226 DE* PRINCIPJ
Capo IX.
Della convenevolezza.
on solo è Decessiino che per 1*opera dell’arte siscelgano oggetti atti ad interessare notabilmentel’uomo, che questi oggetti abbiano varietà, che ab-biau proporzione , che formino un oggetto totaleper mezzo dell’unità, che sieno trovati, accordali,presentati con semplicità e facilità di mezzi cdoperazioni ; ma è necessario ancora che questi og-getti componenti l’opera dell’arte e tutta l’operastessa sieoo convenienti alla maggior perfezione dcl-l’uomo ed alla maggior perfezione delle circostan-ze in cui può egli rispettivamente trovarsi.
L'uomo può esser considerato sotto varj aspetti:o come creatura senziente , o come creatura ragio-nante, o come avente opinioni e costumi, o comeavente intenzioni e fini particolari , o come costi-tuito in circostanze diverse d’età , di condizione,di luogo, di tempo e simili. Sopra la base di que-ste cose è fondato il principio della convenevolezza,ossia del decoro , famoso presso i maestri di tuttele arti, e secondo il quale l’artista operando bariguardo all’ uomo sotto a questi e simili aspetticonsiderato.
Fa di mestieri di procedere ron metodo e conprecisione massimamente trattandosi di questo prin-cipio , il quale rettifica l’applicazione di tutti glialtri e dal quale il buono etletto dell’ opera del-1’ arte massimamente dipende.
Noi dicemmo che l’arte intende d’interessar l’uo-mo: ma siccome l’arte aspira sempre alla perfe-zione, perchè 1’ uomo stesso vi aspira , così questaconsidera l’uomo, soggetto sopra del quale'essa deveoperare, non come imperfetto ma come giunto aun certo grado di perfezione e tendente |>er suanatura all'estremo grado di questa. La detta perfe-zione è o fisica o intellettuale o morale. La perfe-zione fisica per riguardo all’effetto dell’arte consi-ste nella disposizione dell’uomo a sentire con tuttala intensione e con tutta la estensione possibile l’ef-fetto che gli oggetti esteriori sopra di esso far pos-sono. L’arte pertanto non intende di operare sopragl’imbecilli o gli stupidi o i rustici o gli inesperti,ma singolarmente sopra gli uomini come dalla na-tura bene organizzali e come forniti di sensi raffi-nati baslevolmente dalla replicala loro applicazioneagli oggetti e di sentimenti renduti delirati dal lun-go e moltiplice paragone de’ medesimi oggetti. Errola ragione per cui l’artista è obbligato di sceglierefra gli oggetti naturali che da lui possono presen-tarsi coll’arte.
La perfezione intellettuale consiste nello aver grannumero di idee e nel vedere il più gran numerodi relazioni che sia possibile fra quelle. L’arte adun-que non intende di operare sopra l’uomo coni.'* idi tae come privo di cognizioni ma sopra l’uomo bensìrenduto atto dall’osservazione e dalla riflessione avedere i più sottili e più importanti rapporti chepassano fra le cose: ed ecco un’altra ragione percui l’artista è tenuto di fare scelta fra le idee che
vuol presentare allo spirilo e fra le maniere concui si possono presentare.
La perfezione morale parimente per rapporto al-l’effetto dell’arte consiste nell’abito de’sentimentie nell’esercizio delle operazioni conducenti al benessere proprio e degli altri uomini e di tutta l’uma-nità insieme. L’arte adunque non iutende di ope-rare sopra l’uomo considerato come privo di virtù,come mancante di benevolenza e di reciprochi ri-guardi, ma sopra l’uomo bensì avente idea di giu-stizia , di onestà e di decoro. Ed ecco per ultimola ragione per la quale 1’ artista deve ancora farescelta tra la moltipiicità degli oggetti che sarebberopresentati dall'arte.
Tutte le anzidette ragioni difendono dal nostroprincipio della convenevolezza , secondo il quale siapplicano rettamente gli oggetti dell’arte costituitio da costituirsi in un lutto giusta gli altri principidianzi stabiliti, e contro il quale operando, queglioggetti medesimi che potrebbono assolutamente pia-cere, relativamente dispiacciono contro la intenzio-ne dell’ ai t stessa.
Ma, come si è accennato al principio delle pre-senti lezioni, l’arte alle volte operando da se solacerca unicamente per suo fine il diletto, alle voltesi accompagna colle varie occorrenze degli uominic cerca di produrre più facilmente 1’ utile per viade! diletto medesimo. Ora l’uomo ragionevole ,massimamente ne’casi determinali, cerca prima l'uti-le che il piacere ed ama questo in grazia di quello.Perciò è che secondo il nostro principio della con-venevolezza dee l’artista in somiglianti casi valersidel diletto soltanto quanto può all’utile conferire.
Inoltre l’arte non può nulla produrre senza vo-ler produrre un oggetto determinalo. Tutto adunquequel che l’artista fa dee convenire all’oggetto voluto.
Assai volte 1’ arte non intende dì produrre negliuomini qualsivoglia genere di diletto indetermina-tamente , ma soltanto una spezie di questo. Peròquanto l’artista opera in simile circostanza debbea questa tale spezie convenire.
Talora l’arte intende di operare più sopra untal genere di uomini che sopra un tale altro. Per-ciò gli oggetti che entrar debbono nell’opera dìquella vogliono essere adattali a quel tal genered’uomini. Talora tratta essa un soggetto affattoparticolare , talora ha in vista particolari persone ,talora l’occasione, talora il tempo, talora il lungoe simili. Perciò quello che iu ciascuna delle dettecircostanze l’artista introduce nel suo lavoro dchbeessere , secondo il principio della convenevolezza ,accomodato alle circostanze medesime , affinchè ciòche sarebbe bello in una di esse non riesca per av-ventura deforme o spiacevole adoperato nell’altra.
Ora l’arte presenta gli stessi oggetti che sononella natura ed ora gli imita. Nel primo caso sce-glie quelli che sono i migliori e i più belli nel lorogenere e, secondo il principio di cui trattiamo , siadatta nella sua scelta alle circostanze. Nel secondocaso sebbene imitandoli procuri di ridurli alle pioperfette forme, nondimeno gli esprime con quel ca-rattere che più a ciascuno si conviene secondo la