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della dottrina : „ De doctrina vero ( dice ) quae ob ni-„ miam incuriam atque ignaviam quorumque praepositorum„ cunctis in locis est funditus extincta „. Poc’anni dap-poi il concilio parigino raccomanda con calde istanze all’im-peradore Lodovico Pio, che voglia provvedere agli studj, ac-ciocché non vengano affatto a perire le fatiche di suo padree di lui : „ Obnixe ac suppliciter ( sono parole di quella gra-ve assemblea ) , vestrae celsitudini suggerimus, ut moretti„ paternum sequentes saltem in tribus congruentissimis impe-„ rii vestri locis scholae publicae ex vestra auctoritate fiant,„ ne labor patris vestri, et vester per incuriam, quod absit,„ labefactando non pereat,,. Amare sono le doglianze, cheverso que’ medesimi tempi scrivea Lupo di Ferrieres ad Egi-nardo sopra Pabbiezione e bassezza, in cui erano caduti i buo-ni studj: „ E grammatica ad rhetoricatn, et deinceps ordine„ ad caeteras disciplinas liberales transire hoc tempore fabula„ est,,. E nell’epistola xxxiv scrive: „ Nunc litterarum„ studiis pene obsoletis, quotusquisque inveniri possit, qui de„ magistrorum imperitia, librorum penuria, otii denique ino-„ pia merito non queratur „ ? Così in vece di profittare ilsecolo nono delle gloriose fatiche di Carlo Magno e de’ suoiajutatori nella promozione delle lettere andava formando letenebre, che sommersero l’infelice secolo decimo , diventatofamoso per la stessa sua oscurità, e per la rozzezza ed igno-ranza, in cui giacque.
Ma come mai le premure d’un tanto principe son ellenoMie a s S ca°rsèzzaandate disperse ed infruttuose? Amato, com’egli era, da’suoi popoli, rispettato dagli stranieri, e fornito di tanto po-tere, e di sì sovrana autorità con tutti, dedicandosi per séstesso, e valendosi delle più dotte persone, e procurando intutto i mezzi più acconci per coltivare e per rimettere in fio-
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