VERSI
SCIOLTI
L’ AUTO DA FE.
ingimi, o musa, or che prescrìtto è il fuocoPer subbietto al tuo canto , in versi scioltiAtti a svegliar nel scn del mio BarettiLeggiadra bile contro a quel che il primoOsò scuotere il giogo de la rimaChe della querul’eco il suono imita,
Fìngimi, dico, in qual guisa l’Ibero,
Amator di spettacoli funesti ,
Soglia a se far delizioso obbiettoDe la morte de gli empj i quai fur osiSollevarsi ostinati incontro a i dogmiDe la religFon de* nostri padri.
Ecco di gik l’orribile teatroSpalancato ingojar per cento vieLa ognor di stravaganze avida plebe.
Ecco sorger da un lato anfiteatroLagrìmevole e tristo ove non d’orsiO tauri o tigri o barbare leeneFera strage sarà, ma dove attendeL’ultima pena i miseri dannati.
Ecco dall’altro il venerato tronoDel giudice supremo a cui fu datoPor fren de gli empj all’esecrande lingueColla spada e col fuoco. Intanto moveCon lento passo e con squallide facceLa terrìbile pompa in ordin lungo.
S’avanzan primi i figli di coluiA cui il ciel diè la spada e disse : UccidiGli empj fratelli tuoi cui il ver s’asconde.
Indi gli altri ministri i quai di tantoGran potestadc fur chiamati a parte.
Ma già vengon co’piè nudi, seguendoL’immagine di quel che per salvarneMori sul legno, i duri peccatori.
Ei lor volge le spalle onde sia chiaroChe lor non resta a più sperar salute.
Tutti intorno li copre oscura vestaCui vergan bianche liste ; e sopra il pettoE su gli omeri scende altra di tetroMal augurato bigio colorita.
Fiamme infernali, draghi e dimon crudiChe con orrendi cefi! attizzan fuocoSotto all’immagin del tristo dannatoQuivi sono dipinti. Al basso appareL’infame nome e l'esecralnl colpaChe a tanta pena il cattivel conduce ;
O se bestemmiando alzò la voceIncontro al nume, o se per danno altruiOsò evocar dall’Èrebo infeliceCon sacrilego carme spirti ed ombre,
O col poter di bestemmiati sughiDe le sfrenate lammie a i sozzi alberghiNotturno venne. Spaventose mitre
Loro sorgon sul capo ove i demonjEntro a sulfuree fiamme e serpi e botteTesson atra ghirlanda. Oh quant’uom puotcUmiliar l’altr’uomo! In cotal guisaRecando ne la man funeree faciTutte a giallo dipinte i peccatoriS’avviano al lor giudizio, indi a la pena.
Ma non eviteran color 1* infamia
Che prevenner, morendo, il giorno atroce;
Però che 1’ ossa lor sturbate ancora
Da la quiete de le fredde tombe
Vanno a le fiamme, accolte in forzicr neri
Su quali alto s’erìge il simulacro
Ch* ebbero dianzi allor che spirto e forma
Avcano d’uomo. Ecco già gli ampj roghi
Accender veggio , e de le fiamme all’ aere
I minacciosi coni ir sibilando.
Già le vittime accoglie il tetro fuocoVendicator de la religioneInsultata da gli empj. Il cicl rimbombaIn voci di pietade e di furore.
Già compiuta è la scena : ecco ne portaLe ceneri meschine il vento e il fiume.
O Iberia, Iberia, hai tu forse più eh’ altriDi sacrileghi e d’empj il suol fecondoChe si spesso ritorni al fero gioco ?
SOPRA LA GUERRA.
AL DOTTOR FRANCESCO FOGLIÀZZI
PARMIGIANO.
Fogliàzzi, amor di Temi e de le muse,
Che teco a raddolcir scendouo i pettiCon amabil concento in cui le GrazieSparser di loro mano il mele ibleo,
Forse, mentre che noi sediam cantandoPlacidamente e sol di versi armatiArgin poniamo a le mordaci cure,
Sulla Vistola afflitta il furibondoMarte semina strage ampia e rovine.
Ben so che meco a i coraggiosi applaudìGenj dell’ Austria , e del valor t’ allegriDe'figli suoi che a la comun saluteLe vite lor sul periglioso valloOffron securì e fan de’ petti ignudiIllustre scudo a i timidi Penati.
Natura in prima e poi ragion ne appellaLe patrie mura a sostener pugnando:
£ questa è la virtù che fe’ si arditiOrazio al ponte e Curzio a la vorago.
Ma per tua fe, qualor l’alata deaReca novella di crudel conflitto,
Di*, non ti nasce allor nel sen pietade