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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE DRAMMATICHE.

Dui tuo gentil sembianteRisplende un* alma grande :

E quel chìaror che spandeQuasi adorar ti fa.

Se mai divieni amante,

Felice la donzellaChe a damma cosi bellaAUor s* accenderà (l)t

SCENA IV.

Silvia, coro di pastorelle, Ascakio.

Asc. Alme I Che veggio mai (2) ?

Silvia colà si giacePallida semiviva

A le sue ninfe in braccio. Intendo, oh dio !

Arde del volto mio ; e non mi credeIl suo promesso Ascanio.

La virtude e l’amore

Fanno atroce battaglia in quel bel core.

E dal penoso ingannoLiberarla non posso... A gli occhi suoiS* involi almen questo affannoso oggettoFin che venga la dea. Colà mi celo ;

E non lontan da leiUdrò le sue parole,

Pascerò nel suo volto i guardi miei.

Al mio ben mi veggio avanti,

Del suo cor sento la pena,

E la legge ancor mi frena.

Ah ! si rompa il crudo laccio,

A bastanza il cor soffri.

Se pietà dell’ alme amanti,

O gran diva, il sen ti move,

Non voler fra tante proveAgitarle ognor cosi ( 3 ).

Sii. Ferma, aspetta, ove vai ? dove t’involi ( 4 ) IPerchè fuggi cosi ! Numi t che fo ? . ..

Dove trascorro, aimè 1 .. . Come s’obliaLa mia virtù !... SI, si risolva alfine ;

Rompasi alfin questo fallace incanto.

Perchè« perchè mi vanto

Prole de’ numi, e una sognata imago

Travia quel cor che al sol dovere è sacro,

E sacro a la virtù ?... Ma non vid* ioLe sembianze adorate

Pur or con gli occhi miei?... No, non imporla.Sol d* Ascanio son io. Da lor si fugga.

Se il ciel cosi mi prova,

Miri la mia vittoria... E se il mio sposoFosse quel ch’or vid’io?... Ah! mi lusingo.Perchè in si dolce istanteNon palesarsi a me ? per che mentirsiE straziarmi cosi ?... No > mi seduceL’ingannato mio core... E s’anco ei fosse,Vegga che so lui stessoSagrificare a lui

(1) Parte.

(2) Guardando a Silvia.

( 3 ) Si ritira dalla scena.

( 4 ) Accorrendo ad Ascanio e poi trattenendosi, j

E l’amato sembiante a i morti sui.

Ah ! si corra ad Aceste :lnvoliamei di qui. Grande qual sono,

Stirpe de’ numi al cotnun ben mi deggio.

Fuor che l’alma d’Ascanio altro non veggio.Infelici affetti miei,

Sol per voi sospiro e peno.

Innocente è questo seno :

Noi venite a tormentar.

Deh l quest’ alma , eterni dei,

Mi rendete alfin qual era.

Più l’immagin lusinghieraNon mi tomi ad agitar.

Asc. Anima grande, ah ! lascia ,

Lascia, oh dio ! che al tuo piè... ( 5 )

Sii. Vanne. A’ miei lumi (6)

Ti nascondi per sempre. Io son d’Ascanio (7).Coro. Che strano evento

Turba la vergineIn questo di ?

No non lasciamola ;

Dove si rapidaFugge cosi (8) ?

SCENA V.

Ascanio.

i la crudel come scoccato dardoS’involò dal mio sguardo. Incauto ! ed ioQuasi di fè mancai.

Chi a tante prove, o dea,

D’amore e di virtù regger potea?

Di sì gran dono, o madre,

Ricco mi fai che più non può mortaleDestar da gli dei: e vuoi ch’io sentaTutto il valor del dono. Ah! sì, mia Silvia,Troppo, troppo maggioreSei de la fama. Ora i tuoi pregi iutendo :

Or la ricchezza mia tutta comprendo.

Toma , mio bene , ascolta :

Il tuo fedel son io :

Amami pur, ben mio;

No non t’inganna amor.

Quella che in seno accoltaSerbi virtù si raraA gareggiar preparaColl’ innocente cor (9).

SCENA VI.

Ascanio, Silvia, Aceste, Fauno, coro di pastorie di pastorelle, poi Venere e coro di genj.

Coro. "V enga de’ sommi eroi,

Venga il crescente onor.

Più non s’involi a noi :

Qui lo incateni Amor.

( 5 ) Accorrendo a Silvia.

(6) Partendo risoluta .

(’j) Parte.

(8) Partono.

(9) Si ritira in disparte.