VERSI
De* miseri mortali e orrore incontroAl fero mostro che d’Averno uscitoSol di sangue si pasce e di rapine ?
Certo che si ; però che a te la menteRagione irradia e saggio amor ti accendeDi cui filosofia fu a te maestraAllor eh* esaminar su giusta lanceTi fé* il valor de le mondane cose.
Tempo fu già che i mari, i fiumi e PalpiPoucan confine a i regni, e non P immensaAvidità che ognor più alto agogna.
Ciascun signore allor ne le sue terreYivea contento del primier dominoChe a luì natura o altrui piacer donava,
Vie più che d’ oro e di purpuree vestiRicco del cor de i sudditi beati.
I campi cran sua cura e Putii*artiE il commerzio e gli studj a Palla amici,
Onde fiorendo ogni città sorgeaPiù ricca e bella e le frequenti vieDi popolo infinito adorna e piena.
Che se talora ambizioso spirtoDi por tentava all’altrui patria il frenoE regnar sopra gli altri, incontanenteQual dall’aratro e qual da le officineBalzar vedeasi : e, tra lor fatto un nodoChe ìndissolubil fe stringea per sempre,
S’ avventavan feroci, e dell’ ingiustoAssalitor le forze ivan disperseIn un momento. Allor l’amica pace,
Qual dopo lieve uuvoletto estivoFa il ciel sereno, sopra lor ridea.
Felice tempo, oiinè, quanto desioDe’ tuoi placidi giorni a noi lasciasti,
Poi che venne a turbar sì bel riposoMostro infernal che di superbia nacque 1Per lui prima divenne arte e scienzaDar morte all’ uomo e la più nobil vitaSprezzar ridendo. Origine celesteEi finger seppe s e per le aurate cortiSapienti adulatori a sue menzogneAccrebber fede allor che 1’ empia guerraChiamar consiglio dell’ eterna mente ,
E dir fur osi che sena’ essa i poliMal reggerebbon l’insoffribil pesoDi tante genti a cui d’alloggio e pascoSaria scarsa la terra. Empj ! Che DioCreder sì ingiusto che a pugnar 1* un frateSpinga coll’ altro e del lor sangue ei goda ?
For:? mille altre vie non bastan ancoOnde viene al suo fin l’umana vita «
Rosa da gli anni o pur tronca ed iufrantaSubitamente ? Intanto il crudo mostro,
Ognor crescendo, ognor più accorto finseNomi e sembianze : e lui ragion chiamaroLe ambiziose meuti a cui sol piacqueSopra le altrui rovine erger se stesse.
Por lor consiglio i regi a certa morteSpinser per forza incontro all’armi e al focoI miseri soggetti, i quai lo scettroDato avean loro per salvar se stessiDall esterno furore e aver securc
SCIOLTI. 95
All’ombra d’un signor vita e ricchezze.
Fu poi detto valor fra i giovaniliAudaci spirti, a cui fa spesso ingannoL’ombra falsa d’onor; che non nel tórreL’oro e le vite altrui virtù s*appoggia,
Ma sì ben nel versar fiumi di sanguePer la sua patria e assecurar con unaMille di cittadin preziose vite,
Cb’esser dea solo de la patria a un figlioCara gemma e tesoro. In cotal guisaCorse l’acherontea belva le terre.
Nulla più fu securo. Invan natura
Di monti inaccessibili rinchiuse
I popol varj , e sciolse i regj fiumi
A divider gli stati. Innanzi a lei
Tutto s’aperse ; e ponderoso e curvo
Da le antiche sue sedi il santo Dio
Tcrmin levossi : e quello allor fu visto
Che da natura a le medesme fere
Negato fu ; eh’ ove il leon non pugna
Contro il leone, e contro al tigre il tigre,
Pugna l’uom contra l’uomo e a morte il cerca.
Che più ? cotanto osò l’orribil furia
Che , di religlon prese le spoglie
E posto il ferro in mano all’uom, gli disse :
Uccidi pur; che così il ciel comanda.
Tutto così inondaron l’orienteE la Gallia e l’Italia arme ed armati:
Nè salvi andaro da furor sì ciecoLe stesse al sommo Dio vittime sacre ;
Però che sotto al vastator suo piedeSparso rimase il suol d’ossa insepolteE d’arsi templi e di sfrondati gigliDi vergini pudiche e caste spose.
Nè al piè licenzioso pose frenoL’oceano immenso; ch’ei 1*erculee metePassò superbo e l’alte sedi infranseE i legittimi imperi, e giù dal tronoGl’ innocenti signor balzò spietato ;
E giunse a tal che vóto di mortaliLasciò il terreno onde partissi in primaE quel dove approdò. Deh 1 poi che al colmoDi sua fierezza è P implacabil mostro,
Pera oggimai, e a’ desideri umaniFreno si ponga ond’ei si nutre e accresce;
Si che i primieri dì tornin sì belliE sospirati assai. Ben la lor puraLuce tornava a rallegrar poc’ anziQuesto secol felice in cui la donnaDell’ Istro impera, a cui le sagge voglieSolo il ciel detta al cornuti ben rivolte;
Se da settentrione il fero turboNon dissipava la su’ amica pace ,
Cui per tornar ne la primiera sedeI magnanimi eroi sudan pugnando.
Vincan lor armi a cui dal cielo assisteL’alma giustizia: e noi tessiam frattantoNova corona a i vincitor futuri.