LETTERE.
cosa, non già se per mia sventura sorride di me.Ma il foglio e vicino ad esser pieno; ed io nontorrei mai la penna dalla carta. Affrettiamoci comeil viandante a cui sopravviene la sera. In fine dopotante ciarle che mi resta egli ora per consolarmi ?Non la presenza dell’oggetto per cui solo io sentodi sentire la vita ; non una immagine davanti agliocchi che me ne rappresenti almeno le forme; nonla copia ed effusione del suo spirito e delle sue gra-zie in lettere. Altro non mi resta che ciò che neho profondamente stampato, dove ?... nella mente.Ma ciò è molto per eccitare il desiderio, poco persoddisfarlo. Ma non è però mai poco ciò che tienel’anima in attività. So Itene, ornatissima dama, cheElla si maraviglierà di questo mio tenore di scri-vere tra il faceto e il galante ; nè vorrei eh’ Ellami credesse manco rispettoso per ciò. Che sarebbe,se io coprissi sotto il velo di questo stile qualchesentimento più solido e più vivo che non osassi peranco di mostrarle, non essendo meglio affidato afarlo ? Con ciò significherei tanto più i riguardi diossequio e di venerazione che Le debbo e Le pro-fesserò in eterno.
X.
ALLA STESSA.
adoràbile silvia,
Milano , 12 marzo 1789.
iene costà il cavalìer Guarini gentiluomo di Ro-magna molto savio ed istruito. Colgo questa occa-sione di volo per indirizzarvi questo foglio con al-cuni pochi miei versi (i): vi priego di gradirli comeun verace testimone dell’ossequiosa ricordanza concui mi glorio e glorierò di vivere perpetuamente.Deh perchè le vostre circostanze e le mie mi fan-no disperare di rivedervi mai più? Siate sicura cheil desiderio di contemplarvi e d'ammirarvi un’altravolta da vicino è una delle più frequenti e prin-cipali occupazioni dell’animo mio. Ma io non fini-rei più : e il tempo per ora mi affretta.
XI.
AL MARCHESE
FEBO D’ ADDA.
Vavero 3 23 giugno 1795.
Se la bontà, con cui V. S. Illustr. ha accettatique J pochi senili miei versi è troppo superiore alloro merito, mi è però dovuta la giustizia ch’Ellarende ai sentimenti da cui mi sono stati dettati.V. S. Illustr. può farne quel che Le pare, avendo10 tutta la ragione di commettermi al gusto ed al
149
giudizio di Lei, massimamente dopo aver letto ilcomponimento che ha avuto la gentilezza di man-darmi.
Qualora V. S. Illustr. persista nel pensiere distampare i detti miei versi, mi piacerebbe cb’Ellavedesse se giovasse di farvi i pochi cangiamenti cheseguono :
E novo entro al tuo cor sorgere affetto —Giuno che i preghi de le incinte ascolta —
E vergin io de la Memoria prole.
Sarà la più grande prova della parzialità di V. S.Illustr. per me, se Ella senza più oltre interrogar-mi sopra di ciò userà meco liberamente, ritenendo,sostituendo o cangiando la lezione come Le parrà;e così parimente per l’ortografia in ogni parte.
Ho l’onore di professarmi con distintissimo osse-quio e con sincerissimi augurj d’ ogni felicità.
XII.
AL LIBRAJO
GIUSEPPE BERNARD OHI.
Vavero 3 H novembre 1795.
Una invincibile mia pigrizia a scriver lettere hafatto che io non ho risposto alla sua graziosissimaprima e tardato di rispondere alla seconda. Glienechiedo perdono e supplisco come posso al presente.
La ringrazio cordialmente della premura eh’Ellasi è presa di farmi trascrivere la carta da Lei man-datami, e ciò soltanto per soddisfare una mia vanacuriosità.
Ho Ietta la canzone all’ inclita Nice e l’ho tro-vata ottimamente corretta, salvo che nel verso —Vale passando ecc., dove invece di leve vorrebbescriversi lieve.
Quanto al resto dell’edizione, conoscendo io ilcarattere e l’abilità di Lei, veggo che non possoessere in migliori mani. Solamente la priego chequalora Le paja di dovervi apporre qualche note ,queste siano modestissime e semplicissime , senzarimprovero nè diretto nè indiretto di cosa o di per-sona veruna.
Circa il verso : Noia le facezie ecc., Ella potràdire che nelle altre edizioni dopo la prima di Mi-lano vi si sono fatti de* cangiamenti per non essersidagli editori avvertito alla pronunciazìone toscanaed agli esempi de’buoni scrittori di versi nell* usodelle parole che hanno dittongo o trittongo , comeaccade della parola now ecc. Ella potrà ciò dire epiù brevemente e meglio che ora non ho fatto io;del che Le lascio ogni libertà.
La canzone all* inclita Nice non amo che abbianota veruna indicante la persona a cui e suppostadiretta.
Le fo i più sinceri ringraziamenti per le tantepene ch’Ella si prende per me: e Le offerisco tuttala mia amicizia e servitù, dichiarandomi tutto suo.
(i) Un sonetto in lode di lei. V. pag. 63 .