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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE PASTORALI

A lui dicci ami ed una lenta ho dato ;

Ma perchè poi non si trovò contento,

Non mi voleva dar le canne : ond’ ioGli corsi addosso e lo colpii sul mento.

Tel. O giovinetti, e qual folle desio

Vi conduce a piatir? Non de le risseMa del canto esser debbe il parer mio.

1Sii. Taci, amico : Tclgone il ver ci disse ,

Sien d’altro i nostri versij e guadagniamoIl bel dono che Cromi a noi prescrisse.

Ale . Taci pure, Nilalga, e rivolgiamo

I nostri canti a dir l’alma beltate

De la tua ninfa e di colei eh* io bramo.mi. La pescatrice mia le chiome aurate

Propio ha dell* or onde la salpa splende,

E gli occhi rilucenti ha dell’ orate.

Ale. La pescatrice mia le gote accende

De la porpora vaga , e *1 suo bel senoDell’ombrina il color candido rende.

Hil. Per córre i pesci mai non mi vien menoQualche froda ed astuzia ; e pur son strettoAl girar di quel ciglio almo e sereno.

Ale. Da quel di eh* a nuotare i’ fui costrettoMai timore non ebbi, e pur m* annegoNel dolce latte di quel bianco petto.

Nil. Vien, pescatrice mia, vieni , ti prego :

Io vo* farti un bel don di due fiscelle ;

Vedi che i giunchi io vo torcendo e piego.Ale. Vien , pescatrice mia, vieni : due belleCanne vo* darti tremule e leggiere ;

Vedi, son secche ed han bionda la pelle.

NU. Io vo* darti un bel vaso ove le schiereDe gli animali mansueti e domiDipinte sono e de le crude fiere.

Ale. Io vo* darti un bel vaso ove già Cromi,

II vecchio e saggio pescatore, inciseDi cento pesci sconosciuti i nomi.

mi. Qui meco un dì la donna mia s’assise

E mi fe* cerchio del bel braccio al fianco ,

E poi mi diede un dolce bacio e rise.

Allora i pesci al destro lito e al mancoInvidiosi corsero e tornaro ,

Traendo il dorso faticoso e stanco.

Ale. Qui un di che insiem le ninfe si lavaro,Vidi le membra de la donna miaTrasparir nell* umor lucido e chiaro.

Allor le dive dell’ ondosa viaStavan sospese rimirando, e poiOgnuna tinta di rossor partia.mi. Perciò se lieti, o bianchi liti, a voiTornan le tenie molli e i mclanuri,

Sì a quest* ombre torniam lieti ancor noi.

Ale. Perciò, se i gorghi limpidetti e puri

Piacciono al luccio, e al presto ghiotto i sassi,Piacete a noi, bei siti ombrosi e oscuri.

ÌVi7. Sante muse, i miei versi incolti e bassiErgete sì col vostro alino furore ,

Sì che cantando il mio compagno io passi.Ale. Sante muse, col vostro almo splendoreSì *1 mio canto guidate oscuro e vileCh’io porti sol di vincitor l’onore.

Tel. Sien lodi al ciel che nell’età senile

CAMPESTRI , ECC. 93

Udir mi fa per queste piagge ameneUn sì tenero canto e sì gentile I

Oh quai candidi cigni, oh quai sireneS’ascoltaro ne’ fiumi o pur nel mareCantar tai versi con si dolci vene ?

Dovresti pur le glauche luci alzare,

O Nereo padre de le limpid’onde,

E ben superbo di tai carmi andare.

Deh chi mi presta un* onorata frondeOnd* io cinga le chiome a i pescatoriIn cui tal spirto il santo Apollo infonde?

Felici voi che i vostri lieti amori

Vedransi scritti per gli scogli, e d’algaOrneralli ogni ninfa e di bei fiori !

E i pescator mirando a quanto salga

Anche in povero lito il canto e i versi :Qui scrisse Alceo, diranno, e qui Nilalga.

Nil. Or su, Telgone, ornai devria sapersiA qual di noi la prima lode apportiIl cantar carmi più leggiadri e tersi.

Tel. Combatteste ambidue sì alteri e fortiNe la lotta gentil eh’ io non sapreiQual sopra l’altro il maggior pregio porli.

Ma perchè senza premio andar non dèi ,Alceo si tenga il destinato vaso;

Che tu n’ avrai, Nilalga , uno de’ miei.

Nè ti pensar che *1 minor don rimaso,

O pescator, ti sia ; perchè vedraiChe forse ancor hai migliorato il caso.

Un picciol nappo di corallo avraiChe viene infin dall’indica marina,

Se ’l ver mi disse quegli onde ’l comprai.

Questo l’ebbe già in don la mia Lucrina,

E mi ricordo ancor, ben ch’ei sia molto,Ch’ io gliel diedi sul lito una mattina.

Scorger ben puoi che per man dotta è scoltoPoi che tant’ opra e tanto studio vediIn sì piccolo spazio essere accolto.

Qui sta intagliato un pescator che in piediD’un alto scoglio i bei guizzanti armentiCo la canna e coll’ amo avvicn che predi.

Son tre fanciulli appresso a lui ridentiChe la preda raccolgono sul lito,

E poi si stanno a scherzar seco intenti.

Ed eccon’un che intrepido ed arditoUn suo compagno stringe pe*capelli,

Però che innanzi un pesce gli ha rapito.

Qui poscia i piedi candidetti e belliSi stan lavando quattro giovinette,

All’ ombra d* una schiera d’ arboscelli.

Sono sedute su le molli erbette

E co la gonna oltre ’l ginocchio alzataMostran le gambe alabastrine c schiette.

Intanto di tritoni una brigata

Del malcauto drappello ed inespertoSi sta ridendo dopo un sasso e guata.

Or questo vaso da maestro espertoSì ben scolpito, o pescator, ti dono.

Se non egual de le tue voci al merlo,

Almeno egual del tuo compagno al dono.