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chè al dolce ozio delle lettere si potessero dedicare. I laici orivaiti al militare esercizio, o distratti a riparare le perdite',che alle loro famiglie recava il marziale furore, abbandonava-no agli ecclesiastici la briga di coltivare la religione e le let-tere. Tutto il sapere era riservato alla chiesa, anzi tutto po-teva dirsi rinchiuso ne’ chiostri ; e l’incredibile rozzezza de’laici dispensava dal faticoso studio gli ecclesiastici, poco lorobastando a diventar superiori nell’erudizione a’ laici, che do-vevano istruire, ed a rendere rispettabile la loro dottrina.
Noi vediamo quanto fossero facili a contentarsi anche i più , s ? ud i .® c ;severi concilj per ricevere chi che fosse nel clero5 dacché ìl bassltem P 1 *toletano ottavo ( a ) proibiva d’ammettere a’ sacri ordini chinon sapesse il salterio, i cantici usuali, gl’inni e le cerimo-nie del battesimo; quasiché il leggere ed il cantare fosserole sole scienze, che bastassero a formare i ministri del santua-rio . Lo stesso zelo, che animava alcuni santi prelati di farben cantare gli uffizj divini, potè anch’esso contribuire a ren-dere meno pregievoli gli studj delle lettere. Il tempo e lefatiche, che alla lettura de’ libri, ed alle scientifiche medita-zioni dovrebbono consecrarsi, tutto si rivolgeva a ben appara-re il canto ecclesiastico; e colui veniva stimatp uomo eruditoe da molto, che meglio compresa avesse l’arte di cantare. E vben nota l’ostinata contesa, che fra i francesi e gl’italiani pas-sati in francia si accese intorno al canto ecclesiastico, soprail quale entrambe le parti pretendevano con tanto ardore lapreferenza, che mutuamente de’ gloriosi titoli di stolti, dirustici , di indotti , di bestie , e d’altri non men gentili si ono-ravano; e fu di mestieri, che l’imperador Carlo Magno la suamaestà interponesse, e tutta adoperasse l’imperiale autorità a