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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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ELOGI E DISCORSI.

I 2.J

il bongusto, si dilìuse per le corti , fu introdottodalla protezione de’grandi nelle officine degli arti-sti. Questi aprirono gli occhi, conobbero la bellanatura, videro i pregi dell’antichità, corsero a di-seppellirla, s’infiammarono d’entusiasmo, e in unmomento i Leonardi, i Tiziani , i Correggi, i Mi-chela gnoli, i Rafacili, i Bramanti, i Palladj e millealtri eccellentissimi uomini non pure agguagliaronogli antichi miracoli delle belle arti ma in parte lisorpassarono.

Nè soltanto lo studio della bella letteratura, di-venuto comune in Italia, suscitò il genio di quegliuomini grandi ; ma formò il gusto eziandio che sen-tir doveva tutte le delicatezze delle arti loro e ilgiudizio che condur li doveva nel retto cammino ,e fecondò l’immaginazione medesima che dovevapoi essere un fonte perenne di bellezze e di mara-viglie. I precetti de’grandi antichi maestri, ì colpipiù forti, più patetici, più dipintivi della favola edella storia, la convenienza delle fisonomie, la ve-rità de’caratteri, il costume de’tempi, de*luoghi ,delle condizioni e mille altre cose finalmente cheservono alla perfezione delle loro arti, tutte le ap-presero dallo studio delle belle lettere, delle qualila maggior parte di essi furono intendentissimi. Siaggiunse al bongusto degli eccellenti artefici anchequello de’ lor proiettori, i quali, come dotti ebe essierano, anzi che infamare le sacre arti coll’assogget-tarle per oro all* ignorante capriccio, contribuironocolle lor cognizioni a perfezionarle ed a nobilitarle.Si aggiunse che, sentendo questi illustri mecenati ,e per le buone lettere avute e per la squisitezzadel gusto loro, la preziosità e 1’ eccellenza dell’in-gegno che distingueva quegli uomini grandi dal re-sto della natura, gli ebbero in altissima venerazionee la dimostrarono loro. Si aggiunse per fine che ipiù chiari scrittori di que* tempi si gloriarono distringere amicizia con gli eccellenti artefici, gl’illu-minarono colla dottrina, gli assistettero de’loro con-sigli, gl* incoraggiarono coll’ autorità, li solleticaronocolla pubblica lode ; dalle quali cose tutte fu ani-mato lo zelo e permesso al genio delle belle artiquell’intestino impeto e quella libertà che, elevan-dolo nella sua carriera oltre l’opinione ed oltre lapotenza, il conduce gloriosamente al sublime.

Abbastanza mi pare d’aver detto fin qui per di-mostrare che gli eccellenti esemplari dell’eloquenzae della poesia ben conosciuti e gustati nello studiodelle belle lettere servono anche mirabilmente arisvegliare il genio ed a promovere ed a mantenereil bongusto nelle altre arti. Posso io adunque spe-rare che, mentre per eseguire i doveri del mio in-stituto chiamerò la gioventù milanese allo studiode’ grandi originali e mostrerò i principi e i detta-mi del boDgusto, avvezzandola e ammaestrandola aben sentire, a ben giudicare, a ben condursi nelleopere di lettere, verrò nel medesimo tempo a gio-vare all’architettura, alla scultura, alla pittura eda quante altre arti dilettano per mezzo de’sensi ilnostro spirito e vengono sotto al titolo di belle.Ma fra quali confini si chiuderanno le mie insti-tazioni di belle lettere, su quali materie verseranno

singolarmente , con quale ordine saranno distri-buite ?

I principi universali del bongusto applicabili atutte le belle arti, fondati sopra la natura, auten-ticati dalla pratica degli autori eccellenti e promul-gati dagl’insigni maestri; questi principi medesimiapplicabili particolarmente a tutta l’arte del direpresa nella sua massima estensione ; le opere eccel-lenti degli scrittori considerate come eccitanti nel-l’anima nostra il sentimento del bello; le osserva-zioni fatte sopra le dette opere ; le regole assoluteo relative resultanti da queste osservazioni; l’eru-diziene finalmente che alle dette opere si riferisce,siccome formano , cred’io , tutta la materia dellebelle lettere , cosi formeranno tutta l’occupazionedel mio corso biennale.

Ma, poiché si tratta non solamente di comunicardelle idee alla gioventù nè solamente di condurlaa riflettere , come il filosofo farebbe , ma si trattamassimamente d'cccitarne il genio e di guidarla abene operare nella materia medesima; però saràdebito del mio instituto d’assister continuamente latradizione de’grandi principj e degl’ importanti pre-cetti con gli esempi più vivi e più caratteristici de-gli eccellenti scrittori, avendo gl’insigni esempi piùche ogni altra cosa non meno nelle opere deli’ in-gegno che nella morale una facoltà predominanted’impellere e di abilitare anche non volendo allapratica ed all’esercizio. Gli scrittori che io produrròper esemplari non saranno altri che gli eccellenti,cioè quelli che hanno a loro favore il consenso ditutti i più giudiziosi maestri, di tutte le nazioni edi tutte le età più colte ed illuminate. In questaguisa crederò di far due cose assai utili per beneadempiere il mio ufficio e giovare a’miei uditori:la prima si è che verrò a ristrignere in confini piùcomodi l’apparato pressoché immenso della materiache dovrebbe servire alla istruzione; e l’altra dìgran lunga più importante , che non avvezzerò lagioventù alla mediocrità, ottima nella fortuna, main genere di lettere e d’arti più del cattivo mede-simo nauseosa. Per fine io sceglierò gli eccellentiesemplari da tutti i tempi e da tutte le nazioni.E perchè , quando tutti i popoli della terra hannoinsliluito un felice commercio di lutti i beni chela natura ha divisi fra essi, sarà dato ai soli Grecicd ai soli Latini il privilegio del bello e del subli-me ? Siccome poi fra la materia che mi tocca didover trattare ve ne ha dell’aggradevole soltanto edell’aggradevole insieme ed utile ed importante cspesso ancor necessaria ; così giudicherò d’operarsaviamente e di secondar le mire giustissime delprincipe, insistendo massimamente sopra di questo.Quindi è che nel genere dell’eloquenza, per esem-pio, mi tratterrò più lungamente su quella partedel dire che serve alla comunicazione de’ nostriaffari civili ; dì quella che nel foro difende lavita e le sostanze de’ cittadini ; di quella che so-stiene la dignità del legislatore colla nobiltà, collaprecisione c colla sublime semplicità delle leggìidi quella per ultimo che ora ci consola ed orasalutarmente ci commove e ci turba colla santità