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ELOGI E DISCORSI.
ALLA . MEMORIA . DI . VINCENZO • DAMADEL . COLLEGIO . DB* . NOTAI . E . DE* . CÀVSIDIClASSISTENTE . GIVRISPERITO . ALLA . CAM . MERCANTILEPVBBLIC0 . LETTORE . DELL* . ARTE . DEL . NOTAIOPOI . DELLE . INSTITVZIONI . CIVILIVOMO . NE* . PVBBLICI . VPICIPER . INGEGNO . DOTTRINA . INTEGRITÀ* . R . LIBERALITÀ*AMMIRATONE* . PRIVATI
PER . VMAN1TA* . MANSVETVD1NE . E . PIACEVOLEZZAAMATISSIMO
MORÌ . L* . ANNO . MDCCXCIII.
DISCORSI.
I.
RECITATO NELL* APRTMENTO DELLA NUOVA CATTEDRA
DELLE BELLE LETTERE.
i materia delle belle lettere , che io il primo ela prima volta, per singolare beneficenza della sacracesarea reai maestà di Maria Teresa augusta nostrasovrana, sou destinato a insegnar pubblicamente nellamia patna, quanto da una parte mi sgomenta col-l’estrema sua delicatezza e colla illimitata sua va-stità, tanto mi conforta dall’altra e mi fa andaresuperbo per lo vantaggio grandissimo che può essaprodurre ne* mici concittadini, qualora le mie forzenon sieno di troppo inferiori al fervido zelo che hodi bene ed utilmente trattarla. L* oggetto, che lailluminata provvidenza di Sua Maestà ha avuto eri-gendo la cattedra delle belle lettere in queste pub-bliche scuole, si è di formare, di promovere, dipropagare il bongusto nella nostra patria, e d’ecci-tare e di spingere al volo il genio nascente dellagioventù » acciocché , dietro alla scorta de* grandiesempi, disdegnando la infelice mediocrità ed ele-vandosi coi sentimenti e coll’immaginazione, pro-duca , sia nelle lettere, sia nelle belle arti , operedegne della grandezza di questo secolo , innalzi lasua patria al pari delle più colle nazioni e formila gloria di se medesima e del principe che l’ama,che la coltiva e che l’assiste con tanta cura e contanta munificenza. Diffatti finche non si giugno arivolger l’affetto, l’ambizione e la venerazione de’cittadini ad oggetti più sublimi che non sono lavana pompa del lusso o la falsa gloria delle ric-chezze , mai non si destano gli animi loro per ac-corgersi che ci è un merito , che ci è una gloriainfinitamente superiore ; mai non si sollevano a ten-tar cose grandi , a segnalarsi nella lor patria e adaver la superbia di distinguersi, benché nudi, fral’oro e le gemme che circondano gli altri. Ora lebelle lettere sono quelle che più d’ogni altra cosacontribuiscono a ben dirigere la innocente e perciòpiù agevolmente pieghevole ambizione de’ giovani :imperocché, proponendo esse gli eccellenti originalie per questo mezzo facendo sentire i pregi del belloe del vero, rapiscono le anime nostre e le eccitanopossentemente a trovarli cd a produrli ; o almeno,
accostumandoci a gustarli e con essi occupandocinobilmente, ci distolgono dall’ ozio e dalle passioniperniciose alla umana società, ne richiamano a sen-timenti più grandi e sublimi e ne avvicinano allavirtù. Ma io abuserei troppo delle circostanze diquesto luogo e di questo tempo, se volessi prenderea dimostrare quanto giovino le belle lettere a tuttigli altri studj della gioventù, alla civile conversa-zione , ai costumi, alla comune benivolenza degliuomini, alla probità, alla virtù ed allo stesso eroi-smo de’cittadim. Dall’altra parte io direi cose trop-po note all’anima delicata di questo saggio ministroche mi onora della sua presenza ; a questo rispet-tabile magistrato, costituito moderatore della partepiù nobile e più importante del governo , cioè glistudj de’ cittadini ; a voi finalmente , o illuminatiascoltatori, i quali tutti sapete per prova quantola conoscenza de’ grandi originali e il bongusto for-mato con lo studio delle belle lettere, abbiano con-tribuito alla soavità de’vostri costumi ed alla nobiltàcd allo ingrandimento degli animi vostri. Io mi ri-strignerò adunque a ragionar brevemente del van-taggio che lo studio delle belle lettere produce nellacivile società, riguardando per un sol capo, forsemeno avvertito comunemente e men sentito deglialtri; e questo sarà della influenza che hanno lebelle lettere, l’eloquenza, la poesia nel progresso enella perfezione di tutte le altre arti, che si chia-mano Delle- Così spero che, invitata in tanto mag-gior numero la frequenza degli uditori, avrò la con-solazione di veder per mio mezzo e a prò della miapatria diffondersi con ampiezza tanto maggiore ilfrutto di questa nuova sovrana beneficenza.
Quella vastità, quella vivacità, quella forza del-l’immaginazione per cui, al servigio d’un talentocreatore, si rappresenta quasi in un sol colpo tuttala natura; quella prontezza, quella momentaneilàdi cogliere i finissimi rapporti delle idee che allacomune degli uomini pajono separale da un’infinitaestensione, per poi di tutto questo crearne a pro-pria voglia una interessante novità ; quell’attitudinead esprimere con verità, con evidenza, con predo-minio l’immagine conceputa in modo che sorpren-da, che muova, che piaccia; quell’estro, quell’en-tusiasmo, quel genio finalmente, sentito assai meglioche dui filosofi definito, si va lungamente preparandonelle segrete officine della natura, finché o per operadi mille impercettibili combinazioni da sé medesimoprorompe , o per industria che vi si applichi viensuscitato.
Invano gli Egiziani , i Babilonesi , i Fenicj, gliÀssirj, sebbene fossero già di molto inoltrati nellecognizioni della politica c della morale, invano ave-van tentato, molli secoli prima de* Greci, di fabbri-carsi un bello col loro talento e colle lor mani.Siccome non conoscevano essi la via che ve li po-teva unicamente condurre, così ogni lor passo nonera che un più avanzarsi nelle tenebre oppure unricalcare le orme già fatte. I Greci medesimi piùantichi, che appreso avevano da quelle nazioni, era-no precisamente nel caso di esse e dopo lunghe ereplicate prove ridotti a ricopiarsi continuamente ed