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POESIE DRAMMATICHE.
Dui tuo gentil sembianteRisplende un* alma grande :
E quel chìaror che spandeQuasi adorar ti fa.
Se mai divieni amante,
Felice la donzellaChe a damma cosi bellaAUor s* accenderà (l)t
SCENA IV.
Silvia, coro di pastorelle, Ascakio.
Asc. Alme I Che veggio mai (2) ?
Silvia colà si giacePallida semiviva
A le sue ninfe in braccio. Intendo, oh dio !
Arde del volto mio ; e non mi credeIl suo promesso Ascanio.
La virtude e l’amore
Fanno atroce battaglia in quel bel core.
E dal penoso ingannoLiberarla non posso... A gli occhi suoiS* involi almen questo affannoso oggettoFin che venga la dea. Colà mi celo ;
E non lontan da leiUdrò le sue parole,
Pascerò nel suo volto i guardi miei.
Al mio ben mi veggio avanti,
Del suo cor sento la pena,
E la legge ancor mi frena.
Ah ! si rompa il crudo laccio,
A bastanza il cor soffri.
Se pietà dell’ alme amanti,
O gran diva, il sen ti move,
Non voler fra tante proveAgitarle ognor cosi ( 3 ).
Sii. Ferma, aspetta, ove vai ? dove t’involi ( 4 ) IPerchè fuggi cosi ! Numi t che fo ? . ..
Dove trascorro, aimè 1 .. . Come s’obliaLa mia virtù !... SI, si risolva alfine ;
Rompasi alfin questo fallace incanto.
Perchè« perchè mi vanto
Prole de’ numi, e una sognata imago
Travia quel cor che al sol dovere è sacro,
E sacro a la virtù ?... Ma non vid* ioLe sembianze adorate
Pur or con gli occhi miei?... No, non imporla.Sol d* Ascanio son io. Da lor si fugga.
Se il ciel cosi mi prova,
Miri la mia vittoria... E se il mio sposoFosse quel ch’or vid’io?... Ah! mi lusingo.Perchè in si dolce istanteNon palesarsi a me ? per che mentirsiE straziarmi cosi ?... No > mi seduceL’ingannato mio core... E s’anco ei fosse,Vegga che so lui stessoSagrificare a lui
(1) Parte.
(2) Guardando a Silvia.
( 3 ) Si ritira dalla scena.
( 4 ) Accorrendo ad Ascanio e poi trattenendosi, j
E l’amato sembiante a i morti sui.
Ah ! si corra ad Aceste :lnvoliamei di qui. Grande qual sono,
Stirpe de’ numi al cotnun ben mi deggio.
Fuor che l’alma d’Ascanio altro non veggio.Infelici affetti miei,
Sol per voi sospiro e peno.
Innocente è questo seno :
Noi venite a tormentar.
Deh l quest’ alma , eterni dei,
Mi rendete alfin qual era.
Più l’immagin lusinghieraNon mi tomi ad agitar.
Asc. Anima grande, ah ! lascia ,
Lascia, oh dio ! che al tuo piè... ( 5 )
Sii. Vanne. A’ miei lumi (6)
Ti nascondi per sempre. Io son d’Ascanio (7).Coro. Che strano evento
Turba la vergineIn questo di ?
No non lasciamola ;
Dove si rapidaFugge cosi (8) ?
SCENA V.
Ascanio.
i la crudel come scoccato dardoS’involò dal mio sguardo. Incauto ! ed ioQuasi di fè mancai.
Chi a tante prove, o dea,
D’amore e di virtù regger potea?
Di sì gran dono, o madre,
Ricco mi fai che più non può mortaleDestar da gli dei: e vuoi ch’io sentaTutto il valor del dono. Ah! sì, mia Silvia,Troppo, troppo maggioreSei de la fama. Ora i tuoi pregi iutendo :
Or la ricchezza mia tutta comprendo.
Toma , mio bene , ascolta :
Il tuo fedel son io :
Amami pur, ben mio;
No non t’inganna amor.
Quella che in seno accoltaSerbi virtù si raraA gareggiar preparaColl’ innocente cor (9).
SCENA VI.
Ascanio, Silvia, Aceste, Fauno, coro di pastorie di pastorelle, poi Venere e coro di genj.
Coro. "V enga de’ sommi eroi,
Venga il crescente onor.
Più non s’involi a noi :
Qui lo incateni Amor.
( 5 ) Accorrendo a Silvia.
(6) Partendo risoluta .
(’j) Parte.
(8) Partono.
(9) Si ritira in disparte.