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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DETTE BETTE LETTERE.

«e sia rem o falso , co utile o dannoso. (Costoro ,die cono cicchi veneratori delle opinioni, delle dot-trine e de'costumi ne’<juali stali sono educati, alt-IxHTtsoono chiunque tenta di battere altre vie» co-munque esser possano le migliori e le più sicure;c si offendono di qualunque osa mettere in camponuove cose e tenta di segnalarsi per altro verso ,parendo loro che il menomo deviamento dal loromodo di pensare ed operare sia uno sfregio fattoall* autorità che essi presumono di avere. Le settescolastiche massimamente peccano in questa parte,come quelle che per il concorso dell’ p'ninnc dimolti si rinforzano nella ostinazione.

Le belle cose che si andavano scrivendo nellanuova lingua siccome piacquero alle persone sem-plici, che si lasciano condurre ne’loro giudizj dallasola verità e dalla sola natura, cosi stuzzicarono ilfuror de’pedanti, il trono de* quali, conio suole ac-cadere , era fondato sopra un misterioso e barbarogergo di termini scolastici e d’ una lingua che essiavevano ardimento di chiamar latina. Costoro adun-que si diedero a predicar tanto contro 1’ uso delloscrivere nella volgar lingua e tanto si ostinarono anon abbandonare il loro pessimo latino che, essendoi più forti mercè delle loro sette , finalmente lavinsero e tarparono alla nuova favella le ali rlieappena aveva messe. Quindi è che dalla fine deltrecento sino allo scadere del quattrocento pochissi-mi furono quelli che scrivessero opera di qualchemole o di qualche valore in lingua volgare; e que*pochi volendo pur comparir letterali , noi sepperolar meglio che mescolando con una turpe dissonanzale parole c le forme del loro latino alla favella de’buoni autori del secolo antecedente.

Ma finalmente poiché la lingua toscana avevacominciato a scriversi nobilmente e a divulgarsi permezzo de’poeti, la qual cosa d’ ordinario intervieneanche delle altre lingue, così risorse poi dal suoquasi totale abbattimento per mezzo degli stessi poeti.Precipua cagione di un tuie risorgimento fu il buon-gusto di Lorenzo dc’Medici autorevolissimo citladinfiorentino e la dichiarata protezione ch’egli conce-dette a* letterali, per cui meritò il cognome di pa-dre delle lettere. Nè minor merito ebbero perciò«io. Galeazzo Maria Sforza c Ludovico il Moro ziodi lui, ameuduc ducili di Milauo , alla corte de’quali lutti gli scienziati c massimamente i poetiitaliani erano ben accolli e protetti. I primi che inFirenze richiamassero alla pristina purità ed eleganzala toscana lingua furono il mentovalo Lorenzo, AngeloPoliziano uomo eruditissimo di que’tcmpi nelle letteregreche c latine, e Luigi Pulci uomo di vivacissimotalento. Ciò operarono essi quasi a gara : il primocolle varie sue Rime piene di sincera grazia e ve-nustà di sentimenti e d’espressione ; il secondo collesue Stanze , nelle quali a meraviglia risplende la lidiaimitazione degli antichi poeti greci, latini e toscani ;e ì* ultimo col suo poema del Morgante, nel qualeraccolse tutte si può dire lo bellezze ingenue e fa-miliari della volgar lingua, non senza abusare, a dirvero, troppo irriverentemente delle cose sacro c del-l’onestà che si richiede a sciittor costumalo c dabbene.

Capo V.

De* progressi della lingua italiananel secolo XVI e nc* seguenti.

Poiché il nostro instituto ci conduce soltanto die-tro alle tracce degli autori classici ed insigni checon l’importanza delle materie e colla purità dellalingua servirono a propagare la cognizione c 1* usodella toscana favella, cosi, tralasciando gli altri diminor nome , a questi soli ci atterremo fra i mo-derni, come dianzi facemmo per riguardo agli antichi.

Il primo scrittore che si affaccia dopo il risorgi-mento della nostra lingua si è Nicolò Machiavellisegretario della repubblica fiorentina. Molti confuta-rono le opere di lui e spezialmente quella intitolataIl principe: nella quale pretesero che si riducesseroin sistema l’ingiustizia, la mala fede, la violenzac la crudeltà , c che s’insegnasse con formalità diprecetti ad allliggere, a violare , a distruggere gliuomini per servire all’ambizione d’un solo , e fi-nalmente, per usare l’espressione di Dante, a farlicito d’ogni libito. Per lo che studiaronsi eglinod’infamare la memoria di un tanto autore e di di-struggerla , se fosse stato possibile , con grave pre-giudizio della politica non meno che dell’italianafavella. Ma la verità seppe vincere i pregiudizj tutti.

Varj eruditi di gran credito cosi passati comemoderni evidentemente provarono che il Machia-velli, educato qual era in una repubblica e fierissi-mo partigiano del governo di molti, scrivesse il suolibro del Prìncipe con intenzione assai differente daquella che appare; c che non altro intendesse conquell’ opera ohe di fare una sottilissima critica delgoverno di molti piccoli tiranni che comandavanoin Italia de’suoi tempi, e insieme di presentare a*suoi Fiorentini nel ritratto delle massime e dellacondotta di coloro un oggetto terribile che tantopiù alienasse lo spirito della sua patria dal coman-do di un solo, nel quale già da qualche tempominacciava di cadere. E tanto più fortemente siconfermano in questo sentimento , quanto che inaltre delle opere dello stesso autore si fa questiconoscere amico della religione , della giustizia odell’umanità: c altronde dalie memorie che si han-no di lui si ricava esser lui stalo uomo dablienc eper costumi assai cominendcvoli e per pubblici ser-vigi accetto ed onorato nella sua patria. Venghiamoora a toccare in proposito dì questo autore quellodie alla nostra materia spezialmente si appartiene;c se forse ci siamo intorno ad esso più lungamentetrattenuti di quel che puju richiedersi dal nostroinstituto , scusili il riflettere che , chiamandoci laserie delle cose che trattiamo a dover parlare anched’un autore così malmenato, noi non avremmo po-tuto parlarne senza usare intorno a ciò lo debiteavvertenze. Le opere del Machiavelli , dice Apo-stolo Zeno nello sue note al Fontauini, corsero grantempo per le mani di tutti lette, approvate e stam-pate in più luoghi e persino in Roma dedicate alpapa, senzadio alcuno pensasse, non che osasse i.idirne male. 11 Saldali, parlando della maniera dello