levano che molto di rado unire, furono più frequenti nelquarto, quando la luce del vangelo innoltrò fino al tronoimperiale, ,e fece la cristiana religione di serva divenire so-vrana . Allor si pensò a fare un corpo di legge ecclesiastica,e gli statuti prendendosi di varj concilj formossi un codicedi canoni della chiesa universale; codice, che per molto tem-po servì a governare tutte le chiese, e che fu bensì accre-sciuto poscia ed arricchito di molte aggiunte, ma che purela prima origine diede a tuttb quanto il dritto canonico. APoesia sa- tanti pregj del quarto secolo perchè non potremo noi aggiu-gnerne un altro, di avere cioè ridotte le Muse a farsi cri-stiane, e d’aver costretta la poesia ad apprendere il linguag-gio della vera religione? Lo spagnuolo Giovenco fu il pri-me ad aprire questo incognito campo, e con più ragioneche il romano filosofo Lucrezio potè vantarsi d’appianare unavia del Parnasso non per anco battuta dalle orme d’alcuno,d’attingere a’ fonti ancor non toccati, e di cogliere fiori af-fatto nuovi, onde tessere al suo capo una insigne corona,quale non mai in fronte ad altri avesser cinta le Muse. Pru-denzio , le tracce seguendo del suo nazionale, seppe levarepiù alto il canto dell’ecclesiastica poesia, e fece sì che questanon avesse a vergognarsi di comparire al fianco della profana.Così non v’ha ramo alcuno di sacra letteratura, che o la suaorigine , o almeno il maggiore suo lustro non debba a’ lumidel quarto secolo riferire. Anzi siccome tutte le scienze col-legate sono infra loro con istretti vincoli di cognazione, edè ben difficile ch’una sia in fiore, ed incolte si giaccian l’al-tre, così in un tempo sì lieto agli studj ecclesiastici dove-vano parimente rinvigorire i profani-. Infatti dopo i felicitempi de’ greci e de’ romani quando mai si erano questiveduti in tanto onore? Dacché con Tullio erano state sepol-
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