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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE PIACEVOLI. 8?

E fa motto al compagno per eh* e* guatiUno che ha la pazzìa per sua sirocchia.

E in fine odi gridar da tutti i latiChe ’l volere studiar lettere umaneEgli è a punto un mcstier da sfaccendati ;

Che voglionsi lasciar cose si vane;

E eh* a fama immortale e non oscuraDessi anteporre il procacciar del pane.

Cosi contro di noi le bocche sturaLa turba di color che a* giorni nostriHanno posta nel fango ogni lor cura.

À bestiacce malvage , a feri mostri

Destina in tanto il vulgo e a gente trista1 begli applausi e i lodatori inchiostri;

A un bacchetton che pare un santo in vistaE bindoli fa poi degni di forcaCon un empio pensar marchìavellista ;

A un dottorello che le leggi storca ,

Onde poi coll* altrui se ne va in cocchioE polli e starne a la sua mensa inforca ;

Anzi a un tinto musin che , con un occhioChe mover non si può dentro a la biacca ,L’anima infilza al guardator capocchio.

Quale stupor però^ s’ ognun si stracca

De lo studiar, poi che niun premio trovaE non ha chi lo stimi una patacca ?

E che la bile che nel sen mi cova

Bullichi al fin e poi sciolta in rimbrotti,

Qual da pentola umor, trabocchi e piova ?Maraviglia ben è che sien si cottiAlcuni di studiar, ben che la sorteMai sempre incontro a lor le ciglia aggrotti :

E che ci sia un drappel cui sol conforteIl suo valore ; ond’ ei, come in un vallo,Contro al furor del secol si tien forte ;

Sì che te, o Italia, che al tuo onor vassalloE in arme e in toga il mondo tutto avesti,

Or non beffeggi il Prussiano e’J Gallo.

Segui, onorato stuol (i), le vie ch’or pesti;

E ad onta ancor de la spilorcia etateSostien tu Italia onde il natal traesti.

E tu, platano illustre, a le cui grateOmbre pur or novellamente io seggoPer acquistarmi anch’ io nome di vate ,

Ergi i tuoi rami ognor; che, s’io ben leggoPie lo avvenir, de’valorosi Insubri,

Sotto un astro men reo, la fama io veggoVolar da gli Arimaspi a* liti rubri.

(l) L* accademia de* trasformatij la quale mtcflil platano per impresa.

POESIE PASTORALI, CAMPESTRIE PESCATORI E.

SONETTI.

I.

Ecco Bromio, pastori, ecco Lieo

Col tirso in mano e co* fanciulli a canto :

Udite il suon medesmo, udite il cantoCol qual già in Tebe il grande ingresso ci feo.Ecco Sileno che di vin s’empieoL’irsuta barba e *1 setoloso manto,

E percutendo va di tanto in tantoL’asin che sol di sua vecchiezza è reo.

Tirsi, quel bel monton che t* addìi* ioPresso a quell* elee con un colpo atterra,

Indi sacralo allegro al grasso dio:

E tu , Damon , che se* robusto , atterraSileno e l’asinel pigro e restio;

Che va *1 cavallo e ’l cavaliere a terra.

11 .

ucsto biondo covon di bica or toltoPenda innanzi al tu* aitar, santa Vacuna;

Poi che felicemente oggi raccoltoDal campo abbiam le spighe ad una ad una.Ecco che noi giacciam col sen disciolto

Or che s* alea la notte umida e bruna :Tu ’l sudore ne tergi e intorno al voltoCon la dolce quiete i sogni aduna.

Tai cose i mietitor da le fatiche

Del dì tornati, poi che ’l sol cadea,Dicevano sdrajati in su le biche :

E intanto il bue ebe ’l dì trainato aveaIn disparte pascevasi di spiebe ,

E lo stanco drappel non v* attendea.

111 .

oi che ciascun vendemmiator sì sente,Mentre toglie a la vite i pondi suoi,

Tra gli scherzi e le risa inni altamenteCantare al domator de’ liti coi,

Togli, Graspin, la cesta ed il taglientePicciolo ferro adunco, e andiam pur noiTra le viti cola ; ma tieni a menteDi non tanto mangiar, se ber tu vuoi.

Vedi come quel tralcio il palo fasci ?

Quivi con Filli a sgrappolar ti mettiDove l’uva mi par legata a fasci.

Ma non far poi che si colei t’alletti

Co* cenni o col gracchiar che tu ne lasciSotto l’avare frasche i grappolelti.