PARERI
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porche a lui mancò un’altra particella esclamativada anteporvi, siccome fatto ha al restante dicendo :ahi cecità I deh stupidezza ! oh delirio ! Badateeziandio a quello : estremo infallibile fine , che incerta guisa ricopre o raddolcisce l’orridezza delvocabolo morte, cui non isdegnò il Segneri di ado-perare come colui che ’l valor d’ogni menoma pa-roluzza esaminò, purch’ ei giudicasse quella poterlocondurre al suo intendimento. Sovvienmi d’un’altracosa che dovea essere accennata di sopra , cioè dique’due aggiunti inutilissimi posti al cadaveri difreddi ed esangui. I quali aggiunti mostra che assaipiacciono al p. Bandiera, perocché egli ne adoperaa macca in ogui luogo dove non bisognano punto.Egli^è il vero che gli aggiunti, secondo l’insegna-mento di Cicerone intorno alle cose significanti ilmedesimo, acquistan il vezzo al parlare ; ma 'anchein ciò egli è d’ uopo por mente che essi sono comegli abbigliamenti che sopra le vesti adornano lapersona , i quali non debbono esser tanti , quantiadopererebbe una meretrice, ma parchi e semplici,quali si convengono ad onesta matrona ; e per talguisa gli aggiunti da usar sono con questa matronagravissima dell’orazione. E siccome gli ornamentihanno a crescere , non a soffocare la bellezza delcorpo j e così gli aggiunti non debbono sopraffaree manco poi contrastare alla bellezza del nostro ra-gionamento. A me medesimo incresce, il dirò purealla boccaccevole, andarmi tanto tra tante bajucoleravvolgendo j e perchè mi sembra che dalle pochecose insiuo ad ora accennatevi compreso avrete assaibastevolmente in quanto sconcio modo abbia il p.Bandiera corretto il dettato del p. Segneri, e quantosi sia mostrato però avventato oltremodo ed ani-moso , togliendosi a rifar ciò eh’ egli ha così maleeseguito e eh’ altri, di più temperata natura , nonavrebbe sì di leggieri pensato , nonché intrapreso ,vi soggiugnerò brevemente alcune osservazioncelle,ch’io ho fatte sopra lo siile del p. Bandiera , ar-gomentando dalla presente opera sua quel che agiudicar s’abbia intorno ad altre delle passate. Sea creder s’avesse all’opinion che questo autore mo-stra di aver delle opere sue , principalmente sulfatto della lingua, parrebbe che a chius’occhi esenza disaminar punto cosa veruna fossero da ac-cettar per ottimi testi di lingua. Egli, oltre a’ma-gnifici titoli eh’ ei pon loro in fronte , ne ragionaspesse volte in maniera che par ch’ei si voglia laburla de’ leggitori , eppure ei ne dovrebbe parlardel miglior senno ch’egli abbia. Il Gerotricamcro -ne , opera sua prediletta , nel bel frontispizio fuuna maravigliosissima scena da capitan trasone conquelle parole : Opera ... presentata a chi vago siad* apprender prosa toscana ecc. , ed esso ancoravien proposto da studiarsi dopo il Decamcrone inpiù luoghi della presente opera d e* Pregiudizi. Nèavvertì il p. Bandiera , proponendo così fatto libroagli scolari , che nè il Boccaccio nè il Petrarca nètutti questi altri chiarissimi lumi della toscana lin-gua ardiron giammai di mostrar per maestre altruile opere loro ; anzi addivenne che quelle medesimeche parvero a que* maravigliosi giudici esser le
migliori, furon poi le meno apprezzate dalla poste-rità , tanto lo amor delle proprie cose torce le bi-lance del retto giudicio e spesso fa veder torto an-che ad un occhio che sia ben sano. Che se que’valorosi spiriti non osarono tanto giammai , mancopoi fare il doveva il p. Bandiera, il qual ne’ librisuoi nè la limpidezza agguaglia nè la bellezza delloscriver loro, anzi neppur sembra che a quello s’ac-costi per conto alcuno ; imperciocché se noi voglia-mo stare alla presente opera de’ Pregiudizi , la qualsola io ora ho sotto agli occhi e sola mi sono oratolto per qualche parte ad esaminare , voi vedreteche il p. Bandiera , o sia per la siutassi o sia perla scelta delle parole o sia finalmente per la gram-matica medesima, non merita che le opere sue sienda proporsi alla gioventù immediatamente dopo ilDecamerone ovver dopo consimili libri.
La costruzion primieramente n’ è in più luoghioscura e intralciata di modo che a gran pena allevolte può raccapezzarsene il sentimento, siccome visi rappresenterà subito agli occhi nel bel frontispi-zio di questo libro, ove, secondo la diritta manieradi leggere , intender si dovria che il conte ErcoleDandini traduttor fosse del suo proprio dialogo ,non già il Bandiera, che per detto suo noi sappia-mo aver volgarizzata cotale operetta j imperocchéegli così scrive : I pregiudizj delle umane lettereper argomenti apertissimi dimostrati, specialmentea buon indirizzo di chi le insegna, dal p. m. Ales-sandro M. Bandiera ecc., con un dialogo sullostesso argomento del conte Ercole Francesco Dan-dini ecc., dal latino in volgar toscano per l'autorrecato ecc. E moltissime altre così fatte manieredi spiegarsi e di costruire da voi medesimo avreteosservale nel decorso del libro, le quali o abbujanola sentenza o la rendono di cattivo suono e nonproprio della bellissima lingua nostra.
Intorno alla scelta delle parole poi e delle ma-niere di dire non brieve discorso da tener sarebbese tutti i vizj di colale spezie s’ avessero ad anno-verare. Voi v’incontrerete spessissimo in frasi af-fatto nuove, le quali io non ini voglio pigliar brigadi additarvi particolarmente, perciocché io stimereidi far torto a voi che, com* uom di finissimo naso,traete tosto all’odor delle toscane cose ed al con-trario sfuggite quelle che non ne olezzano punto.Nel primo passo appena, cioè nella lettera dedica-toria, voi inciamperete in un correre i volumi, cheil p. Bandiera ha detto, in quella maniera medesi-ma eh’ un viaggiator direbbe il correr le poste. Af-fettatissimo uso egli ba fatto poscia di mille voca-boli, de’quali , comcchè ci abbia gli equivalenti ,nondimeno non li ha mai variati in conto alcuno,impoverendo in colai guisa la nostra lingua , perquanto sta a lui, de’molti e ricchi giojeìli ond’ellain sì diverse fogge s’adorna e compone. Non cisarà, verbigrazia, per lui al mondo niuna cosa ebesia torta o storta , ma solamente distorta , la qualvoce egli ficca pressoché non dissi in ogni pagina:egli è maestro , per esempio , della lingua nostranè dotto nè valoroso uè saggio nè celebre nè illu-stre nè chiaro, ma puramente solenne, titolo ch’ei