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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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ELOGI E DISCORSI.

di se, poche suppellettili, alcuni scrìtti e , avutoriguardo al poter suo, una copiosa e scelta librerìa,nella quale un* insigne raccolta di drammi italiani (i).Col pubblicarsi di parte delle sue poesie noi godia-mo che ci sia stata presentata una favorevole occa-sione di mostrar quanto noi l’abbiamo amato e sti-mato e quanto egli meritava d’esserlo. Se alcunosupponesse che l’amicizia ci avesse fatto esagerarein questo breve elogio; o ne conobbe il suggetto ,ed osi provare il contrario ; o noi conobbe, tantopeggio per lui che si poco può trovare in se stessoe sì poco conosce gli uomini dabbene che credeun’ esagerazione il racconto delle loro virtù.

II.

PER VINCENZO DADDA.

Il dottor Vincenzo Dadda fu dotato d’ingegno na- [turalmente filosofico. Amò fino dalla più fresca età jdi esercitar la mente alla riflessione e di coltivarla |con giusti principj e con solide cognizioni. i

Nel corso della sua vita si dilettò egli delle cose !di belle lettere, d’erudizione, di filosofia in genere |e specialmente di storia naturale, di medicina, di :economi» rustica e di fisica sperimentale. Anzi si joccupò egli stesso a fare sperienze in materia di |fiori, di elettricità, di ottica ; e lavorò di sua manocannocchiali, telescopi e simili.

Non si applicò però egli a questi oggetti se nona titolo di sollievo e in quegli intervalli di tem-po che gli eran lasciati liberi dalla sua professionee dalle sue varie incumbenze. I quali intervallierano più frequenti per lui che soleva svegliarsi edarsi alle occupazioni della mente prima del giornoa lume artificiale.

Il primo ed abituale studio di lui fu quello delleleggi , che professò, come anche dell’erudizionestorica, politica e morale, che hanno più utile rela-zione con quella facoltà.

Quindi è che, ben lontano dall’essere un meroforense, riusci ben presto profondamente scienziatonelle materie legali e potè nella sua età d’annidiciotto interpretare in sua casa le instituzioni civilicon applauso generale de’ suoi uditori.

Entrato nell’esercizio del foro, si conciliò e simantenne poi sempre un* alta riputazione di probi-tà , di dottrina, di prudenza, di sagacità e di sin-goiar disinteresse. Questa riputazione propagata neiprincipali individui del foro, ne*tribunali, nel mi-nisterio, fece sì che venne abitualmente da tuttequeste parti o consultato o adoperato nelle materiepiù importanti o scabrose.

Egli fu sempre lontano da ogni ambizione o

e sincere espressioni dell'amicizia, della stima, dellariconoscenza e del dolore.

(i) Quest* ampissima collezione di drammi ita-liani e spezialmente commedie passò nelle mani diGiuseppe Casati milanese.

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servitù; ed è per questo che non cercò mai verunpubblico impiego; e si schermi anzi dallo averne,potendone aver de’più nobili.

Nondimeno il governo, mosso dall’universale sti-ma che si aveva di lui, oltre 1 * incaricarlo di moltepasseggere incumbenze, gli conferì anche sponta-neamente varj impieghi successivi o contemporanei.

Fu egli dapprima pubblico professore per moltianni dell’arte notarile nelle scuole Palatine. Di poifino alla morte pubblico professore d’instituzionicivili nelle scuole di Brera. Fino all’anno 1786,in cui venne abolito il collegio fiscale, fu regiocancelliere di esso collegio. Fu sindaco della cosidetta altre volte camera de’merranti. Essendosi poi,nel detto anno 1786, per ordine sovrano eretti untribunale mercantile di prima istanza ed una ca-mera di commercio, fu egli nominato assistentelegale sì del primo che della seconda, nel qualeimpiego parimente continuò fino alla morte.

Tanto nella trattazione degli affari, quanto neidiscorsi dalla cattedra si esprìmeva egli con un’ariadi semplicità e bonarietà sua caratteristica la qualesi rendeva tanto più interessante per la giustezzadelle idee, per i lampi dell’ ingegno che ne scop-piavano e per una sagace facezia di cui la condiva.

Le scritture forensi di lui mostrano quanto eglisapesse, quanto rettamente pensasse e quanto acu-tamente vedesse senza fare alcuno sfoggio nè d’artenè di dottrina. Lo stile ne era breve, semplice, no-bile ed esatto: di modo che per tutte le parti avreb-l)on dovuto servir di scuola e di esemplare agli altrisuoi colleghi nel foro. Le sue lezioni dell’ arte no-tarile, benché non divolgate in istampa, sono con-tinovamente cercate anche fuori, come una delleopere migliori che si abbiano su quella materia (2).

Il dottor Dadda cosi nella sua vita pubblica co-me nella privata fu sempre dichiarato amico deibuoni e dichiarato nemico de* cattivi. Fu miseri-cordioso co* poveri e grande fautore degli oppressi.I clienti di lui furono anche suoi familiari e suoiamici. Spesse volte furono anche da lui non soloassistiti ma beneficati. Non domandò a nessuno diloro mai nulla, non tenne registri, e ricevette senzanè esami nè conti. Amò la buona e lieta compa-gnia. Dava con singolare finezza ma con pari ur-banità la burla. La sua persona, la sua casa, le cosesue furono sempre alla disposizione de’ suoi amicinon solo, ma anche di qualsivoglia onesta persona.Perciò, avendo potuto stabilirsi una non ordinariafortuna, non lasciò a* suoi superstiti altro che ilmodico asse provenutogli dal padre.

Spossato finalmente dalle lunghe fatiche e da re-plicate malattie, cadde in consunzione e morì nel-l’età di anni 59 l’anno 1793 .

Una famiglia di cittadini suoi clienti ed amici ,in segno di tenerezza e gratitudine, decorò il luo-go della sepoltura di lui nel cimìterio di Porta Co-masina , facendovi porre in un nobile monumentola seguente iscrizione :

(2) Ora le lezioni medesime sono alle stampe.