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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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PENSIERI

della figura e dello spirito} e talvolta per un* ap-pendice alla regola nasce in lui 1* amore dal solospirito. L’uomo semplice condotto dalla sua naturaalimenta il suo amore colla sola figura. L’uomoingentilito e regolato dalla educazione civile vi cer-ca anche le qualità del cuore. L’uomo di gustovorrebbe anche quelle dello spirito. Ma l’uomo digusto o ama difficilmente o è infelice nel suo amo-re per la ragione detta di sopra e perchè a niunoè dato d’esser beato in terra.

V.

Non è cosa facile l’assicurare se gli antichi piùparlassero e scrivessero di morale o se più la pra-ticassero. Comunque sia degli antichi, chi ardirebbedi sciogliere questo problema rispetto a’moderni ?Ogni paese d’Europa che vanti coltura di letteree scrittori produce ogni anno un numero maravi-glioso di libri e di fogli sopra materie morali, que-sto è certo : ma se la quantità degli uomini cheparlano di buon costume sia in proporzione dellaquantità di quelli che il seguono o no, non si po-trebbe per avventura decidere senza mettersi a ri-schio o di dir la menzogna o di aizzarci contro losdegno del secolo nel quale viviamo.

Un altro problema non meno difficile da svilup-pare sarebbe , se la maggior parte di coloro chedanno precetti di morale e parlano della riformade’ costumi seguano o no que* precetti ch’essi dan- 1no ad altrui e se abbiano o no tentato la riformadi se medesimi prima di accingersi a quella deglialtri. Che vorresti tu dire con ciò ? domandami quialcuno. Che voglio dire ? accostati chiunque tu siiche mi domandi, e dirottelo all* orecchio. Io vorreidire eh’ io sono d’ opinione che vi sia più bisognod’ eseguire che d’ insegnare ; e questo lo arguiscoprincipalmente dalla quantità de’ precetti che tuttogiorno si danno. Quando io veggo che in una cittàsi rinnovano o si creano da* magistrali ordini e re-golamenti più spessi del solito circa il vitto , lamondezza , la vicendevole comunicazione de’ citta-dini e simili altre cose riguardanti la pubblica sa-nità, io argomento allora che quivi o siesi scoperta

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o si tema vicina qualche pericolosa epidemia : equando io veggo intorno ad un malato una turbanumerosa di medici argomento che il poverino siain uno stato non poco dubbioso della sua salute.

VI.

Dio e la natura ci comandano di vivere non giàsolamente con una legge scritta e pubblicata, comeproveniente dai motivi superiori della religione edall’amore dell’ ordine universale ben conosciuto ,ma molto più con una infinita e variata serie dìsensazioni piacevoli, delle quali, rispettivamente anoi, è composto e formato il nostro vivere. Queste,senza anticipamento della nostra riflessione e quasimalgrado nostro, ci rendono caro il momento at-tuale della nostra esistenza: queste ci fanno vee-mentemente desiderare altri simili momenti per l’av-venire e , se fosse possibile, per tutta l’eternità :queste, mercè della nostra propria sperienza e dellaosservazione che facciamo sopra degli altri, ci fannoa dispetto nostro e cou grandissima fiducia speraregli stessi momenti che desideriamo: queste final-mente ci allontanano con ribrezzo dalla idea dellaloro interruzione e con raccapriccio ed orrore dal-l’idea della loro cessazione totale.

VII.

L’uomo cerca perpetuamente la felicità: e que-sta non consiste in altro che nelle sensazioni pia-cevoli.

Vili.

Tutta la sapienza consiste nel diffidare de* nostrisensi e delle nostre passioni.

I sensi non portano alla nostri anima la realtàdegli oggetti ma le impressioni che gli oggetti fan-no sopra di essi. L’ anima riverbera sopra gli og-getti le impressioni ricevute c, ingannandosi, ripo-ne negli oggetti quello che soltanto è nella sensa-zione. Questo riguarda la conoscenza ossia l’animaconoscente. Le passioni operano alla stessa guisariguardo alla volontà ossia l’anima appetente, Lopassioni portano l’anima verso gli oggetti.