Buch 
Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
Seite
94
JPEG-Download
 

VERSI

SCIOLTI

L’ AUTO DA FE.

ingimi, o musa, or che prescrìtto è il fuocoPer subbietto al tuo canto , in versi scioltiAtti a svegliar nel scn del mio BarettiLeggiadra bile contro a quel che il primoOsò scuotere il giogo de la rimaChe della querul’eco il suono imita,

Fìngimi, dico, in qual guisa l’Ibero,

Amator di spettacoli funesti ,

Soglia a se far delizioso obbiettoDe la morte de gli empj i quai fur osiSollevarsi ostinati incontro a i dogmiDe la religFon de* nostri padri.

Ecco di gik l’orribile teatroSpalancato ingojar per cento vieLa ognor di stravaganze avida plebe.

Ecco sorger da un lato anfiteatroLagrìmevole e tristo ove non d’orsiO tauri o tigri o barbare leeneFera strage sarà, ma dove attendeL’ultima pena i miseri dannati.

Ecco dall’altro il venerato tronoDel giudice supremo a cui fu datoPor fren de gli empj all’esecrande lingueColla spada e col fuoco. Intanto moveCon lento passo e con squallide facceLa terrìbile pompa in ordin lungo.

S’avanzan primi i figli di coluiA cui il ciel diè la spada e disse : UccidiGli empj fratelli tuoi cui il ver s’asconde.

Indi gli altri ministri i quai di tantoGran potestadc fur chiamati a parte.

Ma già vengon co’piè nudi, seguendoL’immagine di quel che per salvarneMori sul legno, i duri peccatori.

Ei lor volge le spalle onde sia chiaroChe lor non resta a più sperar salute.

Tutti intorno li copre oscura vestaCui vergan bianche liste ; e sopra il pettoE su gli omeri scende altra di tetroMal augurato bigio colorita.

Fiamme infernali, draghi e dimon crudiChe con orrendi cefi! attizzan fuocoSotto all’immagin del tristo dannatoQuivi sono dipinti. Al basso appareL’infame nome e l'esecralnl colpaChe a tanta pena il cattivel conduce ;

O se bestemmiando alzò la voceIncontro al nume, o se per danno altruiOsò evocar dall’Èrebo infeliceCon sacrilego carme spirti ed ombre,

O col poter di bestemmiati sughiDe le sfrenate lammie a i sozzi alberghiNotturno venne. Spaventose mitre

Loro sorgon sul capo ove i demonjEntro a sulfuree fiamme e serpi e botteTesson atra ghirlanda. Oh quant’uom puotcUmiliar l’altr’uomo! In cotal guisaRecando ne la man funeree faciTutte a giallo dipinte i peccatoriS’avviano al lor giudizio, indi a la pena.

Ma non eviteran color 1* infamia

Che prevenner, morendo, il giorno atroce;

Però che 1’ ossa lor sturbate ancora

Da la quiete de le fredde tombe

Vanno a le fiamme, accolte in forzicr neri

Su quali alto s’erìge il simulacro

Ch* ebbero dianzi allor che spirto e forma

Avcano d’uomo. Ecco già gli ampj roghi

Accender veggio , e de le fiamme all’ aere

I minacciosi coni ir sibilando.

Già le vittime accoglie il tetro fuocoVendicator de la religioneInsultata da gli empj. Il cicl rimbombaIn voci di pietade e di furore.

Già compiuta è la scena : ecco ne portaLe ceneri meschine il vento e il fiume.

O Iberia, Iberia, hai tu forse più eh’ altriDi sacrileghi e d’empj il suol fecondoChe si spesso ritorni al fero gioco ?

SOPRA LA GUERRA.

AL DOTTOR FRANCESCO FOGLIÀZZI

PARMIGIANO.

Fogliàzzi, amor di Temi e de le muse,

Che teco a raddolcir scendouo i pettiCon amabil concento in cui le GrazieSparser di loro mano il mele ibleo,

Forse, mentre che noi sediam cantandoPlacidamente e sol di versi armatiArgin poniamo a le mordaci cure,

Sulla Vistola afflitta il furibondoMarte semina strage ampia e rovine.

Ben so che meco a i coraggiosi applaudìGenj dell’ Austria , e del valor t’ allegriDe'figli suoi che a la comun saluteLe vite lor sul periglioso valloOffron securì e fan de’ petti ignudiIllustre scudo a i timidi Penati.

Natura in prima e poi ragion ne appellaLe patrie mura a sostener pugnando:

£ questa è la virtù che fe’ si arditiOrazio al ponte e Curzio a la vorago.

Ma per tua fe, qualor l’alata deaReca novella di crudel conflitto,

Di*, non ti nasce allor nel sen pietade