ELOGI E DISCORSI.
I 2 I
a credere che non si potesse andare più oltre, ap-punto in quella guisa che i Peruani nell’America ei Cinesi nell’Asia non sonosi mai potuti avanzared’ un passo verso quel Lello che è 1* oggetto ed ilfine delle belle arti.
Due cose conviene di fare in una nazione in cuisi desideri di veder suscitato il genio e promosso ilbongusto per le belle arti : la prima si è di pro-porre agl’ingegni la via che dee tenersi per benee lodevolmente riuscirvi; l’altra è di fare in modoche il loro gusto non si corrompa per amore dinuovi cibi e piccanti, e non venga per conseguenzaad abbandonar quel bello che è bello universalmentee perpetuamente.
Ma per ottenere questi due fini di suscitare ilgenio e di promovere il bongusto nelle belle arti,niuna cosa è più efficace che quella di proporre allanazione soli e continuamente gli esemplari sublimicd originali, giacche fa di mestieri di commoveree di riscaldar fortemente l’immaginazione de’giova-oi acciocché intraprendano la loro carriera, primache di correggerli e di frenarli perchè non preci-pitino in essa; in quel modo che si suol fare d’uufocoso cavallo, al quale si lascia alcun poco liberoil corso per poterlo di poi più utilmente moderare.
Tale è la forza degli eccellenti esemplari sullospìrito umano che, alla proposta di essi, coloro me-desimi i quali , sia per natura sia per educazione,fatti non sono per esser creatori, si commovono al-tamente nel contemplarli e s’empiono d’un gene-roso ardire, e par loro che sul momento darebbondi piglio alla penna od al pennello e scriverebbonocome Virgilio o dipingerebbero come Tiziano; senon che , al toglieni loro davanti l'oggetto che liriscaldava, troppo presto ritornano in calma gli spi-riti loro, e mancando l’esteriore ajuto, non sa piùla lor fantasia sostenersi da se medesima sulle de-boli piume. Ma quegli uomini singolari che son de-stinati a fissare un’epoca solenne nel perìodo dellebelle arti ed a formare in perpetuo una tanto piùgrande, quanto più innocente superbia delle nazio-ni , quegli uomini fortunati ne’ quali o il concorsod’infiniti accidenti nell’educazione o uu parzialetemperamento della natura o amendue queste coseinsieme avevano preparato una, per così dire, ma-teria incondiabile che aspettava l’urto e lo sfrega-mento, quelli sono che immediatamente si scuotonoalla vista degli eccellenti esemplari, che s’infiamma-no efficacemente e intraprendono la loro carriera ,sicuri dì stamparvi delle vesligia indelebili e lumi-nose e di volar per essa alla immortalità.
Ma conciossiachè le beile arti abbiano una somi-glianza cd una relazione grandissima fra esse perchèhanno principj comuni e perchè i loro seguaci con-corrono tutti ad un medesimo fonte , cioè la bellanatura, che tutti si prefiggono d’imitare e d’espri-mere ; quindi è che tutte reciprocamente influiscononel progresso delle altre. L’ unità, per esempio, lavarietà, la simmetria, la chiarezza, la verità, la su-blimità, l’espressione, che sono principj del poetae dell’oratore , il sono a un tempo medesimo delmusico, del dipintore, dello scultore, dell’archìteUo:
Panni , Opere.
e quindi è che gli eccellenti esemplari, i quali per-ciò appunto sono eccellenti perche sono fatti dietroa questi principj , hanno una comune alleanza fraessi nel modo che per la stessa ragione i dipintori,gli scultori, gli architetti, i musici , i poeti , gliscrittori eccellenti, anche nel cotidiano uso dellavita, conversano agevolmente e volentieri stringonoamicizia insieme e si comunicano i loro pensierisopra le rispettive arti loro e contraggono somi-glianti costumi e maniere. Non è adunque da du-bitare che gli eccellenti esemplari della pittura edella scultura non solo vagliano di stimolo e d’istru-zione al dipintore ed allo scultore, ma che infiam-mino eziandio Itene spesso il poeta e lo scrittore egli giovino a divenir più valente nell’ arte sua.
Non pertanto convien confessare che nè la pit-tura nè la scultura nè le altre arti che vanno alnostro cuore per la via dell* occhio non possonogran fatto servire alla perfezione dell* eloquenza adella poesia, alle quali si riferiscono tutte le opereche si chiamano d’immaginazione e di sentimento;e ciò, a mio parere, per due ragioni. La prima diqueste e la più ovvia si è, che le opere del pen-nello e dello scarpello non sono facilmente tradu-cibili di luogo in luogo e sono ntauco atte ad esserdivulgate e moltiplicate col genuino loro caratterefra le nazioni. L'altra e la più forte si è, che, nonvalendo nè la pittura nè la scultura se non a co-gliere un istante circoscrittissimo dell’azione o dellapassione ed a rappresentarlo colla verità che gli con-viene nella tela o nel marmo, non possono esse al-tro fare fuorché uu’ impressione momentanea sulnostro spirito : e siccome questo momento indivisi-bile non ammette successione veruna e per conse-guenza nessun cambiamento d’affèlti o d’espressione,noi non torniamo così facilmente alla contemplazio-ne dell’oggetto che prima ci era piaciuto o non vitorniamo colle innocenti disposizioni di prima. Matutto altrimenti accade delle opere d’eloquenza, dipoesia e di tutte in somma le opere d’immagina-zione o parlate o dipinte col segno della parola.Siccome queste rappresentano azioni e passioni suc-cessive che camminano per gradi e vanno di passoin passo crescendo, e queste passioni massimamenteconducono seco varie gradazioni d’interesse e perconseguenza corredo sempre diverso di sentimentie d’immagini e progressiva e continua novità ne’modi e ne’ colori dell’ espressione ; cosi colle repli-cate loro ma sempre diverse scosse richiamano con-tinuamente per la via del cuore l’attenzione delnostro spirito , esercitano lungamente la nostra fa-coltà di sentire e la rendono più delicata e piùagevolmente alterabile alla presentazione del bello.Alle quali frequenti e dolci perturbazioni dell’ani-mo si risente, si sveglia la fantasia del giovane ai -tista; crea egli , anche non volendo, delle immaginiconformi, sente la ricchezza delle proprie forze ; fi-nalmente, subentrando l’amor della gloria, tenta,riesce, si applaude e grida coll’immortale Correggio :Io son pittore anch’io. Aggiungasi che per agevolartanto più questo, per così dire, nobile innestamentodell’entusiasmo sono troppo facili a moltiplicarsi
iG