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Tomo primo
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comporre sì feroce contrasto. Sopra il qual fatto opportuna-mente riflette il Launoy ciò essere un chiaro segno di quan-to fossero caduti gli studj delle lettere in Francia, dove ne’primi secoli della chiesa sì eccellenti coltivatori avevano in-contrato. Con idee cotanto basse del vero sapere come si po-teva aspettare, che si facessero progressi? Alcuni pochi, chene’ penetrali delle scienze più s’inoltravano, a’ primi elemen-ti fermavansi, ed a troppo brevi confini restringevano la loroerudizione. Il trivio della grammatica , retorica , e dialetti-ca , ed il quadrìvio della musica, aritmetica, geometria, edastronomia erano le più ardue imprese, a cui si potessero ac-cingere gli eroi di quell’età : pochi compivano tutto il corsodel trivio , a rarissimi bastava l’animo d’entrare nel quadrivio ;ma chi superato avesse il trìvio ed il quadrivio era stimatoun genio superiore agli altri uomini, era un Ercole letterario,a cui tema non incutevano i mostri più fieri, e i più aspricimenti. Le arti liberali dovevano, è vero, aprire l’aditaagli studj più serj delle scienze divine ; ma se tanti restavanoin mezzo alla carriera del primo studio , quanto sarà statoscarso il numero di que’ ch’ardissero di affrontare più sublimifacoltà? Male^intesa era certamente quell’appellazione dellearti liberali, e peggio ordinata la loro distribuzione in que’famosi versi compresa :

Grani loquitur, dia vera docet, rhet verba colorat,

Mus canit, ar numerat, geo ponderat, ast colit astra.Ciò però non avrebbe recato gran danno al vero sapere, sequelle arti, comunque si fosse, avessero goduta la sorte diessere debitamente coltivate. Ma era tutt’ali’opposto, chè lagrammatica e la retorica stavansi senza i libri, non sol de’greci, ma nemmen de’ romani ; la dialettica era ridotta adalcune confuse ed inintelligibili interpretazioni dell’organo di