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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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PARERI E GIUDIZI LETTERARI.

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lontani dall’opulenza e dalla miseria; imperocché1* una li rende o poltroni o vani e fa che aspirinoo all* ozio o ad oggetti sproporzionati alle forze delloro talento; e 1’ altra gli scoraggisce e li fa cadereo nella mendicità, che rimane a carico del pubbli-co censo, o in intraprese pregiudizievoli alla socie-tà e contrarie alle leggi.

PENSIERI DIVERSI.

I.

Perchè ci pare che i poeti sieno meglio riusciti adipingere i tormenti dell’inferno che i piaceri delcielo o degli elisi? Forse perchè l’uomo conoscepiù i dolori che i piaceri, la calamità che la feli-cità : perchè i primi fanno più impressione che isecondi sopra la fantasia del poeta : perchè , pre-scindendo dall’arte del poeta, l’immagine de’primifa di sua natura più impressione sopra di noi chequella de’ secondi : perchè il poeta trova nella na-tura più immagini sensibili per dipingere il doloreche per dipingere il piacere : perchè nell’ infernohanno collocato più mali fisici che morali ; e quellisi poscon meglio dipinger che questi : perchè i pia-ceri morali , non essendo che una continuazione ditranquillità, lasciano tranquillo il poeta che tenta direnderli sensibili colle immagini, e queste immaginilasciano tranquillo il lettore. Ma i mali o fisici omorali , benché di corta durata, fanno un’ impres-sione violenta sopra il poeta ; e il poeta immagi-nandoli con molto maggior forza, fa provare al let-tore un’impressione proporzionatamente violenta:perchè il bene forse non è altro che una negazionedel male, e la negazione non si può render sensi-bile che molto diffìcilmente.

Non potevano i poeti assegnare i piaceri fisici aigiusti, come hanno assegnato i mali fisici agli empj ?Lo hanno fatto, ma imperfettamente, servendosi de’piaceri più tranquilli : perchè si sono vergognatid’ assegnare agli spirili quel piacer fisico che fa lapiù corta ma la più violenta impressione sopral’uomo. Ciò quanto ai poeti pagani. Quanto ai cri-stiani, la religione da un canto gli ha fatti asteneredal profanar con immagini troppo materiali le opi-nioni che riguardano le anime beate , e dall’ altrola superstizione ha fatto trovar loro già radicatinella mente del popolo i semi delle immagini concui dipinger l’inferno.

II.

Chi non può esercitar la gratitudine verso il pa-dre defunto , la esercita verso i figli. Noi abbiamoricevuto da’maggiori il beneficio di tante cose in-ventate da essi o per nostro piacere o per nostrautilità: poiché non possiamo restituir loro il bene-ficio, restituiamolo ai loro figli, cioè a’posteri, colprocurare d’inventar qualcosa di simile.

III.

Dicesi più frequentemente di una donna : ella èbella, di quel che dicasi: ella è savia. Così dì ungiovane inclinato alla lettura si dice più spesso : eilegge molto, di quel che dicasi: ei legge bene. Ionon so se questo accada perchè sia più facile asapere che una donna è bella' e che un giovanelegge assai , di quel che sia il sapere che 1’ una èsavia e che l’altro legge bene ; oppure perchè real-mente tra le donne ci sia più numero di l>elle chedi savie, e così tra i giovani, più di quelli cheleggon molto che di quelli che leggon bene. Co-munque sia del bel sesso , al quale io non voglioarrischiarmi di fare ingiuria col troppo agitar laquistione, egli è certo che, tra i giovani che fannoprofessione di leggere , pochissimi sono quelli cheleggono a dovere : e ciò è stato detto e scritto pri-ma d’ora; ed evidentemente si comprende da noimedesimi, osservando il frutto che la maggior partedella gioventù ricava dalla lettura.

Non ci è nulla che meglio serva a perfezionar lamente e il cuore d’un giovane che la lettura , eniente che sia più di questa valevole a corromperl’uno e l’altra: così è necessario che, prima dipigliarvi nelle mani i libri , apprendiate a leggerlibene.

Sono usitatc maniere del dire queste : viver bene,morir bene e simili. Esse non significano già il vi-vere o il cessar di vivere nell’uomo consideratocome animale , ma bensì l’impiegar che 1’ uom fail corso della sua vita nell’ esercizio de’ suoi doverie il terminarlo con sentimenti degni d’un tale im-piego , le quali due cose sono la vita e la mortemorale dell* uomo. Nella stessa guisa dovete voi in-tendere quest’ altra maniera del dire che oggi corree della quale io mi servo, cioè: legger bene; perla quale io non intendo già di esprimere il buonabito del combinar le lettere e pronunciar la pa-rola ma bensì la scelta delle cose e de’ libri che viconvien leggere , l’esame delle cose che in essi sicontengono e la buona direzione ed applicazione diquelle al fine per cui leggete.

IV.

La figura genera 1’ amore, il cuore lo sostiene ,lo spirito il condisce. Gli uomini onesti e forti nonamano lungamente l’oggetto dove mancano le buonequalità del cuore. L’uomo onesto ma debole amalungo tempo a suo dispetto e condanna ciò eh’èforzato d’ amare. Nessuna passione è più tormento-sa, più violenta, nè più infelice di questa. L’uomoonesto più facilmente d’ognaltro si contenta dellesole qualità della figura e del cuore ; perchè le qua-lità dello spirito sono per lo più dannose , massi-mamente nel bel sesso. Anche quando scemano lodoti della figura le qualità del cuore sostengonouna passione che nell’ uomo onesto ebbe principiodalle prime. Le sole qualità dello spirito non ba-stano a supplire alia mancanza delle doti del corpoin un uomo onesto. L’uomo vano ordinariamente| non è onesto : perciò nel suo amore si contenta