DELLE BELLE LETTERE.
l’idea delle antecedenti e che io non possa figu-rarmi se non degli oggetti susseguenti simili a que-sti che ora mi fanno impressione ; ed ecco che ionon m’interesso già più per il tutto ma per leparli solamente; ecco fatto d’un poema più poemi ;ecco diminuito l’iuleresse e diminuito il piacerecontro l’intenzione dell’arte e contro la promessadell’artista. E questo è il vizio che proviene dalla«proporzione nelle parti di quantità.
Debbono adunque non solamente gli oggetti cheson destinati a formare' un tutto ma eziandio leserie di essi oggetti costituenti le parli sensibili delmedesimo tutto, debbono, dissi, aver somiglianza,relazione, proporzione fra loro, così di qualità comeancora di quantità ; e oltre di ciò debbono averele stesse proporzioni col tutto, di cui essi hannoad essere o elementi o parti. Questa proporzionede’ varj oggetti e delle varie parli fra loro e di esseal tutto e del tutto medesimo al fine per cui èdestinato è quella da cui massimamente resulta labellezza degli oggetti naturali, ossia la impressioneche eccita in noi il sentimento del bello all’occa-sione di essi. I più bei fiori son quelli ne’ qualisono raccolti dalla mano della natura i colori piùgradevoli all’occhio, ne* quali i detti colorì sonodegradati in modo che formino varie tinte e perconseguenza tanti oggetti quante sono le linee digradazione per le quali si procede ; ne*quali questediverse tinte sono appunto somiglianti e proporzio-nate fra loro , perchè sono gradi d’ una medesimascala; ne’quali ci si presentano tante linee curveche variano dolcemente camminando di punto inpunto; ne* quali queste linee curve, rinascendo sem-pre simili 1’una dopo dell’altra, formano un circoloche è principio e termine di se medesimo; ne’qualiappajono varj circoli 1* uno all* altro sovrappostocamminanti per varie graziose curve e corrispon-dentisi e proporzionantisi fra loro nella distanza delleloro periferie e per conseguenza nella grandezzaloro; ne’quali finalmente, per tutte queste cose,appare una dolcissima varietà d’ oggetti, congiuntain una bella unità, di modo che non può lo spet-tatore trattenersi contemplando una parte senza chela riferisca al suo tutto, e perciò in contemplandociascuna delle parti senta la gradevole impressionedi quel tutto che deve in lui eccitare il sentimentodel bello. Tale è la rosa: la quale presso tutte lecolte nazioni è stata perciò sempre mai reputata ilpiù bello de’fiori e creata reiuu di essi , e tutti ipoeti dell’ antichità ne hanno cantate le lodi e fattal’hanno per l’eccellente bellezza di lei l’ornamentodelle loro feste e il simbolo de’ loro piaceri ; eperchè alla semplice bellezza delle sue forme nonmancasse la bellezza de’colori, 1* hanno di biancaebe prima era , falla divenir gradatamente vermi-glia , favoleggiando che la più bella delle divinitàloro la tignesse una volta del suo sangue celeste.Tutti gli altri fiori di inano in inano che si asso-migliano a questo nella bellezza de’loro primitivicolori , nella simpatica e graziosa composizione diessi e nella primitiva grazia e nella proporzionatavarietà delle linee che ne determinano le forme ,
tanto più ci dilettano e tanto ci semhran più belli.Dove all’incontro quanto più dalla rosasi scostanosia nella dolce vivacità de’loro colori , sia nellatemperanza delle loro curve, sia nella regolarità enella corrispondenza delle graziose loro forme, tantomanco ci piacciono e tanto men belli sono da noigiudicali. A noi rincresce di abbandonar questo ge-nere di piacevoli oggetti che in noi risvegliano delleidee troppo liete e troppo care e troppo innocenti,ma il nostro dovere ci chiama più oltre ; e sol cipermette di trattenercisi sopra un altro momentoper fare una osservazione applicabile a tutte le bellearti e però utile al nostro instiluto. Poiché si èparlato di fiori e delle graziose idee che si possonorisvegliar nella mente all’occasione di vederli o diparlare di essi, osserviamo che la rosa, verbigrazia,in veggeudoU , oltre l’imprimer nella nostr’animal’idea della sensazione presente e farvi nascere unsentimento piacevole, può ancora nello stesso tempoeccitarvi una quantità d’altre idee e d’altri senti-menti secondo la qualità dello spettatore consideratocome uomo o come individuo. La rosa anche ve-duta in distanza può in noi risvegliare per esempiol’idea del grato suo odore, l’idea de’giardini edelle campagne , dove suol regnare sopra gli altrifiori , l’idea della frescura del mattino in cui ap-pare più bella , l’idea della gioventù che se nesuole ornare e di cui essa è simbolo, 1’ idea dellacaducità della nostra vita, quella del mirabile arti-ficio delia natura; e cosi può con tutte queste ideee con mille altre simili eccitare in noi mille sen-timenti gradevoli, ora dolci, ora patetici, di quellasoave malinconia che pone in un temperato movi-mento il nostro cuore, ora dualmente grandi, ma-gnifici e sublimi che ci rapiscano sopra di noi.Tutto questo può seguire e segue di fatti, senzache per questo, nell’atto che contempliamo il fiore,lasci di dominare sopra gli altri il sentimento dellasua bellezza.
Lo stesso accade anche nelle opere delle bellearti; e l’eccellente artefice, oltre il presentare quel-l’oggetto principale col quale intende esso di di-lettarci, studiasi ancora nel proceder ch’ei fa perle parti del suo tutto di andare svegliando nellanostra mente delle piacevoli idee analoghe al suotutto medesimo; e così ci presenta tanti altri gra-ziosi oggetti, i quali, subordinati a quegli altri chedebbono signoreggiar nel tutto da esso voluto percostituirlo tale, accrescano la varietà de’nostri sen-timenti piacevoli all’occasione dell’oggetto precipuoe totale che l’arte ha intensione di rappresentarci.Questo è ciò che fanno gli eccellenti poeti e glieccellenti dipintori, i quali sebbene procurano dinon trattenersi principalmente se non sopra queglioggetti che naturalmente conducono alla perfezionedel loro tutto, pure nello scorrere per essi non la-sciano di accennarne varj altri che possono dì persè fare una gradevole impressione nell’anima, senzache si tolga o s’interrompa l’effetto continuo del-1* oggetto principale.
Siccome questo accennamento, di cui parliamo nellamateria delle belle lettere, appartiene massimamente