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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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E GIUDIZJ

moto e per /' agitazion dell'affetto sulle sozze suebraccia il fiato estremo esalò e lo spirito disperato.Dalle quali maniere di favellar del tutto aperte oanche dalle soltanto equivoche dee diligentementeguardarsi non pur lo accorto oratore , reme il Se-gneri ha fatto , ma qualunque civile e costumatouomo negli stessi familiari ragionamenti, siccome ilp. Bandiera mostra di aver letto nel Galateo dimonsignor della Casa, ov’egli alcuni esempli citae quello spezialmente notissimo dello Alighieri. Maegli e da perdonar non pertanto a un povero scrit-tore che, tutto intento essendo al massiccio del ra-gionar suo , molte volte non hada allo csterior si-gnificato delle parole , siccome io stimo essere av-venuto al Bandiera , non pur qui ma in più altriluoghi del suo libro e singolarmente alla paginaquarantascttesima nel primo verso del paragrafoprimo e in una voce da lui adottata e adoperatacontinuamente.

Or convienmi finalmente passare a mostrarvi perqual guisa il p. Bandiera abbia emendato o sia ri-fatto l’esordio della prima predica segneriana intor-no allo stile. Egli si persuade, al creder mio, che,ove periodica sia l’orazione e numerosa , non siabbia poscia a far raso se una parola o un mododi dire ci abbia luogo oppur ci stia così, coinè di-re, a pigione. Egli molte cose ha o aggiunte o tra-mezzate nell’esordio del Segneri, ad oggetto, credoio , d’introdtmi l’armonia e quella musica eh’èpropria dell’oratore. Io non istarò punto a cercars’ egli abbia conseguito il suo intento intorno a ciò;conciossiachè, a dire il vero, io non ci ho troppoadatto l’orecchio, e volendone giudicare, io ci fa-rei la parte dì Mida. Basterà solo ch’io mi fermialquanto ad osservar ciò che si riferisce allo stile eche degno è di maggior riflessione. Comincia per-tanto l’esordio della prima sua predica il Segnericon quella gravita ed altezza di stile che a sommoorator si conviene, semplicemente però e con que’fregi soli che servono ad abbellir la verità , nongià ad infrascarla : Un funestissimo annunzio sonqui a recarvi , o miei riveriti uditori j il che cosicangia il p. Bandiera: Un funesto e. fiero annunziosono io questa mane quassù asceso ad arrecarci ,riveriti ascoltatori. Ora io sapro’ volentieri da essopadre per qnal ragione egli abbia giudicato di do-ver tórre quel funestissimo per supporvi funesto efiero. Forse ch’egli dubitò non dover bastare alloannunzio quello aggiunto superlativo di funestissi-mo, eh’e* volle porvene altri due in quel cambio,comechè men vigorosi del primo ? Fiera materiadi ragionare n' ha oggi il nostro re data , disse ilBoccaccio, e d* un solo epiteto s* accontentò j c ilp. Bandiera, per imitarlo, volle pur dir quel fiero,ma per non isconlentur popoi al tutto il p. Segnerirnppicini il funestissimo , acciocché un po’ di sitoal boccaccevol fiero cedesse. Ma usciam delle baje.Assai chiaro voi comprendete come punto di forzanon si sia aggiunto in tal guisa al pensier del Se-gneri ; anzi quanto crudelmente indebolito si siacon quel questa mane quassù asceso, rbe gli udi-tori e veggono c sanno ottimamente c che male

LETTERAIU. I g5

sta in bocca di chi mostrar vuol premura e veritànel ragionar suo e di non avere a perdersi in cian-ce ma di voler parlare altrui da buon senno, sic*come un sacro oratore e spezialmente nel primosuo comparir dee fare. Oltracciò , inutilmente s’ èmutato 1* uditori nello ascoltatori j perocché amen-due queste voci vengono a significare il medesimonel comune uso degli scrittori, benché tra’due ver-bi ond’esse son derivate qualche dillérenzia ci cor-ra. Anzi nel Boccaccio, che ’l p. Bandiera tanto sistudia d’imitare, noi troverem bene spesso uditorio ascoltanti j ma ascoltatori assai di rado o nonmai. Egli è precetto di color che l’arte insegnanodel ben favellare che non debba l’orator fare usodella circonlocuzione ovvero perifrasi dove esplicarpossa il suo pensiere con egual nobiltà e chiarezza,servendosi della propria e naturai voce. Il p. Ban-diera però, togliendo quel pesandomi leggiadrissimoal Segneri, non s’é peritato di scriver: conciossia-chè troppo grave all’animo mi riesca , che nullapiù accresce all’orazione che’l maggior numerodelle parole. Ma così egli avesse pensato ad aggiu-gner solamente piuttosto che a levar cosa alcunadall’eccellente dettato del gesuita; perocché menfosco per avventura sarebbe apparito il giudizio delcorrettore. Egli ci ha tolto quel robustissimo: findalla prima mattina eh ’ io vegga voi o che voi co-nosciate me. Ma Dio buono 1 aveasi egli a torreuna bellezza insigne ad un oratore e riporvi unafreddura sol perchè non s* udiva risooare agli orec-chi un nojoso e sempre eguale tintinno alla boccac-cesca ? Forse che il Boccaccio medesimo e così tuttigli altri giudiziosi e toscani scrittori non seppervariare a tempo le cadenze de’periodi loro? Leg-gansi i ragionamenti della Gismonda c di Tito nelDecamerone, i quali siccome più d’ ogni altra partes’accostano all’orazione, così bastano a mostrareapertamente dove lo stil del Boccaccio s’abbia adimitar dall’oratore e dove no. Questo medesimouon si dee dir forse del ve lo dirò rifiutato, e sup-postovi con tuono libero parlerò ? Troppo lungo iosarei , se io volessi andar dietro alle più minutecose; perloché mi convicn lasciar da parte ciò chedir si potrebbe intorno alla nobiltà delle voci ado-perate dal Segneri, cioè: o padroni o sen>i, o no-bili o popolari j e dal Bandiera cangiate in ricchie poveri, pleltei e nobili. Nulla io dico del final-mente morire , in due sole voci esposto hastevol-mente dal Segneri, e tirato iu lungo dal p. Ban-diera con questa stucchevole e niente opportuna ,anzi contrarissima circuizion di parole : dobbiamsenza fallo pur finalmente una volta condurci al-l'ora estrema e morirci nulla dico finalmente del-lo scriver: non v'ha tra voi, per non ci ha travoi j non v'ha persona, per non ci ha persona je così di moltissimi altri più leggieri abbagli nondegni d’esser considerati da voi. Avvertite così dipassaggio alla debolezza di quell’ imperciocché dite-mi posto in luogo del dite assoluto; a quel forteaccrescimento del Segneri : oh cecità ! oh stupidez-za ! oh delirio t oh perversità ! ora monco e privalodella voce perversità dui Bandiera, e ciò, crcd* io,