POESIE PASTORALI
Ecco la mano a la sacr* ara i’ stendoE *1 vergin zolfo in su la fiamma getto,
E tre grani d’incenso indi vi metto,
Il suono alzando de’ miei versi orrendo.
Già dall’acceso aitar par che si sciolgaIl fumo in verso il ciel salendo , e parmiChe ’l ciel commosso le mie preci accolga.
Or quella fiera che non vuol mirarmiPer continuo pregare , a me si volgaAlmcn per forza de’ possenti carmi.
XII.
Colei, Damon, colei che più d’ un angueIntorno al crine scapigliato intesse ,
E con note ora chiare ed or sommessePuò trar fuor de la tomba un corpo esangue :
Colei eh’ ugne di caldo e vivo sangueL’uova di rospo ancor fumanti e spesse;
E la penna funebre aggiugne ad esseDe la strige che ancor palpita e langue:
Colei l’erbe che in Coleo ed in CampagnaCirce opraro e Medea coll’ ossa incendeDi bocca tolte a la digiuna cagna;
E con queste il mio gregge infermo rende ,
Si eh’ errando sen va per la campagnaNè d’erba nè di rio vaghezza prende.
XIII.
Nè d’erba nè di rio vaghezza prendeIl mio gregge svenuto e sì rimbosca ;
E par che ’l suo pastor più non conosca,Tanto nè i cenni nè le grida intende.
Or su le balze perigliose ascende,
Or entra in tana insidiosa e fosca;
E giurerei che più non riconoscaQual dell’ erbette giova e quale offende.Lasso I ben il diss’ io quel di che alzarseVidi l'infame strega alta sei spanneDa terra con le chiome orride e sparse ;Ch’ ella mandò fuor de le sozze canneTerribil voce , e allor la luna sparseR a 8gù> di sangue in ver le mie capanne.
XIV.
Nice la brutta al vago Elpin porgeaCeste di frutta e ghirlande di fiori :
Ei dell* avuto don dono faceaA la famosa per bellezza Glori.
Dell’ iniquo commercio in fra i pastoriCon 1* alma genitrice Amor piagnea :
E de la cara sua prole a i clamoriMoveasi il cor dell’acidalia dea.
Che mai dispose allor la diva ultrice ?Diede a la bella il Fasto in compagnia ;Spedi le Grazie a circondar la brutta.Così da Clori ogni amator fuggia ;
E i duo beati amanti Elpino e NiceS amavan senza fiori e senza fruita.
PGi'ìni > Opere .
, CAMPESTRI ; ECC.
XV.
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Questa che or vedi, Elpin, crinita stella ( 1 )Splender repente nel sereno cielo ,
Questa garion vid’io cui’l primo peloVelava il mento nell’ età più bella.
Oh come allor vid* io la miserellaPastoral turba rimaner di gelo,
Dell’astro irato paventando il teloE lo sdegno onde gli empj 0 ciel flagella IMa i due saggi gridar Jella e Nisisra ( 2 ) :Felici, o figli, che il bel lume avreteQuando di novo il suo cammin compisca IL’odio, il mentir, Pavidità temete
E ’l folle amor che gli uman petti invisca ,E impavidi il novello astro vedrete.
XVI.
Impavidi il novello astro vedreteTornar su 1* orizzonte , o giovinetti,
Che dall’ultime sue lontane meteFia che al ciel vostro il bel cammino affretti.Come guidar per calli or torti or rettiSuole il saggio nocchiere il curvo abete ;
Tale il sommo motore avvien che dettiLegge a le in vano orribili comete.
Or presso al sol tra i violenti ardori
Le accoglie, or guida in mezzo al verno algenteA provare i non noti a noi rigori.
Ma la colpa odiar l’astro innocenteFece quasi feral segno a i pastori ;
La colpa d* ogni mal segno e sorgente.
XVII.
PER LA MASCHERATA DEI FACCHINI (3).
Sella gloria d’Italia, alma sirenaChe non con arte o con fallaci dettiMa con mille virtù J* anime allettiE lieta fai di te l’onda tirrena.
Poi che vento propizio a noi ti mena ,
Ecco già sorti da gli angusti lettiL* Adda e il Tesin tributo offron d’affettiA te, dell* ampio mar luce serena :
E noi genti montane in riva scese,
Se non perle e coralli, almen natiaPreda portiamo al nume tuo cortese.
Perchè Giove due cori a noi non diede ?
Chè l’un sarebbe tuo, l’altro sariaIntatto all’altra dea (4) che già il possiede.
(1) Per la cometa del ijSfr
( 2 ) Allejo e Cassini che V avevano predetta.
(3) A Maria Carolina regina delle due Sicilie.
I La mascherata ebbe luogo in Milano nel 1/85 ,
mentr* eranvi V imperatore Giuseppe II ed ì so-vrani delle due Sicilie.
(4) Marta Beatrice d'Este arciduchessa d’Au-stria.
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