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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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a56 de’principj

scrivere del Boccaccio e di quella del Machiavelli,dice: «Quasi senza risa non si possono udir coloroi quali lo stile e la favella di chi spezialmente scris-se le nostre storie e gli ammaestramenti dell’artedel guerreggiare , con la favella e con lo stile diquest’opera (cioè del Decamerone ) recar soglionoin paragone : conciossiacosaché il Boccaccio sia tuttocandidezza, tutto fiore, tutto dolcezza , tutto osser-vanza , tutto orrevolezza , tutto splendore : e nellostorico non abbia pur vestigio d* alcuna di questecose, come colui che, oltre che narque in mal se-colo (cioè nel decimoquinto ) , rivolse tutto il suostudio ad altre virtù : ciò furono la chiarezza, l’ef-ficacia e la brevità ; nelle quali riuscì singolare eammirabile in tanto che nella prima a Cesare , enell’ultime a Tacito arditamente si può paragonare.Nel rimanente egli scrìsse del tutto , senza puntosforzarsi, nella favella che correva nel tempo suo ,nè volle prendersi alcuna cura di scelta di paroleebe all* una delle tre cose ch’egli avea per oggettonon gli spianasse principalmente il cammino. « Daqueste parole del cavalier Salviati egli è troppo fa-cile a rilevarsi una verace e singoiar lode che egli,quasi non accorgendosi, viene a dare allo stile delMachiavelli. Imperocché , se è vero che il meritoprincipale di uno scrittore sia quello di rendersi fa-cilmente intelligibile , di esporre con forza i suoipensieri, sicché facciano profonda impressione in chilegge, e di rendersi iutelligibile ed efficace nel suodiscorso usando la minor quantità di mezzi possibi-le, sarà altresì vero che il Salviati, lodando lo scri-ver del Machiavelli di chiarezza, d’efficacia e dibrevità, verrà in tal guisa a concedere ad esso tuttociò che forma le principali doti dello scrìvere. Inol-tre, se per avventura si verificasse che al Boccaccionon competessero le doti che qui dal Salviati si at-tribuiscono al Machiavelli, il Boccaccio sarebbe dadirsi un cattivo scrittore, non ostante tutte le altreche il Salviati medesimo toglie al primo e giusta-mente concede al secondo : imperciocché il Machia-velli verrebbe così ad avere le condizioni che ne-cessariamente formano il buono scrittore j e l’altro,mancando delle necessarie, avrebbe quelle soltantoche sono di soprappiù e che per questa ragioneappunto il renderebbono più difettuoso. Ma comeè possibile mai d* essere nello stesso tempo chiaro,efficace e breve , senza aver perfetta cognizione esenza fare un Tetto uso della lingua nella quale siscrive, giacché dall’ottima applicazione e dalla giu-diziosa scelta de* termini dipende massimamente lachiarezza , la brevità e l’efficacia dello stile? Unadelle ragioni che questo grammatico adduce percondannare di cattivo stile il filosofo si è 1’ esserquesti nato in mal secolo , cioè nel quattrocento.Ma perchè loda poi egli altri scrittori che nacqueronel secolo medesimo? Un’altra delle dette ragionisi è che il Segretario Fiorentino scrìsse del tutto,senza punto sforzarsi, nella favella che correva neltempo suo. Ma il Segretario era toscano, e le lin-gue viventi sono soggette a cambiamento : beneadunque fece di accomodarsi alla lingua che paria-vasi del suo tempo dal popolo nel quale egli scrìveva :

particolari

e non sarebbe riuscito nel suo dire così maraviglio-samente chiaro cd efficace tanto da paragonarsi aCesare e a Tacito , copie dal Salviati si concede ,se già così non avesse operato ; conciossiachè lachiarezza del dire consista principalmente nel ser-virsi de’vocaboli i più intelligibili alla moltitudinedelle persone con cui si parla; e l’efficacia mede-simamente resulta in gran parte da ciò, perchè levoci e le forme del dire allora sono più efficaciquando socio più proprie , e le più proprie sonoquelle che attualmente sono in uso, non già quelleche sono dismesse. Oltre di ciò, se questo valesse,il Salviati medesimo dovrebbe esser giudicato catti-vo scrittore; la qual cosa nondimeno non potrebbedirsi senza grave ingiuria d’un uomo cosi beneme-rito della nostra lìngua, perchè anch’egli nelle sueopere scrive assai differentemente dì quello che ilBoccaccio facesse ; anzi egli medesimo se ne prote-sta chiaramente sul bel principio della sua maggioropera, vale a dire de’più volte citati Àvvertimeuti.Per ultimo il Salviati in conferma del suo assuntosoggingne che il Segretario non volle prendersi al-cuna cura di scelta di parole che all’ima delle trecose ch’egli avea per oggetto non gli spianasseprincipalmente il cammino : vale a dire soltanto ilMachiavelli si prese cura di scegliere fra le paroledella sua lingua quelle che potevan meglio servirea rendere il suo dire chiaro, efficace e breve. Dun-que anche per questo capo commendevole sarebbeil giudizio di questo scrittore , che fece scelta diparole per il fine principale che si dee avere scri-vendo. Noi saremmo troppo lunghi se volessimo piùoltre diffonderci su questo articolo. Gioverà adun-que di conchiudere che non ci è da far paragonetra lo stile del Boccaccio e del Machiavelli: nongià perchè l’uno abbia bene scritto e l’altro male,come pare che il Salviati pretenda ; ma perchè que-gli scrisse in uno stile, questi in un altro, secondola materia che ciascuno aveva tra le mani ; ed amen-due , avuto riguardo alla detta materia , scrisseroeccellentemente. Il primo sì pigliò cura dell’eleganzac de’ fiori dell’ elocuzione ; perchè avendo preso atrattare un soggetto di mero passatempo , questonon avrebbe tanto somministrato del suo propriofondo a produrre interesse in chi leggeva , se nonfosse stalo accompagnato dalle grazie della dizionee dello stile. Oltre di ciò, chi scrive o dice coseda sollazzo è reputato dirle o scriverle a coloro chedi sollazzo hanno voglia ; ora il badare scrivendo araccogliere diligentemente certe grazie e certi vezzidella lingua o dello siile serve in tal caso al finoprincipale di chi legge e di chi scrive. Colui checammina a solo fine di sollazzarsi vagando per leridenti campagne può a sua voglia soffermarsi e quicogliere un fiore , colà un* erbetta , qui mirare unbell’ albero, colà odorare un soave pomo : ma que-gli che cammina per suoi affari non bada altrimentia simili cose, se non se quanto spontaneamente segli presentano sotto a* sensi, e solo ha cura di sce-gliere la via più conosciuta e la più corta e di af-frettarsi e rinvigorirsi per giugner più presto alluogo desliuato. Ora il Boccaccio è da rassomigliarsi