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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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ELOGI E

che, quantunque prevenuti per l’eia nostra , noinon possiamo a meno di non ammirare e di nonseguir tuttavia per modello.

La presentazione adunque de* grandi esemplaridella poesia d’Omero fu potentissima e memorandatra le altre cagioni e naturali e politiche che pro-dussero un così repentino ingrandimento delle artiira i Greci. I fanciulli, al dir di Senofonte, appre-sero a mente i versi d’Omero ; il giovane pensògrandemente come il poeta ; si elevò l’anima di lui,trasfuse questa elevazione nelle opere , fece dellecose grandi c fu hen presto annoverato fra i primiuomini della nazione. Così la tragedia passata es-sendo dal carro narrativo di Tespi a pigliare il mo-vimento e la forma dell’azione con Escliilo, divennein un baleno grande, sublime e perfetta con Sofocle.Così le altre arti dall’arida e muta copia si solle-varono repentinamente alla grande, alla bella imita-zione ; e con Fidia, con Policleto, con Alcameneespressero sublimemente la facile armonia della na-tura, i caratteri e le passioni degli uomini e, quel-lo che è lo sforzo maggiore della fantasia, la stessainalterabile tranquillità degli dei. Ma che accadepiù insistere sull’ esempio della Oreria, se in tuttel’età e in tutte le nazioni di’ebbero una volta lagloria d’esser visitate dal genio delle belle arti, cor-sero innanzi, quasi a preparargli la via, lo studio edil hongusto delle lettere, vale a dire la conoscenzae l’osservazione de’grandi esemplari in genere dieloquenza e di poesia? e se così tosto e dovunquevenne a mancar questa luce , decadde immediata-mente anrhe la grandezza e la gloria delle altrearti ?

Cacciato dalle armi straniere, fogge dalla Greciail pacifico genio delle arti e si ricovera in Egittoalla superba corte de’ Tolomei, dove Teocrito eCallimaco stanno preparando il bongusto che l’hada proteggere. Vi fioriscono già e vi gareggianomirabilmente le belle arti : ma ecco che ben prestoi poeti, sedotti dalla erudizione di quella corte edi que* biblioteca! 1 }, abbandonano l’espressione dellanatura per correr dietro alle sentenze ed alle scien-tifiche allusioni} lasciano il vero per la novità ecadono, come d’ un precipizio nell’altro, dall’ari-dezza nella puerilità, dalla puerilità nella bizzarriae da questa in una ridicolosa stravaganza. Smarritoil hongusto che eseguisce , si smarrisce quello chegiudica} e la corte affascinata, dimenticando le gra-zie di Teocrito, applaude alla saccenteria di Nican-dro ed alle mostruosità d’Apollonio e di Licofrone.Questa generale depravazione della poesia contaminaimmediatamente le altre sorelle} e le arti dellaGrecia, che erano corse in Egitto a procacciarsi unasilo, v’incontrano in poco tempo la loro rovina.

Ne altrimenti che nell’ Egitto avvenne in Roma.

L avevano, egli è vero, e Marcello e Fulvio Fiac-co e Lucio Quinzio e Scipione e Cajo Vcrre emolti altri popolata delle statue più maravigliosede*vinti e depredati Greci} ma ciò che importa?Non prima che Cicerone ed Orazio e Virgilio ePollionc mostrassero col loro hongusto il pregio ela sublimità de’greci esemplari} non prima che

DISCORSI. 1^5

costoro insegnassero col loro esempio, co’lor precettie colla lor direzione come i grandi ingegni imitardebbano i grandi originali ; non prima che Mecenateavesse introdotto nella corte d* Augusto per mezzodella conversazione di tanti uomini illustri quelsenso squisito e delicato in materia di belle lettereche vi giunse a cosi alto segno} non prima di tuttociò potè Roma vantarsi d’aver nulla prodotto cheparagonar si potesse colle opere della Grecia in ge-nere d’ edifirj e di statue.

Ma appena, sotto a Tiberio, a Caligola, a Clau-dio, cominciano a decadere le belle lettere, a cor-rompersi l’eloquenza, a tacere la gioconda e placidafilosofia de’ tempi di Cicerone e d’Orazio, e infinitesette di filosofi disputatori ad assordar gli uominie le statue di Roma, ecco che l’architettura e lascultura contraggono i vizj della corrotta eloquenza;e mentre questa concettosa ed ampollosa si gonfia,quelle dal canto loro giganteggiano in ismisurati co-lossi , quasi che, come altri disse, si creda di com-pensar con una mostruosa grandezza la maestà e laforza che più non sanno dar gli scarpelli. Indarnocon lo scendere dell’ imperio varj uomini grandi ,benemeriti della repubblica insieme e delle bellearti, i quali si erano come a nuoto salvati dal co-mune naufragio del hongusto, tentarono di farlerifiorire in Italia. Tutti gli sforzi di varj imperatorie lo zelo e lo studio e le immense spese e i lunghipellegrinaggi e i grandi cdificj d’Adriano massima-mente non valsero a nulla ; imperocché essendo ge-nerale la corruttela del hongusto Delle lettere epressoché in tutti i precettori ricercata , oscura epiena di baje e di sofismi l’eloquenza e negligen-tati i grandi scrittori de’buoni tempi della Greciae di Roma, mal poteva la gioventù nelle scuole de’prezzolati maestri assuefare a’buoni fonti quel gu-sto del vero e del grande che doveva poi servirledi guida nell’ esercizio di tutte le arti.

Grolla e cade l’imperio d’occidente, e sotto allerovine di esso rimango» sepolte e le lettere e learti. Chi sa quando il bel genio di queste potrà dinuovo risorgere ? Allora il vedremo risorgere quan-do lo sguardo degl’ingegnosi italiani, rifuggendodalle barbare moli de’Goti e de’Longobardi, andràa cercar l’imitazione della bella natura nelle grandiopere dell’antichità. Afa quando fia che a ciò pen-sino gl’italiani? Allora ci penseranno che poeti eprosatori insigni saranno sorti anche fra noi; chelo studio delle belle lettere sarà divenuto comunein Italia} che nelle corti pacifiche e delicate de*principi italiani si gusteranno gli eccellenti esem-plari dell’eloquenza e della poesia greca e latina;che finalmente per mezzo de’grandi modelli saràconosciuta la bella imitazione della natura. Così av-venne di fatti. Dante, Petrarca, Boccaccio, i greciumanisti, rifuggitisi da Costantinopoli in Italia, sve-gliarono lo studio dell’una e dell’altra lingua e fe-cero conoscere i grandi scrittori dell’antichità. L’Italiasi scosse; nauseò le deputazioni delle scuole e lapleboa narrazione delle cronache ; s’innamorò de’grandi poeti, de’grandi oratori, de’grandi storicigreci e romani. Fu riconosciuto il bello. Rinacque