChe , per ^squadernar qualche libraccio,
E resto e saldo a’lor piaceri han fatto.
E '1 ricco e *1 poverello e ’1 popolaccioE chi vien da le costole d’AdamoTutti di dirne mal tolgons’ impaccio :
L'uno dice che noi, còlti a quell' amoDi sentirci lodar ben da parecchi,
Ciò che più ne fa d'uopo andar lasciamo.
In sino a'pesciajuoli, a'ferravecchi
E que' che stanno a venderci la trippaFannone un chiasso da intronar gli orecchi ;
E la Cesca e la Nencia e la FilippaSannoti dir , sbarbando la conocchia,
Che dimagra il poeta c non istrippa.
Se tu nc vai per via, ognun t'adocchia