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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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E GIUDIZJ LETTERARI.

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RIFLESSIONI SULLE ARTI.

Le arti possono ragionevolmente distinguersi in dueclassi.

La prima comprende quelle che per loro essenzadanno luogo allo spirito di riflettere, di combinare,di ragionare, di scegliere, d’ assoggettare alla umanadisposizione ed a* casi determinati le generali ca-gioni , onde ridurre a placito e ad uso speciale de-gli uomini quegli effetti che la natura produce uni-versalmente per se medesima.

L'altra classe delle arti comprende quelle chenon intendono indefinitamente varj effetti ma unoo pochi di già definiti; e questi ancora senz’obbli-go di ricercare e di-scegliere fra le cagioni da ap-plicarsi e fra i mezzi del farlo : anzi operano sol-tanto per via dell’osservanza di certe regole già dagran tempo stabilite o per via di forze e di stru-menti già prima applicati ad esse j copiano ed imi-tano esattamente i modelli già fatti; e tutto ciòsenza veruna contenzion dello spirito , ma appenacon un’attenzione voluta e sostenuta per abito.

Per bene operare in questa classe di arti non énecessaria veruna singolarità di talento ; conciossia-ché ogni mediocre attenzione basti per produrregli effetti che s'intendono da esse. Dall’altra parteuna tale singolarità sarebbe superflua, poiché e conessa e senza nou si verrebbe d’ordinario a produrreche il medesimo effetto.

Siccome queste arti sono, generalmente parlando,le più immediatamente necessarie alla civile sussi-stenza dell’uomo ovvero al mantenimento dell’altraclasse di arti , così è ancora necessario che l’eser-cizio di esse sia il più che si può assiduo e costan-te, acciocché né all’ uomo civile venga meuo verunmezzo della sua sussistenza né all’ altra classe dellearti manchino que’ primi meccanici elementi cheloro servono di fondo e di sostegno.

Quest’assiduita e questa costanza negli stessi mo-vimenti e sopra i medesimi oggetti é più natural-mente propria degli uomini forniti di piccolo ta-lento che degli altri ; e ciò per molte fisiche ra-gioni che qui non serve d’esporre, bastando a con-vincer di ciò il sensibile esempio de’ bruti , fra iquali quelli ebe nelle varie loro spezie sembranopiù scostarsi dal talento dell’ uomo sono anco i piùplacidamente resistenti alla uniformità ed alla per-petuità delle funzioni alle quali vengono adoperati.

Concorrono pur anche a ciò le ragioni morali;imperocché questa classe d’ uomini che non é dis-tinta per notabile talento fa supporre minor finezzae delicatezza d’ organi e conseguentemente minoreirritabilità , minor numero e minori impeti di pas-sioni , massimamente di quelle che hanno la loroorigine o il loro alimento dalla fantasia e dal pa-ragone che un uomo fa di sé stesso cogli altri nellasocietà. Quindi é che tali uomini sono assai menodegli altri distratti nell’ esercizio delle loro arti ; equeste sono manco soggette a que’troppi momentid’interruzione che scemano spesse volte o tolgono

Parini, Opere.

non meno il vantaggio degl' individui che quellodel pubblico.

Aggiungasi che quelle poche passioni, per Io piùimmediatamente naturali, di cui questi uomini sonocapaci, non operano d’ordinario abitualmente inessi ma gli assalgono per intervalli, sì perché lanatura di queste passioni é tale, si perché la me-diocre fantasia di questi uomini non é atta ad ac-crescerne o continuarne di molto il fermento. Ol-tre di che, siffatte passioni ?ono in essi facilmentereprimibili dai timori della religione e delle leggi ;conciossiaché i mediocri talenti non abbiano né te-merità per disprezzare abitualmente le minacce del-l’una né astuzia per lungamente sottrarsi alla vi-gilanza delle altre.

E cosa troppo facile il formar su queste idee uncatalogo delle arti che vanno assegnate a questaclasse, e il dedurne quale sia il miglior regolamen-to da applicarsi ad esse in un buon governo politico.

La natura, estremamente feconda nelle sue pro-duzioni, somministra allo stato politico ne’varj ta-lenti degli uomini una infinita varietà di strumenti.Tocca alla prudenza e allo zelo di colui che vipresiede l’assegnare a ciascuno il suo luogo e ilvalersi di ciascuno in modo che tutti concorranoall'edificio del pubblico comodo e della pubblicautilità, senza che all’uno sopravanzi inoperosa partedelle sue forze per la miseria del soggetto sopracui viene applicato, o l’altro si rimanga del tuttoinefficace per la sproporzione delle sue forze allatroppo grande vastità del soggetto. E di qui vieneche questa classe di arti dee assegnarsi a quellaclasse d’uomini che non si scorge dotata di verunasuperiorità d’ingegno e par destinata dalla stessanatura ad esercitarle.

Da ciò che si é detto antecedentemente sopra lanatura e sopra il taleuto di questi uomini si rilevaassai chiaro quali sicno gli stimoli naturali e con-facenti ad alimentar nella classe delle loro arti l'as-siduità e la diligenza, le due sole cose che , gene-ralmente parlando , si possono esigere dalla naturadi esse.

I delti stimoli naturali altro non sono che i solifisici bisogni degl’individui applicati a tali arti ela previdenza della mercede o costumata o pattuitacon cui supplirvi. Il più utile stabilimento adunqueche far si possa a beneficio di queste arti si é difare che la della previdenza non rimanga giammaidelusa nella sua aspettazione e che la presunta mer-cede sìa immancabile e pronta. Ogni altro stimolo-di gara e d’onore sarebbe superfluo e non farebbeordinariamente veruna impressione sopra uomini dibasso ingegno e di torpida fantasia, come son quelliche il buon governo a seconda della natura mede-sima dee procurar di rivolgere verso le dette arti.

Apparterrà poi alla ìnspezione economica che ve-glia sopra di esse il fare iti modo che la quantitàdegli uomini che vi s’impiegano non ecceda i bi-sogni dello stato con pregiudizio dell’ agricoltura ,la più necessaria di tutte le arti e la sola dove ilnumero delle mani lavoratrici non é mai di suanatura eccederne ; e il tener questi egualmente

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