POESIE DRAMMATICHE.
io3
Chi de la dea celesteL’immeusa carità trasfusa in esso.
Sì, ma d* un altro amoreSento la fiamma in petto:
E l’innocente affettoSolo a regnar non è.
Ac. Ah no , Silvia « t’ inganni,
Innocente che sei t Già per lung’ uso
10 più di te la tua virtù conosco.
Spiega il tuo core, o figlia ,
E al tuo fido custode or ti consiglia.
Sii. Odi, Aceste , e stupisci. Il dì volgeaChe la mia fe* donaiD’esser sposa d* Ascanio all* alma dea.
Mille immagini liete
Che avean color da quel felice giorno
Venian volando a la mia .mente intorno.
Ed ella in dolce sonno
S’obliava innocente in preda a loro;
Quand’eccoy oh cielo 1 a me, non so se desta y
Ma desta sì y poi che su gli occhi ancora
Ho non men che nel cor quel vago oggetto »
Apparve un giovanetto. Il biondo crine
Sul tergo gli volava ; e mista al giglio
Ne la guancia vezzosa
Gli fioriva la rosa : il vago ciglio.. .
Padre , non più, perdona.
L’indiscreto pensier, parlando ancora yVa dietro a le lusingheDeU’immagin gentil che Io innamora.
Ac. ( Che amabile candor ! ) Segui ; che avvenne ?Sii. Ah ! da quel giorno il lusinghier sembianteRegnò nel petto mio ; di se m* accese;
1 miei pensieri ei solo
Tutti occupar pretese; i sonni mici
Di se solo ingombrò. Da un lato Ascanio
La cui sembianza ignota y
Ma la virtù m’è nota,
Meravìglia e rispetto al cor m*inspira:
Dall* altro poi l’immaginato oggettoTenerezza ed amor mi desta in petto.
Ac. No, figlia, non temer. Senti la manoDe la pietosa dea. Questa bell’ opraOpra è di lei.
Sii. Che dici ?
Come ? parla, che fia 1Ale. Piacque a la diva
Di stringere il bel nodo: in ogni guisaVi dispone il tuo core e in sen ti pingeLe sembianze d’Ascanio.
Sii. E come il sai ?
Ac. In cor mi parla un sentimento ignoto,
La tua virtù me *1 dice, e m’assicura
11 favor de la dea.
SU- Numi I chi fia
Più di me fortunata ? Oh Ascanio, oh sposo tDunque per te, mio bene,
L* amoroso desio
Si raddoppia così dentro al cor mio ?
Amo adunque il mio sposo
Quando un bel volto adoro ? Amo lui stesso
Quando mille virtù pregio ed onoro ?
Come è felice statoQuello d* un’ alma fidaOve innocenza annidaE non condanna amor IDel viver suo beato
Sempre contenta è 1’ alma :
E sempre in dolce calmaVa sospirando il cor.
Ac. Silvia , mira che il sole ornai s* avanzaOltre il meriggio. E tempoChe si prepari ognunoAd accoglier la dea. Su via, pastori,
A coronarci andiam di frondi e fiori :
Tu con altri pastor, Fauno, raccogli
Vaghi rami e ghirlande, e qui le reca
Onde sia il loco adorno
Quanto si può per noi. Tu ancor prepara
Parte de*cari frutti onde sull’ara
Con le odorate gomme ardan votivo
Sagrificio a la dea che a noi li dona.
Se questo dì e festivo
Ogni anno al suo gran nome, or che si deve
Quando si fausta a noi
Reca il maggior de’ beneficj suoi ?
Coro. Venga de* sommi eroi
Venga il crescente onor.
Più non s’involi a noi:
Qui lo incateni Amor (l).
SCENA V.
Ascanio e poi Venere e coro di genj.
Asc. Cielo I che vidi mai 1 quale innocenza,Quale amor, qual virtù ! Come non corsiAl pie di Silvia, a palesarmi a lei!
Ah questa volta, o dea, quanto penosoL’ubbidirti mi fui Vieni e disciogli ( 2 )Questo freno crudele...
Veti. Eccomi , o figlio.
Asc. Lascia, lascia eh’ io voliOve il ridente fato
Mi rapisce, mi vuol. Quel dolce aspetto,Quel candor , quella fé, quanto rispettoM’inspirano nell’alma e quanti, oh dio,Quanti mantici sono al mio desio tAh di sì nobil almaQuanto parlar vorrei!
Se le virtù di leiTutte saper pretendi ,
Chiedile a questo cor.
Solo un momento in calmaLasciami, o diva, e poiDi tanti pregi suoiPotrò parlarti allor.
Ven. Un’altra prova a te mirar convieneDe la virtù di Silvia. Ancor per pocoSoffri , mia speme. A penaQui fia la pastoral turba raccoltaChe di mia gloria avvolta
(1) Partono tutti fuorché ÀfCanio.
( 2 ) Venere sopraggiunge col coro de* genj.