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Tomo primo
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veneratus est sic quasi Augustum. Laonde malamente da que-/ sto fatto si vorrebbe conchiudere, che già fino dal tempodi Augusto fossero in Roma pubbliche assemblee, le qualidessero campo opportuno a’ poeti di far pompa del loro va-lore . Quando poi la poesia romana, e tutta l’eleganza ela grazia dello scrivere era venuta in decadenza, allora ap-punto pensarono i capricciosi e bizzarri imperatori ad imita-re i giuochi letterarj de’ greci, ed a portare in trionfo, ecanonizzare, diciam così, la depravata poesia. Quindi ve-diamo , che quegli onori, e quelle solennità , che ad incorag-gimento delle nascenti lettere istituirono i greci, non furonoabbracciate da’ romani che quando era già estinta appo diloro la buona letteratura.

Decadenza Nella decadenza stessa del buongusto un’altra differenza

della romana notabile si può osservare in quelle due nazioni . Decadute si

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dicono le belle lettere presso i greci dopo l’impero d’Alessan-dro, e si vedono non pertanto dopo quel tempo molti auto-ri eccellenti, e molte opere magistrali, come abbastanza ab-biamo detto di sopra . Cicerone , e tutti gii scrittori dietro lasua autorità dicono, che Demetrio Falereo sia stato il primoad infievolire l’orazione, e corrompere con istudiata dolcezza,e con affettati vezzeggiamenti la vera e maschile bellezzadella greca eloquenza . Ma io credo con tutta la venerazio-ne dovuta a nomi sì rispettabili potersi fondatamente conget-turare , che poca parte avesse Demetrio in sì fatto corrompi-mento ; poiché molti anni prima, lasciati ancora da parte isofisti, trovo già in Isocrate quella mollezza, e quella ricer-cata soavità, di cui sembra volere Tullio incolpare Deme-trio. Certe clausolette, che quasi direste fatte a torno, certeantitesi, certe cadenze, certi periodi troppo aggiustati fannolo stile d’Isocrate soave sì e dolce, ma languido ed effe in-