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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE DRAMMATICHE.

io3

Chi de la dea celesteL’immeusa carità trasfusa in esso.

Sì, ma d* un altro amoreSento la fiamma in petto:

E l’innocente affettoSolo a regnar non è.

Ac. Ah no , Silvia « t’ inganni,

Innocente che sei t Già per lung’ uso

10 più di te la tua virtù conosco.

Spiega il tuo core, o figlia ,

E al tuo fido custode or ti consiglia.

Sii. Odi, Aceste , e stupisci. Il dì volgeaChe la mia fe* donaiD’esser sposa d* Ascanio all* alma dea.

Mille immagini liete

Che avean color da quel felice giorno

Venian volando a la mia .mente intorno.

Ed ella in dolce sonno

S’obliava innocente in preda a loro;

Quand’eccoy oh cielo 1 a me, non so se desta y

Ma desta sì y poi che su gli occhi ancora

Ho non men che nel cor quel vago oggetto »

Apparve un giovanetto. Il biondo crine

Sul tergo gli volava ; e mista al giglio

Ne la guancia vezzosa

Gli fioriva la rosa : il vago ciglio.. .

Padre , non più, perdona.

L’indiscreto pensier, parlando ancora yVa dietro a le lusingheDeU’immagin gentil che Io innamora.

Ac. ( Che amabile candor ! ) Segui ; che avvenne ?Sii. Ah ! da quel giorno il lusinghier sembianteRegnò nel petto mio ; di se m* accese;

1 miei pensieri ei solo

Tutti occupar pretese; i sonni mici

Di se solo ingombrò. Da un lato Ascanio

La cui sembianza ignota y

Ma la virtù m’è nota,

Meravìglia e rispetto al cor m*inspira:

Dall* altro poi l’immaginato oggettoTenerezza ed amor mi desta in petto.

Ac. No, figlia, non temer. Senti la manoDe la pietosa dea. Questa bell’ opraOpra è di lei.

Sii. Che dici ?

Come ? parla, che fia 1Ale. Piacque a la diva

Di stringere il bel nodo: in ogni guisaVi dispone il tuo core e in sen ti pingeLe sembianze d’Ascanio.

Sii. E come il sai ?

Ac. In cor mi parla un sentimento ignoto,

La tua virtù me *1 dice, e m’assicura

11 favor de la dea.

SU- Numi I chi fia

Più di me fortunata ? Oh Ascanio, oh sposo tDunque per te, mio bene,

L* amoroso desio

Si raddoppia così dentro al cor mio ?

Amo adunque il mio sposo

Quando un bel volto adoro ? Amo lui stesso

Quando mille virtù pregio ed onoro ?

Come è felice statoQuello d* un’ alma fidaOve innocenza annidaE non condanna amor IDel viver suo beato

Sempre contenta è 1’ alma :

E sempre in dolce calmaVa sospirando il cor.

Ac. Silvia , mira che il sole ornai s* avanzaOltre il meriggio. E tempoChe si prepari ognunoAd accoglier la dea. Su via, pastori,

A coronarci andiam di frondi e fiori :

Tu con altri pastor, Fauno, raccogli

Vaghi rami e ghirlande, e qui le reca

Onde sia il loco adorno

Quanto si può per noi. Tu ancor prepara

Parte de*cari frutti onde sull’ara

Con le odorate gomme ardan votivo

Sagrificio a la dea che a noi li dona.

Se questo dì e festivo

Ogni anno al suo gran nome, or che si deve

Quando si fausta a noi

Reca il maggior de’ beneficj suoi ?

Coro. Venga de* sommi eroi

Venga il crescente onor.

Più non s’involi a noi:

Qui lo incateni Amor (l).

SCENA V.

Ascanio e poi Venere e coro di genj.

Asc. Cielo I che vidi mai 1 quale innocenza,Quale amor, qual virtù ! Come non corsiAl pie di Silvia, a palesarmi a lei!

Ah questa volta, o dea, quanto penosoL’ubbidirti mi fui Vieni e disciogli ( 2 )Questo freno crudele...

Veti. Eccomi , o figlio.

Asc. Lascia, lascia eh’ io voliOve il ridente fato

Mi rapisce, mi vuol. Quel dolce aspetto,Quel candor , quella fé, quanto rispettoM’inspirano nell’alma e quanti, oh dio,Quanti mantici sono al mio desio tAh di sì nobil almaQuanto parlar vorrei!

Se le virtù di leiTutte saper pretendi ,

Chiedile a questo cor.

Solo un momento in calmaLasciami, o diva, e poiDi tanti pregi suoiPotrò parlarti allor.

Ven. Un’altra prova a te mirar convieneDe la virtù di Silvia. Ancor per pocoSoffri , mia speme. A penaQui fia la pastoral turba raccoltaChe di mia gloria avvolta

(1) Partono tutti fuorché ÀfCanio.

( 2 ) Venere sopraggiunge col coro de* genj.