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re le lettere, sembrava che a ragione potesse sperare tutto ilbuon esito delle sue utili imprese ^ ma noi vediamo all’oppo-sto essere restate deluse, e ite in fumo le ben concepute spe-ranze. Cresce la maraviglia al vedere, che questo zelo perl’onore delle lettere non è stato una fiamma passeggierà ac-cesa per un caprìccio da Carlo , ed estinta subito da’ suoisuccessori, ma sibbene un fuoco durevole, che seguitò ad ar-dere ne’ di lui posteri per molti anni con uguale calore, esenza maggiore vantaggio. Lodovico Pio, Lotario, e moltopiù Carlo Calvo diedero in quasi tutto quel secolo evidentisegni dell’ardore, che animava il trono imperiale per l’avanza-mento della letteratura. I papi e ì concili erano mossi dallostesso spirito, ed ogni via cercavano di promuovere da pertutto la coltura delle lettere. Noi vediamo al principio delnono secolo ordinare severamente Eugenio II in un concilioromano, che non solo nelle chiese episcopali, ma nelle pieviancora, e dovunque fosse il bisogno, ogni diligenza s’adope-rasse, acciocché maestri delle lettere ed arti liberali , e de’sacri dogmi sì deputassero. Poco frutto vedendosi nascere daquesta costituzione del pontefice e del concìlio, verso lametà di quel secolo in un altro concilio dispose Leone IV,che ove nelle pievi precettori non fossero dell’artì liberalinon mancassero almeno maestri delle sacre scritture e degliuffizj divini. Ma con tante cure degl’imperadori, de’ papie de’ concili rimasero pure nello stesso sopore le lettere, opiuttosto vidersì cadere ognor più in un profondo letargo. Semai per l’addietro s’erano sentiti barbarismi nello scriver la-tino, allora sgorgonne una piena,-che inondava tutti gli scrit-ti 5 e vedere una clausola senza errori grammaticali potevacontarsi come una osservabile rarità. Nel secolo precedente«rasi ancor sentita la poesia cantare in bocca di Paolino, di