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Tomo primo
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IO 5

lia per fama di dottrina, e Carlo chJamollo alla Gallia perdare vie più vigore alle lettere, che sembrava cominciasseroa prendere qualche sembianza di vita. Uom colto e d’ingegnoera Eginardo, e Carlo tosto ne fece un ministro di stato.

Non v’era sorta di finezze e d’onori, ch’ei non dispensassecon larga mano a’ letterati5 e il sapere, ovunque il trovas-se, in tutti lo rispettava e prendeva.

Con tanti sforzi dello zelo di Carlo parve, che qualche scarso & U t-moto prendesse la giacente letteratura , ed alcuni sono giunti lezione di

... . ... Carlo Magno

a pensare, che la rinnovazione e il nstoramento delle scienze,e il principio del loro risorgimento nell’occidente alla glo-riosa epoca di Carlo Magno debbasi riferire. Ma comecchél’ardore di quel principe per promuovere i caduti studj fosseben capace di produrre il bramato effetto, l’ignoranza e larozzezza troppo universale in tutta l’Europa soffocò dal belprincipio i frutti delle sue savie fatiche. Alcuino, Eginardo,Teodulfo, Paolino d’Aquileja, Paolo diacono, e gli uomini,che di que’ tempi qualche nome hanno lasciato d’erudizione,erano già formati da sè senza che avessero potuto profitta-re delle lodevoli istituzioni di questo preteso ristoratore dellelettere,. Appena può dirsi, che qualche frutto si ravvisi de’ su-dori di Carlo in Rabano Mauro, in Lupo di Ferrieres, inIncanirò di Reims, ed in pochissimi altri allievi di quellescuole. Al contrario poc’anni dopo la morte di Carlo ve-dutisi poste in dimenticanza le sue istituzioni, e da per tuttosi sentono i lamenti della decadenza e della rovina degli stu-dj. Appena erano passati dieci anni, e Lotario nel famosodecreto pubblicato dal Muratori (a) in cui provvide di scuoleil regno d’Italia, dell’intiera perdita ed estinzione lamentasi

(a) Dissert. xuil.

Tomo L

o