ELOGI E DISCORSI.
d’un fantastico tesoro che a lui sembra reale, pre-tende poscia che gli altri ne facciano quel medesi-mo conto ch’egli ne fa} e quindi stimolalo dal-l'ambizione e dallo amore di se medesimo e taloranche da una falsa e perciò inutile carila procuradi vendere altrui i suoi vetri e il suo orpello a quelcarissimo prezzo a ch'egli lo ha comperato, adope-randosi d'insinuare nella mente degli altri il me-desimo concetto che egli ne ha.
Nè è da credere che i compratori gli manchinoo gli sieno scarsi giammai. Sovvengavi che la scuoladi Protagora era assai più frequentata che quelladi Socrate ; e che gli uomini sono per corruzionedella loro natura assai più inclinati a ricercar se-riamente le frivolezze che la loro verace utilità.L'utile ed il vero , che ordinariamente vanno dicompagnia , ci si presentano innanzi alia guisa didue cortesi genj facili ed ignudi ; ma la futilità el’illusione, che per sostenersi hanno bisogno di mil-le artificj ed ornamenti, ne compajono innanzi allafoggia di que’genj fìnti che alle volte s'introduconosulle scene adorni di variopinti pennacchi che loros’inalberano sovra gli argentati cimieri, e fieri epomposi per iscudi e per uste rilucenti d'oro e digemme. Da queste fastose apparenze noi ci lascia-mo abbagliar più facilmente che non ci lasciam lu-singare dalle semplici grazie native. Quindi noiveggiamo si di frequente correre scapigliati cd af-fannosi molti uomini di lettere dietro ad una fatuaerudizione, la cui materia siccome fu di poca onessuna importanza agli antichi, così non dovrebbeessere dì nessun momento a’nostri tempi; o dietrou molte parti delle scienze astratte che non posso-no contribuire giammai nella pratica all'uso ed alvantaggio degli uomiui.
La facile gioventù, eh’è priva dell'esperienza,veggendo correre affamati questi antesignani , benespesso ancora a lei assegnati per condottieri, s'in-cammina sulle lor orme e spera d’arrivar cou essoloro a possedere la cosa ; e allora s'accorge di nonessere andata in traccia d'altro che dell’ombra,quando la possa non basta al ritornarsene addietro,e troppo vicina è la sera perchè le resti tempo damettersi sul cammino migliore.
Questa è la ragione per la quale noi compian-giamo la perdita di tanti begl'ingegni e di tantibegli anni onde la patria poteva sperare utilità in-sieme ed onore, ove in cambio si vede compassio-nevolmente delle sue speranze delusa.
Ma ben più compassionevole è la sventura dellapatria e del pubblico, se si osserva che questa dan-nosa curiosità spesse volle conduce le ardite nientide’suoi letterati cittadini sì innanzi che doppio svan-taggio gliene accade e del bene che perde e delmale che gliene emerge. Ciò accade siugolarinentenelle filosofiche e nelle teologiche scienze : concios-siacliè lo sfrenato amatore d’ogni sorta di sapere ,non essendosi proposto l’utilità per meta de’suoistudj, audacemente varca ogni limite con dannodella morale e delia religione.
Ma per ora sia detto abbastanza di questa infelicecuriosità, e passiamo a vedere che segua nell’uomo
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di lettere stimolato agli studj dal solo amor dellagloria c spogliato della carità, che sola dovrebl»'es-sere il principio e lo scopo delle sue applicazioni.
Chi aspira alla gloria in questo mondo dee dinecessità studiarsi d’essere singolare. Chi non pro-cura d’innalzarsi sopra il comune degli uomini ,non isperi di diventar celebre fra loro. Ora , persingolarizzarsi fra gli uomini mediante le lettere,non solo fa di mestieri una mente superiore allealtre ma eziandio l’arte di far valere le prerogativedi essa. Quel letterato che dalla sola ambizione ècondotto tutte quest’arti conosce e tutte le mettein opera a suo potere. Non si dona egli già a quelgenere di studj ch’egli conosce essere il più van-taggioso ma a quello che la moda del secolo esaltasopra degli altri od a quello nel quale egli si per-suade di potersi maggiormente distinguere. La ne-cessità del doversi rendere singolare conduce seconell’uomo di lettere ambizioso molti vizj che inevi-tabili sono. L'invidia verso tutti coloro che a luisi trovano innanzi, la insofferenza dello avere egua-li, il dispregio degl’inferiori lo accompagnano tut-tavia. Siccome egli non cerca la verità ma soltantola celebrità del suo nome, così egli s'incamminaper tutte quante le vie, non badando che quelladell’utile e del vero è una sola. Quindi è che daquesto nudo amor della gloria ne nasce la singola-rità di tante pericolose opinioni fatte sorgere dalseno della teologia , della filosofia e della filologiamedesima le quali non solo scuotono i fondamentidella rivelazione ma la ragione altresì oscurano erovesciano il buon senso. Se il riportare esempli inmaterie odiose odiosa cosa non fosse, ben molti venc potrei addurre seguiti in ogni genere di lettera-tura , non solamente in luoghi o in tempi rimotida noi ma nell’Italia medesima , a'nostri giorni equasi dissi sugli occhi nostri.
La nuda ambizione letteraria non solo è fabbri-catrice di strane e pericolose opinioni per amore disingolarità ma eziandio per sua natura e per suoproprio interesse si ostina pertinacemente in quelle;c posciachè non le è permesso di sostenerle collaragione, almeno tenta di farlo co’sofismi e con ciòche per onta della letteratura chiamasi cabala let-teraria e non di rado ancora colla prepotenza.
Da questa pertinacia e irremovibililà d’opinioni,figliuole della letteraria superbia, ne nascono perciòquegli odj irreconciliabili delle contrarie scuole chedi odio delle opinioni diventan odio degli opinantie, traduci ed ereditarj di maestro io maestro e diuditore in uditore, durano i secoli interi con iscan-dalo universale e con Svantaggio grandissimo delpubblico bene.
Quindi pur anco addiviene che cotanto s'inna-spriscono poscia le dispute fra’ privati uomini dilettere che d’ordinario il vincitore insulta con agrimotteggi e con villana soperchieria il perdente; equesti, invece di godere d'aver servito di mezzoonde si scoprisse o meglio assicurasse una verità ,armato di mala fede e d'indiretti argomenti e diimpudentissimo ingiurie che feriscono la persona onelle qualità dell’ animo o ne’ difetti del corpo ,