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a più lontani tempi, o a certami naen conosciuti non voglia-mo-appigliarci, ci resta però una grandissima antichità, soprala quale non si può muovere dubbio alcuno. Imperciocché damolti ed irrefragabili testimonj sappiamo, che la famosa Co-rinna spesse volte ottenne la corona poetica in confronto diPindaro, e tali vittorie a cinquecento anni avanti l’era cri-stiana si debbono riportare. Or essendo que’ giuochi un po-tentissimo stimolo a seguire gli studj, che condur potevanoa tanto onore, facil cosa è pensare quanto avranno giovatonella Grecia a’ progressi delia buona letteratura. Ma in Ro-ma come potevasi prender calore per quelle fatiche , che sivedevano giacere neglette ? Lamentasi Orazio dell’abbando-no, nel quale troppo frequentemente lasciava il popolo leazioni drammatiche per rivolgersi agli atleti, a’ gladiatori,e ad altri feroci e grossolani divertimenti. Gli oratori stessi,i quali pure agli onori ed a’ posti si facevano strada collacoltura dell’eloquenza, era d’uopo, che procurassero coprirelo studio fatto de’ greci esemplari, e che negassero d’aversalutata la greca letteratura, o fìngessero di disprezzarla.I felici tempi della repubblica e dell’impero d’Augusto non.conobbero que’ pubblici incoraggimenti, che tanto servirono adar anima e calore agli scritti de’ greci. Perchè sebbene sap-piamo, che al recitarsi nel teatro alcuni versi di Virgilio le-vandosi in piedi il popolo tali onori rese al poeta, che imaggiori non avrebbe fatti allo stesso Augusto: le circostan-ze però di quel fatto sono sì poco note, che nè consta qua-li fossero que’ versi, nè con quale occasione, nè in qualemaniera recitati, e si sa solamente ciò che l’autore del dia-logo De oratoribus dice parlando degli onori renduti a Vir-gilio: Testis ipse populus qui auditis in theatro versìbus Vìrgiliisurrexit universus, et forte praesentem spectantemque Virgilium