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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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1Ó6 ELOGI E

affronta il suo rivale ; sicché il più delle volte vaa terminare la disputa non in altro che in vicen-devole scorno e in dispregio della pubblica onestàdegno di singoiar punizione.

D’infiniti altri pregiudizi *° ri potrei favellareche vengono cagionali alla società da quegli uominidi lettere che, privi dello spìrito della carità , danessun altro motivo sono spinti fuorché dalla cu-riosità e dall’ambizione; ma né quelli che finoratumultuariamente vi ho accennati né quelli ch’iotaccio aggiungono in veruna maniera a quel mas-simo che ne proviene qualora del numero di questiletterati sieno coloro che presiedouo col lor magi-sterio agli studj della gioventù.

In simil caso il danno non é solo de’ pochi maé d* un’ intera città, d’uno intero paese ; ed é taleche seminato in teneri e novelli campi vi metteprofonde radici e vi produce quasi irreparabilmentefruiti sempre più amari e nocivi.

Un simile precettore non sale giammai su’pulpitidelle sue scuole con intenzione d’insegnar l’utilec il vero, ma unicamente per insegnar sé stesso visale e per irrigare, assiepare e rassodare sempre piùle proprie opinioni o quelle che colà trova già dalungo tempo piantate da’suoi maggiori. Cosi vicntradita l’innocente gioventù alla sua direzione affi-data : cosi i miseri padri veggono tornar dalle scuolee da’collegi i suoi figliuoli vuoti d’ogni verace sa-pere e colla mente ingombra d’idee false e di stra-vaganti principj, secondo i quali regolandosi essiposcia , o rimangono affatto ignoranti o dannosi inpreda ad inutili studj dell’ignoranza medesima assaipeggiori, perciocché più dell’ ignoranza noccvoli altefamiglie ed alle patrie loro. Io auguro bene dellapatria nostra; imperocché m’immagino che nessunodi questi soltanto curiosi ed ambiziosi maestri pre-sieda a nostri studj ; anzi mi giova di lusingarmiche siccome non sonosi mossi ad attender privata-mente alle lettere per verun altro spirito fuorchéper quello della carità, così il facciano vie più ogni-qualvolta loro ne corra maggior obbligo per lo es-ser eglino posti a guidare ed ammaestrare gli altri.

Ma parmi ora di sentirmi rimproverar da qual-cuno e dirmi così: Or vuoi tu dunque, o novellodittatore e politico della letteratura, rovinare ad untratto i maggiori stimoli ebe gli uomini abbianoavuto mai alla ricerca del sapere, cioè la curiositàe lo amor della gloria ? Ma io rispondo a questitroppo solleciti rimproveratori : Non sono io cosistollo che non conosca esser questi due de’più pos-senti motivi che accender possono negli uomini loamor delle lettere : io non pretendo perciò di spe-gnerli , cessilo il cielo ; desidero unicamente dì or-dinarli a buon fine ; e per ottener questo dico es-ser necessaria negli uomini di lettere la carità. Nonintendo io di rintuzzare questa a noi cosi propriacuriosità ispirataci dalla stessa natura, ma desideroche la carità le sia invece di soave 3ur:ga che laspinga o la freni siccome più torna in vantaggiodella società. Potrei ben io agevolmente mostrarela vanità di quella gloria accidentale che i letteraticercano così avidamente; ma voglio eh’essi non

DISCORSI.

perdano i gloriosi allori cresciuti per le loro fati,che, e bramo solo che la carità ne intrecci le ghir-lande e ch’ella di propria mano ne cinga loro lafronte. Voglio che la gloria sia un premio non dellaloro curiosità, a dir vero, ma della carità loro.

Io mi lusingo che voi vi risovvenghiate, o signo-ri, de* vizj onde noi abbiamo veduto di sopra nonpotere andar esenti gli uomini di lettere unica-mente curiosi cd ambiziosi; a’quali vizj voi senzadubbio ne avrete aggiunti mille altri dal vostro sa-gace discernimento scoperti. Ora veggiamo comelutti questi vizj si dileguino in un momento e co-me in quel cambio sorgano grandissimi beni, se lacarità diviene la scorta e la maestra d’un letterato.

Quell’uomo d’ingegno che sul principio dellasua letteraria carriera è assistilo dallo spirito dellacarità, prima d’ogni altra cosa riflette seco mede-simo che l’uomo dabbene dee ronsecrare alla uti-lità de’suoi prossimi ossia della repubblica in cuivive ciò che oltre la conservazione di sé medesi-mo formar dee l’occupazione principale della suavita. Con questa persuasione, lasciati da un cantoquegli studj che a lui pare non poter esser princi-pj nè strumenti di alcuna verace utilità, ad un diquelli si appiglia che a lui pare poterlo essere edal quale si sente più naturalmente disposto. Nelcammino di quella parte di letteratura da sé prin-cipalmente intrapresa raccoglie da più o da menoutili altri studj che gli si presentano sulla via que*soccorsi che conferir possono a rendere il suo par-ticolar sapere più vantaggioso a sé ed a’prossimisuoi. Stende spesse volte la mano anco negli altridiversi campi della letteratura sempre per cogliervifrutti e non già fiori soltanto. Allorch’egli sentevicino il tempo che la sua opera può essere di gio-vamento altrui, allora è che vie maggiormente loinfiamma la carità dell’altrui bene. Essa medesimavie più accende la sua curiosità, finché il vantaggiogli si appresenta, ed essa medesima, qual fido Men-tore , lo ritrae di là ove comincia la vanità c lamenzogna, persuadendogli che la curiosità del let-terato già non debb’ essere di sapere ma di saperciò che n’è vantaggioso, e che in ciò solo consìstela vera sapienza.

Quindi non fia maraviglia se , non avendo eglialtro avuto per obbietlo de’suoi studj fuorché l’uti-lità ed il vero, noi il vedrem poscia produr nellesue opere frutti alla sua lodevole intenzione corri-spondenti : e il suo paese ed il pubblico ne rimarràinsieme contento cd edificato.

Qual vizio potremo noi riprendere ad un uomodi lettere di questa fatta? forse l’invidia de’talentialtrui? Ma egli, che per ispirito di carità altra cosanon ha di mira che il bene, godrà anzi che questosi moltiplichi per altrui mezzo cd accenderassi ademular vie più le altrui prove, poiché a lui sem-brerà utile il farlo. Odierà egli forse di trovarsi alato degli eguali? Anzi ei prenderà coraggio da’loro sforzi, e loro ne insinuerà vicendevolmente ;e cosi tutti raccolti in un lieto drappello andrannoin traccia del pubblico bene. Dispregerà egli forsegl’ingegni a sé medesimo inferiori? Anzi al contrario