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Tomo primo
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9 §

i chierici stentatamente balbettavano le parole de’ sagramen-ti, e che a non piccolo miracolo riputavasi, che uno avessecognizione della grammatica .

Cagioni dell’ La divisione degrimperi d’oriente e d’occidente levò il

denza. commercio fra i greci e fra 1 latini, e privo gii uni e glialtri de’ vantaggi della mutua comunicazione de’ lumi. I la-tini singolarmente, siccome quelli, che privi de’ libri magistraliin tutte le scienze, avevan d’uopo di ricorrere a’greci fonti,risentirono maggior danno da quella funesta separazione. Lalingua greca divenne affatto straniera e sconosciuta a’ popolioccidentali ; nè più potevano leggersi Platone, Aristotile, Ip-pocrate, Euclide, Archimede, ed altri maestri del buon sa-pere, perchè nè inteso era il loro linguaggio, nè v’erano li-bri , che ne dessero l’interpretazione. Santo Agostino, Mar-ziano Capella, Boezio, sant’Isidoro, e poc’altri scrittori latini de’bassi tempi venivano sostituiti a’ que’ sublimi dottori del mon-do tutto. Quindi le scienze sembravano sbandite dall’occi-dente; e se taluno per rarità d’ingegno, e per istraordinariaapplicazione alcune nozioni attingeva a’ primi elementi spostine’ libri latini, veniva celebrato colle.lodi della più vasta epiù sublime erudizione. Appena trovansi autori de’ buoni se-coli , che sì magnifici elogj abbiano riportati, come si vedonocon larga mano profusi a’ letterati di que’ rozzi *ed incoltitempi. Dalle irruzioni de’ barbari settentrionali, che in piùriprese da diverse parti precipitarono nell’impero romano, venneche la lingua latina col miscuglio di voci e di frasi strane sicorrompesse; onde la pura e sincera latinità diventava ancheella straniera a quegli stessi, che adoperavano la lingua lati-na, nè potevano però gustarsi gli autori del secol d’oro, nès’intendevano appena i libri latini. Le continue guerre, ledesolazioni, le stragi tenevano troppo occupati gli animi, per-