ELOGI E
della morale e colla veneranda maestà della reli-gione.
Avvezzati ora meco, o valorosa gioventù milane-se, su gli eccellenti esemplari alle dolci impressionidel bello e del grande. Apprendi da essi a benesprimere , a ben imitare il bello , il grande dellanatura. Il bongusto è un sentimento perfezionatodall’ arte ; c i sentimenti sono come una catena lecui anclla s’intessono. E facile il passaggio dal bon-gusto alla gratitudine. Quando i grandi esemplariavranno, per mezzo mio , formato il tuo bongustoed eccitalo il tuo genio , offrine le primizie , volaal sublime e scrivi alla posterità o canta sull’epicatromba le virtù di Maria Teresa augusta, sovranatua beneficentissima.
II.
SOPRA LA POESIA.
o spirito filosofico ebe, quasi genio felice sortoa dominar la letteratura di questo secolo , scorrecolla facella della verità accesa nelle mani non purl'Inghilterra, la Francia e l’Italia, ma la Germa-nia e le Spagne, dissipando le dense tenebre de’pregiudizi autorizzati dalla lunga età e dalle vene-rande barbe de’nostri maggiori, finalmente pervienea ristabilire nel loro trono il buon senso e la ra-gione. A lui si debbono i progressi che quasi subi-tamente hanno fatto per ogni dove le scienze tutte,e il grado di perfezione a cui sono arrivate le arti.
Il maggiore poi de’bcneficj, anzi quello che den-tro di se contiene tutti gli altri che recati ci abbiala moderna filosofia, si è lo averci avvezzati a pon-derare con un certo disinteresse le cose, dimodochénè l'età nè il numero nè la dignità delle circostanzeci possano sopraffare.
Abbiamo ora appreso a prescindere da ogni vanoabbigliamento ed a gettarci immantinente sopra l’es-senza della cosa, e quella penetrando e investigandoper ogni più ascoso ripostiglio, senza pericolo d’il-lusione siamo giunti a discoprirne il vero. In simileguisa la fisica appoggiatasi all'esperienza ha inse-gnato a ben giudicare della natura de'corpi, e collascorta di essa quindi ha determinato la probabilitàde’diversi sistemi e quinci dimostrate ridicole levane paure del volgo. La morale postasi ad inve-stigare direttamente il cuore umano, quivi ha tro-vate le vere origini delle passioni e le diverse mo-dificazioni de'nostri affetti, e da quelle argomentan-do ha stabilito il vero carattere e il vero peso de’vizj e delle virtù. Così, esaminando le matematichee le arti, pervenuti siamo a comprendere il giustovalor di ciascuna, distinguendo tra le necessarie ele utili, tra le utili e le dilettevoli, e tra le dilet-tevoli e le soverchie.
La poesia medesima, della quale ho determinatoora di brevemente parlare, ha nuovi lumi acquistatidallo spiiito filosofico; e comechè abbia per unaparte perduti i pomposi titoli che non solo i poetima i maggiori filosofi ancora donati le aveano di
DISCORSI. 125
celeste, di divina e di maestra di tutte le cose, hanondimeno ricevuto dall' altra un merito meno ele-vato, a dir vero, ma più solido e più certo. Questovero merito della poesia piacemi che sia il soggettodel presente discorso, che conterrà alcune mie ri-flessioni ; le quali giudicherò meritar qualche cosaqualora vengano accompagnate dalla vostra sinceraapprovazione.
In due schiere partisco io la maggior parte dicoloro che sogliono giudicare della poesia. Altri sonocerti facitori di versi o sia misuratori di parole iquali si tosto che sono giunti a scriver quattordicirighe di undici sillabe per ciascuna e le cui desi-nenze si corrispondano alternando con egual suono,cosi si persuadono d'essere arrivati ne' più intimipenetrali di quella spelonca
« Là dove Apollo diventò profeta. *
Allora è che costoro, rìngalluzzandosi e di versifica-tori credendosi divenuti veramente poeti, così fa-natici si dimostrano per amore della poesia chenuli’ arte stimano potersi accostare a quella, nonche paragonare. A questi debbono accompagnarsialcuni altri , i quali, essendo pur di qualche mez-zano valore in quest’arte, di buona fede sono per-suasi dell’eccellenza ed importanza di essa , e ra-gionano di que’ lor sonetti e di quelle lor canzon-cine non già in maniera di passatempo ma conquella gravila che altri discorrerei)]* del piano diuna campagna o della spedizione d’una colonia.
L’altra parte di coloro che sogliono dar giudiziosopra la poesia son quelli che, applicati essendo adalcuna delle scienze o delle arti più utili, con trop-pa severità condannano questa e tengonla a vile ,come quella che punto non serve agli umani biso-gni, eh' è un vano trattenimento di gente oziosa eil cui merito in altro non consiste fuorché in unafoggia di parlare diversa dal linguaggio comune.Ora oserò io sperare di potere far sì che, l’una diqueste due parti scendendo alquanto e l’altra al-quanto salendo, s’incontrino in un giusto mezzoche colla ragione consenta c colla verità? Io noncredo di poter ciò meglio ottenere che coll’ esami-nare per poco in che consista la poesia.
E per lasciare da un lato le dispute che si sonofatte per definire quest’arte, io credo , appoggian-domi all’ autorità de’ migliori maestri, esser la poe-sia V arte d’imitare o di dipingere in versi le cosein modo che sìen mossi gli affetti di chi legge odascolta, acciocché ne nasca diletto. Questo è il prin-cipal fine della poesia e di qui ha avuto comincia-mcnto.
Da questa definizione appare che l’arte poeticanon è già così vana come vogliono i suoi nemici ;i quali se questa vogliono condannare , condannardebbono egualmente la musica , la pittura, la sta-tuaria e le altre consimili arti di puro diletto, lequali presso tutte le colte genti in sommo pregiosi tengono e per le quali mille valenti artefici sisono renduli immortali.
Ma chi ben considera filosoficamente quest’artoe la natura del cuore umano ben tosto s’avvedeche non dall’opinione degli uomini ma da fisiche